(estr. di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – […] “Caro Padellaro non la capisco più, con tutte le cazzate che fanno questi governanti, lei va se sempre a fare le pulci alla sinistra, quale sinistra poi, non lo so. Sui fatti di Bologna, questi ragazzacci esistono fin dal 1968 e se esistono queste realtà la responsabilità è anche vostra, perché avete accettato in questo mondo occidentale le briciole che i padroni facevano cadere dal tavolo”, Sergio Azzolini. “Anche oggi Padellaro ha scritto il suo intervento insulso sui cosiddetti compagni e critica la sinistra! Fermarsi a riflettere che dietro le squadracce non ci siano i sobillatori di professione, no? È dietrologia pensare che dietro la facciata delle Br ci fosse altro a destabilizzare il Paese? Accetto tutto da Padellaro per la pietas che si deve avere verso gli anziani, la stessa che si ha verso un parente che sbarella. Un abbraccio vi leggo sempre e forse mi abbono nonostante gli articoli di Padellaro”, Tanino Armento. “Non le è mai venuto il sospetto che questi gruppi di provocatori, dal G8 di Genova, ma anche prima durante gli anni di scontri di piazza, potrebbero essere infiltrati? Guarda caso agiscono nei momenti di maggiore turbolenza politica e sociale e sempre per dare una mano a governi reazionari”, Sergio Fratucello. “La sinistra italiana è sempre stata nelle mani della cultura comunista del Pci, a sua volta ‘gestito’ dal Pcus di Stalin. La violenza fisica della sinistra appartiene a quella cultura e il sistema la utilizza infiltrando tra essi elementi che fungono da detonatori per aiutare i governi, tutti, a distrarre dai vari problemi che restano invariabilmente insoluti. Chi sta all’opposizione critica la ‘violenza di Stato’ e poi quando governa la utilizza puntualmente”, Raffaele Fabbrocino.

[…] Ecco una piccola antologia di reazioni alla mia rubrica di giovedì scorso, quando sognavo una vibrante presa di posizione di Schlein, Conte, Fratoianni&Bonelli contro le squadre organizzate dei violenti che, regolarmente, trasformano le manifestazioni civili e democratiche della sinistra in guerriglia urbana, la più recente lunedì a Bologna dopo la tragica morte di Fakir, trattenuto a terra da due poliziotti. Un campione che rappresenta, in prima battuta, i cattivi umori di una sinistra delusa dai vertici, ritenuti non abbastanza di sinistra. Ma anche disposta a credere alla visione del complotto (infiltrati, agenti provocatori eccetera) piuttosto che augurarsi, da parte dei cari leader, una vigorosa presa di distanza da chi cerca solo lo scontro con la polizia. Per carità, tutto comprensibile se non fosse che in gioco ci sono le sorti dell’alleanza Pd-5Stelle- Avs (e, quindi, il futuro del Paese) a cui non sono sufficienti, per puntare alla vittoria sulla destra, i voti della sinistra antifascista, dei diritti civili, o Pro Pal. Ci vuole altro per battere la Meloni, soprattutto davanti alla costante crescita del partito di Vannacci, sommata alla ragionevole certezza che Futuro Nazionale non resterà fuori dal perimetro della destra di governo, ma che, al contrario, ne rafforzerà la consistenza elettorale. Il centrosinistra, o come vogliamo chiamarlo, dovrà per forza di cose provare a convincere un’area moderata (oggi molto presente nell’astensionismo) che detesta la destra, tuttavia non abbastanza per concedere fiducia a un’alternativa composta dal nucleo trainante dell’attuale opposizione. È una questione di numeri, non di opinioni e risentimenti che lasciano il tempo che trovano. Davanti alla costante pulsione di sconfitta dei duri e puri (che ti epurano), mi dispiace ma non ci sto.