
(di Marcello Veneziani) – La Bestia, l’Orco e il Nulla. È l’ecografia panoramica del mondo allo stato attuale. La Bestia è la minaccia che incombe oltre i confini dell’Occidente: la più grande, grossa e pericolosa è naturalmente il Dragone, alias la Cina, per taluni è invece l’Orso bianco, la Russia; per altri la belva ulula nel deserto, è l’Islam, che è difficile riassumere in un paese, perché nessuno rappresenta e guida gli altri: l’Iran, la Turchia, gli Emirati, i Sauditi. Intanto, c’è un islam mobile che penetra da noi con sistema rateale, ed è il flusso dei migranti. La Grande Bestia è l’animale feroce che ansima e ruggisce fuori dai nostri confini, dal nostro cono di luce, oltre il sipario.
L’Orco, invece, è Donald Trump, col suo pericoloso, insaziabile Ego, che ogni giorno stila classifiche di buoni e cattivi, con variazioni quotidiane e monopolizza l’attenzione del mondo coi suoi giudizi e le sue minacce. L’Orco lancia avvertimenti, addita al disprezzo globale chi gli sta antipatico o chi gli fa ombra; punisce, multa, insulta, poi li redime, poi di nuovo li affonda. Nell’attesa lancia bombe e vende armi, minaccia i coinquilini di sopra e di sotto, la Groenlandia e l’America latina, usa dazi come dardi, si sente un dio temuto e amato; amato per timore, temuto per amore.
Il Nulla, invece, è quel magma che ci circonda fino al collo, e che si chiama Unione Europea; surrogato di quel che un tempo si chiamava Europa, che quand’era divisa destava rispetto, ora invece, benché unita, fa ridere le Bestie di fuori e gli Orchi di dentro. Non è capace di una linea unitaria e di una strategia pensata, da qualche tempo si dedica solo al mestiere delle armi, perché glielo ha imposto Trump, intimando pure di comprare il fabbisogno dalla ditta Usa. Il fattore che tiene unita l’Unione è l’Ucraina, al punto che è forte il sospetto di un processo inverso: non è l’Ucraina che sta entrando in Europa ma è l’Unione che è stata annessa all’Ucraina. Zelenskij è il leader più seguito e omaggiato, in suo nome si fanno euro-sacrifici e si promettono armi, munizioni e soccorsi; una volta stabilito, col cervellino corto degli Ue-ue, che il pericolo maggiore è Putin, Zelenskij diventa il suo argine, anzi il nostro bastione di salvezza.
Sfugge ai nostri radar il maggior pericolo che viene dal Medio Oriente e che oggi è costituito dall’insaziabile sete di guerra d’Israele, che rischia di incattivire il già feroce Saladino, e perfino di riunire le membra sparse dell’Islam.
Tra la Bestia, l’Orco e il Nulla, stiamo messi molto male. Noi italiani, noi mediterranei, noi europei. Chi si comporta più saggiamente sul piano internazionale sono i paesi guidati da regimi autocratici, dispotici e tirannici: a partire dalla Cina che cammina con piedi di piombo e non dà mai in escandescenza; ma anche la Turchia è oggi un elemento di equilibrio, anzi il maggior elemento di equilibrio nella Nato. Perfino la Corea di Kim, sul piano internazionale, è più saggia di noi occidentali. E fino a ieri, in politica estera, l’Iran era sulla linea della prudenza, non ha cercato alcun conflitto da vari decenni e l’ultimo, con l’Iraq, non lo aveva provocato l’Iran, così come questo con gli Usa e Israele.
Il fattore scatenante che da un anno e mezzo tiene in apprensione il mondo è l’avvento di Donald Trump alla guida della principale potenza mondiale. Al suo primo mandato, oltre le spacconate, Trump non fece danni sulla scena mondiale, non scatenò guerre e conflitti, né con l’Europa né col resto del mondo. Ed è questo il motivo che aveva portato molti americani e una fetta di destra europea a guardare a lui con speranza, soprattutto dopo il disastroso Biden guerrafondaio sulla via della demenza. Ma stavolta l’Orco ha perso ogni limite e ritegno, si è abbandonato a una specie di auto-adorazione con delirio di onnipotenza, giudicando il mondo solo sulla base del suo Io, dei suoi Interessi, del suo modo di vedere, dei suoi sbalzi d’umore.
Trump non spunta dal nulla, non si è impossessato della Casa Bianca con un golpe, o dopo l’assalto famoso di qualche anno fa. Trump ha raccolto un consenso largo e verace nell’America profonda, nella provincia, nel mondo rurale, nella realtà che si oppone a New York, ai campus radical e al modello California. Le ragioni che lo hanno portato a vincere erano tutt’altro che malvagie: la preferenza nazionale, l’amor patrio e la riscoperta degli interessi nazionali contro l’onda della globalizzazione, diventata in molti casi, sul piano commerciale, un’invasione cinese e del sud-est asiatico sui mercati di tutto il mondo; poi la guerra contro il Woke nelle università e nei media e contro l’immigrazione selvaggia; il risveglio religioso anche se legato più alle sette avventiste, quindi la decisione di occuparsi delle faccende domestiche anziché porsi come lo Sceriffo del mondo, il Garante del pianeta. Di quel programma sono rimasti stralci decapitati, pezzi stracciati, caricature, e in alcuni punti c’è stato un ribaltamento totale, come hanno notato molti suoi ex-sostenitori. A partire dall’interventismo globale; altro che occuparsi solo dell’America, Trump vuole imporre l’America sul mondo e decidere lui ogni giorno come si devono comportare tutti gli altri.
Spostando la questione dai vertici alla base, ossia da Trump al suo popolo, sta ingrossandosi una pericolosa tendenza: quel popolo che voleva un ritorno alla realtà, al buon senso comune contro le griglie assurde del politically correct, al primato delle comunità famigliari, locali, nazionali, che preferiva rifarsi alla tradizione anziché all’ideologia woke e transgender, si rivela per metà deluso e disorientato, e per metà si è incattivito nell’imitazione del suo Orco preferito. Trump ha dato una faccia, uno scettro e un nullaosta a quel selvaggio, protervo egoismo rancoroso. Senti in giro, e leggi soprattutto sui social, fiumi di imbecilli inferociti che insultano chiunque, si ergono a giudici dell’universo, discettano di ciò che non sanno, decretano disprezzo, oltraggio e profanazione in ogni campo che non sia da loro padroneggiato. Un popolo di trumpettieri si affaccia ogni giorno, non solo negli Stati Uniti, a inveire contro la restante umanità, a minacciare bombardamenti ad personam e piccole Groenlandie contro paesi, leader, persone che non sopportano.
L’Orco non ha generato dal nulla una popolazione di orchi, ma ha dato voce e legittimità ai loro sguaiati latrati che già covavano nelle pieghe del web e delle città; ha dato coraggio e benestare alla loro arroganza e al loro livore egoistico. Non c’è nessun nazionalismo, nessuna ideologia di destra, nessun valore o principio dietro questo scatenarsi del peggio; c’è solo un ego risentito contro il mondo, una sorta di vendetta permanente verso la realtà e verso le proprie frustrazioni.
Non dirò che siamo nel peggiore dei mondi possibili, non evocherò la catastrofe come fanno spesso certi filosofi; ma quell’allineamento nefasto di pianeti, quel vivere tra la Bestia, l’Orco e il Nulla, non rende facile la vita ai nostri giorni.