Grazia a Minetti, il consorzio europeo: “Quella di Cipriani contro Il Fatto è un’intimidazione”. “Sproporzionata la richiesta di 250 mln, mette a rischio la vostra esistenza”

(di Martina Castigliani – ilfattoquotidiano.it) – Un’azione legale “contro la libertà di stampa”, “sproporzionata” e nata da “un evidente squilibrio di potere economico”. Il “Media Freedom Rapid Response”, consorzio europeo che monitora gli attacchi a giornali e giornalisti, ha lanciato un’allerta pubblica sulle cause di Cipriani contro il Fatto Quotidiano e Report. “La richiesta è una chiara intimidazione”, spiega la responsabile advocacy Sielke Kelner.
Il caso ora è sul tavolo del gruppo di sei attori che hanno fatto partire l’iter di valutazione delle querele temerarie (in inglese chiamate con la sigla Slapp): “European Centre for Presse and Media Freedom”, “Article 19 Europe”, “European Federation of Journalists”, “Free Press Unlimited”, “International Press Institute”, “Osservatorio Balcani Caucaso Transeuropa”. Al termine, la squadra di ricercatori internazionali e ong deciderà quale azione congiunta intraprendere. “Il ricorrente – dichiara Kelner – fa leva su una forza economica molto importante con un evidente squilibrio rispetto a quella del Fatto Quotidiano e Report. Quindi l’effetto è intimidatorio. Inoltre la richiesta di 250 milioni di dollari è quantomeno sproporzionata, anche se foste in errore. È di un’entità tale che mette a rischio la sopravvivenza della testata: è chiaro che c’è un uso strumentale del diritto e un potenziale effetto dissuasivo sull’attività di critica di qualsiasi attività associata a Cipriani”. L’imprenditore lo ha detto testualmente al Corriere della Sera il 4 giugno: “Più che (pagare, ndr) i danni, io credo dovrebbero chiudere”. “La frase tradisce un obiettivo intimidatorio, più che quello di aver ragione in tribunale”, osserva Kelner. “In Italia io non ricordo di averne mai vista una così spropositata. Il cardinale Becciu chiese 10 milioni di euro all’Espresso, ad esempio”.
Nell’esame dell’azione intimidatoria, viene poi valutato il contesto, come previsto dal Consiglio d’Europa in materia, in particolare se sono toccati la partecipazione pubblica e l’interesse pubblico. “Siamo nel perimetro della prima perché viene considerata tale qualunque attività che metta in luce abusi di potere, anche il giornalismo. Inoltre, a mio avviso, è rilevante il fatto che l’imprenditore abbia una relazione stabile con una persona in passato al centro del dibattito pubblico proprio per i suoi rapporti con l’ex presidente del consiglio Silvio Berlusconi. Sono tutte caratteristiche che ci dicono che potremmo trovarci di fronte a una Slapp”. Infine, “è giusto ricordare che pure la minaccia di un’azione legale” può essere considerata querela temeraria: “Non serve neanche che sia formalizzata perché ci può già essere l’effetto intimidatorio”.
Nel 2024 l’Unione europea ha approvato una direttiva, chiamata “legge Daphne” in onore della giornalista uccisa Caruana Galizia, volta a tutelare dalle azioni temerarie: l’Italia è tra i cinque paesi Ue, insieme all’Ungheria, che ancora non ha avviato il recepimento e da un mese ha superato la scadenza. “La legge europea – continua Kelner – ha i suoi limiti e non si applica ai casi nazionali, ma solo a quelli transfrontalieri. E questo lo è. Senza l’intervento del legislatore, starà al giudice applicare le tutele o meno”.
E in Italia è una necessità urgente: “Siamo tra gli Stati membri dove il fenomeno risulta più allarmante. In maniera sistematica le élite politiche ed economiche, ogni volta che c’è una critica, rispondono con un procedimento legale. Siamo in ritardo”. Nonostante questo, “non sembra essere una questione prioritaria per l’agenda di governo. Noi – chiude l’esponente di MFRR – abbiamo cercato un dialogo, ma non è stato proficuo”.
“non sembra essere una questione prioritaria per l’agenda di governo. Noi – chiude l’esponente di MFRR – abbiamo cercato un dialogo, ma non è stato proficuo”.
C’erano dubbi?
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Non sono un uomo di legge ,quindi non so se sia possibile ,credo però che “Il F.Q.” dovrebbe chiedere anche esso ,come danno per infamia ,una cifra equivalente.
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“ è chiaro che c’è un uso strumentale del diritto…..” Sono quasi sicuro che uno di quelli che contano moltissimo, o forse esagero in modo seqsuipedale, nel panorama politico del nostro globo terracqueo farebbe notare a quelli del Consorzio: “Ragazzi…va bene “il diritto” …pero’ fino ad un certo punto”..e che cavolo….!!! Sursum corda
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Nella giungla vince il gorilla più forte, nell’indifferenza degli altri scimpalzé.
Lo stato di diritto, la Costituzione, protegge gli scimpalzè dai gorilla, ma questo è troppo complicato da capire per gli scimpalzè, ai quali basta mangiare una banana al giorno e da primati soddisfare i propri bisogni primari.
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Ma sdto soggetto è cittadino italiano o che… perchè è andato all’estero è forse fuggito dall’italia perchè non viene giudicato dal paese in cui sembra abbia un’attività lecita(?), in questo caso la rogatoia non centra nulla?Sta all’estero pere tacitare la stampa italiana… lo hanno capito gli altri giornaloni o no?
Che schifo!
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Chissà che ne pensa, e se prova vergogna di cotanto figlio, Arrigo Cipriani?
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Giuseppe Cipriani Jr. non è cittadino statunitense, mantiene la cittadinanza italiana. Sebbene abbia vissuto e lavorato a lungo negli Stati Uniti per espandere l’impero di famiglia a New York e Miami, la sua biografia ufficiale e i registri societari lo identificano costantemente come cittadino italiano. I dettagli principali sul suo status e i suoi legami con l’estero includono: I problemi legali negli USA: Nel 2007, Giuseppe Jr. e il padre Arrigo hanno affrontato un noto caso giudiziario a New York per evasione fiscale. Questo contenzioso con il fisco americano ha pesantemente condizionato i loro permessi di soggiorno e la permanenza continuativa negli Stati Uniti per diversi anni. Residenza attuale: Oggi l’imprenditore vive prevalentemente all’estero, dividendo la sua vita e i suoi affari principalmente tra Dubai e l’Uruguay. I figli (quarta generazione): Al contrario di Giuseppe Jr., i suoi figli Ignazio e Maggio Cipriani hanno trascorso gran parte della loro vita formativa e professionale negli Stati Uniti per gestire le sezioni americane del brand (come i club Casa Cipriani).
Arrigo Cipriani mantiene un distacco netto e totale da tutta questa vicenda, fedele alla sua figura rigorosa e alla sua storica filosofia di vita. Il patriarca dell’Harry’s Bar non ha mai rilasciato dichiarazioni pubbliche sulla relazione del figlio con Nicole Minetti, né sui recenti scandali mediatici legati alla grazia presidenziale o alle inchieste giornalistiche. Questa reazione riflette perfettamente il suo carattere e la sua visione del mondo.
Separazione tra famiglia e business: Arrigo ha sempre incentrato la sua comunicazione pubblica esclusivamente sulla cultura dell’accoglienza, sulla storia di Venezia e sulla difesa della tradizione gastronomica italiana. Ha sempre considerato la gestione dei locali come una missione culturale, rifiutando logiche da gossip.
La “distanza” dallo stile del figlio: Suo figlio ha impostato la crescita del brand internazionale su un modello radicalmente diverso rispetto a quello del padre: fatto di finanza aggressiva, resort di lusso per super-ricchi e club esclusivi in giro per il mondo (come a New York o in Uruguay). Arrigo incarna il rigore classico della ristorazione veneziana; il figlio rappresenta la “dolce vita” dei jet-set internazionali.
Il commento sull’adozione: L’unico, marginale accenno emerso sui media riguarda il bambino uruguaiano adottato dalla coppia (Facundo). Arrigo si è limitato a confermare l’esistenza del nipote, senza tuttavia commentare in alcun modo i risvolti politici o le tempeste mediatiche che ne sono scaturite.
In sostanza, Arrigo Cipriani continua a proteggere il mito originario dell’Harry’s Bar di Venezia restando del tutto estraneo alle turbolenze personali, legali e finanziarie che coinvolgono la vita privata e i business oltreoceano del figlio.
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Grande Virgy… grazie per l’info.
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Il 26 prossimo si incontreranno le parti per decidere un primo pagamento da 5 MLN.
Quanto al fatto che si ritenga esagerato il risarcimento di 250 MLN, che sia un attacco alla libertà di stampa, sproporzionata e tutto quello che si vuole, tale giudizio acquista valore se messo nero su bianco da un giudice.
Diversamente rimane una rispettabile opinione che non cambia di una virgola lo scenario giudiziario che si prospetta.
Le parole ai fatti.
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Meno male che ci sei tu lion. Perché qui tra i vari cesaregoffredogranese e l’immancabile campana @net, cascano le braccia.
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La causa negli USA e’ un po’ velleitaria in quanto , non avendo il Fatto proprietà negli States , dovrebbe essere la corte d’appello di Roma a valutare la sentenza americana e la sua aderenza alle leggi italiane .
Diverso il caso della causa intentata Roma con fissato per il 26 giugno il primo contatto tra le parti.
Molto difficile che un tribunale italiano condanni il Fatto per 5 milioni di danno presunto ai Cipriani.
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È perché difficile? Conosci regole e limiti?
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La causa negli USA non è velleitaria.
Cipriani fa affari anche li e se gli avvocati mostrano che la vicenda, provocando un danno d’immagine, ha in qualche modo compromesso la sua reputazione ed i suoi affari, altro che se un giudice USA interviene.
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E te pareva che non cominciassero a piagnucolare in difesa della libertà di stampa!!!!!! Se hanno le prove che quello che hanno scritto é il vero non dovrebbero temere nulla. Anzi, potrebbero chiedere, nel corso del processo un contro risarcimento equivalente. Certo, se le loro accuse si sono basate solo sulle parole della Graciela senza cercare conferme rintracciando le partecipanti alle orge rischiano grosso.
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