(di Massimo Gramellini – corriere.it) – Com’è possibile che quel diavolo di Renzi  sia riuscito a comprare uno spazio pubblicitario nelle stazioni di Roma e Milano, e proprio accanto ai tabelloni degli arrivi e delle partenze, dove si satireggia in caratteri littori (QVANDO C’ERA LEI) sui ritardi dei treni ai tempi della Meloni? A nessuno ovviamente è passato per la testa che si sia trattato di un atto di liberalità da parte di un dirigente ferroviario in preda a un attacco d’autoironia. Si è invece pensato subito a un complotto
Chi ha tradito? Chi ha tramato nell’ombra? Palazzo Chigi ne avrà chiesto ragione al ministro competente (insomma), che ne avrà chiesto ragione a un sottoposto, che a sua volta ne avrà chiesto invano ragione a un sotto-sottoposto. In Italia, e forse non solo in Italia, la burocrazia funziona un po’ come il rugby: tutti passano la palla indietro a qualcun altro, finché l’ultimo non tira un calcione alle stelle. E addossa la colpa a chi non può difendersi, chiamando in causa il destino cinico e baro, o meglio ancora una trama oscura. Ma chi crede nei complotti è un inguaribile ottimista: pensa che le stanze dei bottoni pullulino di cospiratori. 

Bisognerebbe dirgli la verità: non ci sono cospiratori né stanze dei bottoni. Non ci sono più nemmeno i bottoni. A combinare pasticci, e molto meno divertenti di questo, non è quasi mai la malizia, ma la sciatteria. Quel mix di pigrizia menefreghismo che si respira in certi uffici da quando c’è lei, ma anche da prima.