Esaurita la sua spinta propulsiva (combattere l’Urss), la Nato si mette in pericolo in Ucraina e vagheggia la guerra

(estr. di Fabio Mini – ilfattoquotidiano.it) – […] Non c’era modo più meschino e banale di quello scelto dal vertice di Ankara per sancire la fine di un’alleanza che si autodefinisce storica, solida, capace di salvaguardare la pace e il primato dei valori occidentali. Da come è finita la Nato, sorge il dubbio legittimo che sia mai stata ciò che pretendeva di essere. Se è vero che una fine onorevole, se non proprio eroica, può emendare una vita miserabile, una fine miserabile cancella anche il passato onorevole. La fine onorevole della Nato si era presentata trent’anni fa, se si fosse sciolta con la fine della sua funzione. Quella conclusione avrebbe fatto dimenticare che in realtà la Nato non era mai stata né il luogo né lo strumento della difesa dei valori occidentali. La guerra globale che si voleva esorcizzare con il trattato del 1949 era stata evitata perché gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica avevano imposto ai rispettivi alleati un regime di sudditanza assoluta. Per 50 anni, la guerra non era mai stata evitata o cancellata, era stata usata e abusata fino al punto da renderla non solo inutile ma controproducente. Per tutti. Il costo della guerra sarebbe stato insostenibile per gli stessi Stati Uniti, che intendevano sottrarre il proprio territorio alla minaccia nucleare spostandola all’Europa dove le bombe nucleari erano “tattiche” per loro e strategiche ed esistenziali per noi. L’Europa era il loro campo di battaglia e gli europei erano spendibili. Nessuno s’illudeva che gli Stati Uniti avrebbero rischiato una catastrofe nucleare in America per salvare un qualsiasi Paese europeo.
[…] Trent’anni fa, la Nato preferì sostenere il costo della preparazione per la guerra nel suo formato di deterrenza. Sembrava sostenibile anche in assenza di un nemico o di una vera idea o ideologia alla quale contrapporsi. Era sostenibile per gli Stati Uniti che dagli anni Settanta in poi prosperavano sulle risorse altrui. Non fu sostenibile per l’Unione Sovietica, che da impero anomalo non viveva delle risorse dei sudditi ma si svenava per mantenerli. E nemmeno tanto bene. Nei primi cinquant’anni la Nato e il Patto di Varsavia erano stati funzionali alla sicurezza degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica e la coesione interna di entrambi i blocchi era garantita non dalla sovranità, ma dalla servitù. Negli ultimi trent’anni, la Nato è sopravvissuta grazie al potere di seduzione, conquista e ricatto degli Stati Uniti mantenendo l’unità con la stessa convinta servitù.
Ad Ankara, come lo scorso anno a Londra, si è consumato un rito d’ipocrisia. Il primo giorno è stato dedicato alle armi: promesse, impegni incredibili, miliardi inesistenti e soprattutto capacità produttive inesistenti. Il presidente ucraino ha presenziato più come trafficante di armi che capo di Stato. Si è proposto di fabbricare su licenza tutte le armi occidentali proprio mentre la Russia gli asfaltava quel poco rimasto dell’industria bellica. Gli aerei di nuova generazione e i Patriot di quella vecchia saranno prodotti nei garage e nelle cantine. Come gli attuali droni che i volenterosi della pace gli mandano da assemblare. Per posta, non raccomandata, senza ricevuta di ritorno. Un metodo sicuro fino a qualche settimana fa, quando i russi si sono messi a bombardare anche i magazzini del presunto Servizio postale privato.
[…] Il Segretario generale della Nato si è presentato nella sua veste migliore di piazzista per conto degli Stati Uniti ben contenti di lasciare che l’Europa si impoverisca riarmandosi con le armi americane. La seconda giornata riservata ai soli capi nazionali e agli osservatori autorizzati come la Corea del Sud, ma non l’Ucraina, si è conclusa con il nihil novo. Sei mesi di colloqui, compromessi, sforzi inutili per raggiungere il consenso e poi il parto cesareo di un identico comunicato stringato, insussistente, banale e autocelebrativo senza nessun merito. Sei paragrafi di cui due di convenevoli e uno di pistolotto sulla modernizzazione dell’alleanza. Tre i concetti che vengono ribaditi: 1. La Russia è una minaccia a lungo termine. 2. L’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica; 3. L’Iran non può avere né armi né progetti nucleari e deve aprire lo Stretto di Hormuz. Il tutto con un solo approccio, i soldi, un solo metodo, dichiarare quanto già dichiarato che equivale a non dichiarare niente, un solo stimolo: capire cosa vuole Trump fintanto che c’è.
Sul primo punto è emerso in modo chiaro che ciò che a Londra appariva come un’apertura verso Mosca era irrazionale e perfino stupido: se la minaccia era a lungo termine non aveva senso parlare di riarmo immediato. C’era tempo per negoziare. Ma non era questa l’intenzione e ad Ankara gli Usa di Trump e la Nato di Rutte e soci hanno trasformato il lapsus in prerequisito che giustifica la lunga preparazione per la guerra. Tanto lunga da consentire di trovare i soldi, reperire le materie prime (inclusi i chip cinesi), potenziare le fabbriche, allestire le forze per l’attacco preventivo, mantenere il territorio conquistato (l’Ucraina e non solo) e contenere la risposta russa. In sostanza, un impegno ventennale soggetto alla condizione che la Russia se ne stia ferma ad aspettare. Gli autoimbambolati dalla loro stessa propaganda non si rendono conto della realtà. La Russia ha già dichiarato la fine dell’operazione militare speciale e l’inizio della guerra. Ha già individuato il nemico e iniziato le operazioni militari per neutralizzarlo: agli attacchi occidentali con sassate ucraine e mani Nato contro le proprie retrovie sta rispondendo con attacchi alle loro retrovie. Cioè Ucraina occidentale, Paesi Nato e Ue, cioè noi. Il tempo lungo è già scaduto.
Viene il sospetto che, in realtà, Nato ed Europa non si preparino a difendere l’Ucraina, ma a gestire la sua capitolazione. Un sospetto rafforzato dalla prevalenza dei discorsi sui soldi (i debiti) piuttosto che sulle reali capacità operative e la vera situazione sul terreno. Ma ulteriormente confermato dal secondo punto della dichiarazione “l’Ucraina contribuisce alla sicurezza transatlantica”. Non è affatto vero, ma se lo fosse riproporrebbe il dilemma di sempre: la sicurezza transatlantica, quella di 32 Paesi di cui 30 sulla stessa sponda a contatto con la Russia, può dipendere dalla guerra per l’Ucraina? Quale sicurezza si consegue continuando la guerra in Europa con la prospettiva più probabile che la Russia faccia terra bruciata in Ucraina o quella più fantasiosa che nessuno capitoli fino al punto da non costituire più una minaccia per gli altri? Secondo Rutte, il riarmo comporta vantaggi economici per gli investimenti. Sarebbe vero se ci fossero capitali finanziari e umani da investire e non debiti da pagare. Di certo, non è un investimento nella sicurezza, ma lo sfruttamento dell’insicurezza.
Il terzo punto sull’Iran è un esercizio di pura soggezione di fronte all’arroganza degli Stati Uniti e Israele. Fortunatamente non è condiviso da tutti e perciò insussistente per la Nato, ma non per i singoli Paesi che si fanno carico dell’insicurezza anche in Medio Oriente, sostenendo le intemperanze e i crimini dei due partner. La torta sulla ciliegina di questo summit è stata messa dal padrone di casa. Erdogan ha accolto i rappresentanti degli alleati e amici regalando una pistola a tamburo e relative munizioni. Un gesto di cortesia. Come quello di Zelensky che regalava lanciarazzi. Con una simbologia diversa: il lanciarazzi invitava ad agire contro un nemico, il revolver donato da un cinico come Erdogan richiama i fuorilegge del Far West, l’ultima risorsa del disperato pronto al suicidio, l’azzardo mortale della “roulette russa”. Tutti simboli perfettamente calzanti per la Nato di oggi.
GGiudizio di un ggenerale ….ai vari governanti che manco hanno espetato il servizio di leva! hahahahah….
Le così dette guerre preordinate a tavolino!
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Quando Fabio Mini dice le cose ha il dono di fare emergere due visioni, contemporaneamente: nitidezza sui fatti e la ridicolaggine dell’asse politico mediatico che spinge per riarmo e guerra. Anche altri analisti possiedono questa spiccata capacità analitica, e non intendo affatto sminuirli; credo che FM abbia un qualcosa in più per il fatto, neanche troppo marginale, che ha vestito la divisa per decenni, e sa come gira la giostra .
Grazie Generale.
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L’ex Generale della Nato (!!!) Fabio Mini è, come sempre, stratosferico.
Chi più di lui può permettersi di trattare l’argomento con VERA cognizione di causa e mostrarcene tutti i risvolti…?
Immensa stima. 👑
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Pur rispettando uno dei migliori ex generali della scuola militare italiana la sua analisi contiene diversi luoghi comuni e banalizzazioni.il punto è l’incipit; non esiste una Nato pre o post 1992 (fine dell’URSS come entità statuale), perchè le modifiche allo statuto che avvennero non mutarono alcunchè del sistema NATO che dal 1948 mina le fondamenta del consorzio civile occidentale costringendolo a catastrofiche strategie di spesa improduttiva (lo diceva von Hayek non Sweezy) e sanguinolente campagne militari nel mondo. il generale ha lavorato per la Nato e quindi la conosce bene e non può parlarne oltre il vincolo di riservatezza che firmò alla fine del suo incarico. Quindi non potrà mai scrivere che il primo compito della Nato è finanziare il complesso industrialmilitare mediatico, di intelligence e infrastruttuale occidentale, per garantirgli un costante vantaggio competitivo rispetto ai concorrenti non Nato. I nemici della Nato sono sempre gli stessi, perchè i fondi sovrani anglofrancotedeschi fondano la loro politica di fund raising sulla paura della Russia, Cina e dell’Islam politico. gli impegni devono essere non vincolanti (come lo statuto prescrive) affinché ogni lobby nazionale operi con la massima autonomia e quindi efficacia puntuale. di militare e strategico questi vertici non producono nulla: infatti la costante è finanziare guerre perse dal 2001 al 2022 c’era la guerra in Afghanistan e al terrorismo, ora c’è la guerra in Donbass. Per la cricca neocon il tentativo di sostituzione con quella del golfo di Hormuz è fallito (per il.momento): il fronte sud della Nato sa che l’Iran non è la Libia e quindi sarebbe devastante appoggiare il change regime ideato dai pretoriani del NSA, CiA e del dipartimento di Stato. Quindi meglio proseguire nel progetto di Ucraina come hub di produzione di armi in prospettiva di sostituzione dei terzisti made in china o taiwan (che è di fatto la Cina che piace alla Nato, senza capire che il nazionalismo di Taiwan serve unicamente a mantenere i brevetti occidentali free a meno di 200km dal governo di Pechino). Caro generale parlare di simboli è cruciale, ma lei ci potrebbe parlare di quelli timbrati Nato sparsi nella nostra quotidianità e di come sono funzionali al baraccone presieduto dal solito mediocre politicante nordico amante dei festini a luci soffuse.
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Diverse volte capita di leggere, compreso su Infosannio, articoli che pongono l’attenzione sulla scarsa mobilità sociale che c’è in Italia.
Non c’è dubbio che uno dei più importati motivi di questo stallo sia da attribuire alle raccomandazioni.
Leggendo l’articolo mi è parso quanto meno fisiologico chiedermi chi ha raccomandato Mini.
Se si vuole fare informazione, se un “professionista” vuole informare, non può raccontare solo la crosta delle cose; deve approfondire, deve conoscere.
Invece scrive
Tanto lunga da consentire di trovare i soldi, reperire le materie prime (inclusi i chip cinesi)
E se la sa lunga lui, siamo a posto
La solita tiritera del vertice NATO che porta all’acquisto di armi americane; avessero almeno detto che Dessault (francese)fallisce, che Rehinmetall (tedesca) fallisce, che Leonardo (italiana) fallisce.
Ma le armi che producono questi signori chi se le compra?
Questa è la prima domanda
La seconda: ma è mai possibile che nessuno si prenda la briga di andare a guardare cosa c’è scritto nel documento conclusivo del vertice?
Come è possibile che ci si abbevera alle mammelle del porcospino, senza chiedersi se il latte fa bene o meno, se sia possibile nutrirsi o meno?
https://www.ncia.nato.int/newsroom/news/the-ankara-summit-declaration
Si legge al punto 2
“we announce more than $50 billion in new procurements and commit to expanding collective manufacturing capacity and working with industry to accelerate innovation.“
Questa locuzione si può collegare ad un altro accordo che è stato siglato tra USA ed EU sul finire del 2025, ratificato circa 3 settimane fa e passato inosservato sulla stampa nazionale; persino di quella che “informa”; c’erano cose più importanti di cui scrivere, evidentemente.
La “Pax Silica”; alcuni osservatori l’hanno descritta come la “NATO economica”.
Si tratta di una iniziativa industriale dai risvolti geopolitici significativi e che ha come obiettivo quello di costruire una filiera tecnologica integrata tra alleati, condividere capacità industriali, investimenti, ricerca e produzione di semiconduttori e IA.
Si tratta quindi di due aspetti complementari tra loro.
Ne fa menzione persino il governo del pacifista (per chi ci crede e sorseggia di nascosto anche un po’ di Trump) Sanchez.
España refuerza en Ankara la cooperación industrial aliada en el Foro de Industria de Defensa de la OTAN – Ministerio de Defensa de España.
Che dire quindi? spero di aver dato un piccolo contributo a smontare certe narrative “facili”.
Resta il fatto che io non sono un generale e neanche raccomandato.
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Questo vuole raccontare “la vita” pure a Mini, sulla Nato& argomenti collaterali!
AIUTO.
Ci sarà mai fine alla prosopopea omnicomprensiva e all’egotismo di certi elementi?…
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Marco Travaglio
Se il giornalismo esistesse ancora, la stampa europea inchioderebbe i leader Nato a una domanda: “Ci spiegate perché l’Europa dovrebbe buttare altre centinaia di miliardi nelle armi, levandoli allo Stato sociale?”.
1) Rutte: “La Russia, anche dopo la fine della guerra in Ucraina, continuerà a rappresentare una minaccia di lungo periodo alla sicurezza euro-atlantica”. Generale americano Grynkewich, comandante supremo delle forze Nato in Europa: “Ho seguito molto attentamente le informazioni di intelligence. La Russia non cerca un conflitto. Capisce il concetto di ‘alleanza difensiva’ e comprende che abbiamo una serie di vantaggi asimmetrici”. Infatti gli Usa ritirano risorse militari in Europa (verso il Golfo e il Pacifico), pur mantenendovi basi e soldati per presidiarla e usarla come pista verso il Medio Oriente, perché non credono a minacce russe. La Nato di Grynkewich è la stessa di Rutte, o un’altra a noi ignota?
2) Gli europei s’impegnano a spendere per la difesa Nato il 5% del Pil, mentre gli Usa sono al 3,1. Nel 2026 le loro spese per la difesa salgono dai 418 miliardi del 2025 a 454, cioè il 2,4% del Pil Ue e la metà del bilancio del Pentagono, mentre la Russia ne spende appena 150 (1/3 dell’Ue e 1/10 della Nato) non solo per la guerra, ma per difendere il suo territorio di Paese più vasto del mondo.
3) La Nato spillerà ai suoi soci (Usa esclusi) altri 140 miliardi in due anni per l’Ucraina, che non ne fa parte (la Meloni era contro la formula biennale, poi si è subito calata le brache). Ma Trump annuncia che “la guerra sta per finire”, forse perché ha saputo quel che accade sul campo: caduta Kostjantynivka, ora tocca a Lyman, poi ai russi restano due roccaforti per completare la conquista del Donetsk (Kramatorsk e Sloviansk). Che senso ha pianificare fondi per due anni, se tra pochi mesi potrebbe non esistere più un fronte ucraino da difendere?
4) Zelensky firma accordi con Paesi Ue per venderci un quarto delle armi e munizioni prodotte dall’Ucraina, ma intanto continua a chiederci armi gratis e soldi per fabbricarle (in 52 mesi ha avuto 215 miliardi dall’Europa e 115 dagli Usa, che ora hanno smesso). Ma se ne ha in sovrappiù, perché seguitiamo ad armarlo e a finanziarlo? E, se gliene servono di diverse, perché quelle che ci vende non ce le facciamo regalare?
5) Rutte, a sua insaputa, confessa al Financial Times: “Europa e Canada si sono impegnati ad acquistare armi dagli Usa per 300 miliardi di dollari. Questo ha l’effetto di sostenere circa 195mila posti di lavoro negli Usa”. Quindi la Nato è il bancomat di Trump, di Zelensky e delle loro industrie militari. E noi europei ci imbottiamo di armi per continuare, con più mezzi, nell’esercizio che ci riesce meglio: spararci nelle palle.
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Il risultato di Ankara è….. un elenco di terroristi nel mirino dell’Iran….. bel risultato…i patrioti dell’Uccidente!
Grazie gioggia : eroina e patriota ammericana!
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