Allarme della Commissione europea: Pil al +0,5 per cento nel 2026. Aumentano i poveri: dodici milioni di italiani non arrivano a fine mese

(Stefano Iannaccone – editorialedomani.it) – Matteo Salvini è stato facile profeta, quando ha parlato delle criticità dei «fattori economici». C’è il caro benzina, che provoca il carovita e fa calare la fiducia dei cittadini. La tempesta perfetta. Nel giro di 24 ore è arrivata la conferma della Commissione europea. Nella sventura, almeno per una volta il leader della Lega è stato d’accordo con i vertici di Bruxelles.
L’outlook dell’Ue dice due cose semplici, ma pesanti: i prezzi aumentano e la crescita rallenta. Addio al sogno meloniano dell’Italia locomotiva d’Europa. Le stime dell’Ue ribadiscono il pesante impatto della guerra in Iran per tutta l’Unione. Di fronte all’elenco di problemi, la premier Giorgia Meloni si è dedicata a fare campagna elettorale. Prima la promessa a Niscemi. «In Cdm sblocchiamo 150 milioni di euro per la frana», ha detto durante la visita in Sicilia. Poi si è occupata di agricoltura, cogliendo l’occasione di lanciare qualche stoccata all’Ue: «L’agricoltore non consuma la terra, la custodisce, la conosce, ha interesse a proteggerla. Vaglielo a spiegare ai Timmermans di ogni latitudine, agli ambientalisti da salotto».

Italia in coda
Ma lo storytelling non basta. Il quadro economico per l’Italia è fosco: mancano misure per stimolare la crescita e la tenuta dei redditi erosi dall’inflazione. La cura del ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, non ha funzionato. Ormai è persa nelle nebbie la misura bandiera dell’ultima manovra, il taglio dell’aliquota Irpef per il ceto medio. Come preconizzato dagli organismi indipendenti, l’intervento non ha prodotto effetti concreti. Pur costando 3 miliardi di euro.
Ecco allora che la povertà galoppa. Così «oltre un quinto della popolazione dichiara di arrivare a fine mese con difficoltà e oltre un quarto ha difficoltà a fare fronte a spese impreviste», ha ricordato l’Istat nel rapporto annuale, che ha fatto il paio con gli allarmi provenienti da Bruxelles. «Quasi undici milioni di persone sono a rischio povertà, la perdita di potere d’acquisto rispetto al 2019 – aggravata dal peso inflazionistico – rimane ancora alta», ha detto il senatore del Pd, Marco Meloni.
Un duro colpo per la narrazione di Meloni: l’Italia è anche in fondo alla classifica europea sull’aumento del Prodotto interno lordo. Il Pil, per il 2026, è previsto al +0,5 per cento rispetto al +0,8 per cento indicato nella precedente stima. Una frenata significativa. Alla fine peggio fanno solo la Romania, al +0,1 per cento, e l’Irlanda, in territorio negativo dopo il boom (+12,3 per cento) del 2025.
La Germania ha altrettanto accusato il colpo delle crisi geopolitiche, ma dovrebbe chiudere l’anno in corso al +0,6 per cento, completando il “controsorpasso” sull’Italia. E togliendo alla leader di FdI l’argomento di un Paese in salute rispetto agli altri partner europei più importanti. Il confronto con la Spagna è impietoso, vista la crescita del 2,4 per cento di Madrid.
L’assenza di una politica industriale è un macigno, la strategia è stata quella della navigazione a vista, di qualche incentivo piazzato per placare le ire delle imprese. Ma il risultato è sintetizzabile con il caos di Transizione 5.0, misura diventata effettiva da poche settimane. Lo scorso anno la produzione è diminuita dello 0,3 per cento, flessione «che fa seguito alle contrazioni molto ampie nel biennio precedente», ha spiegato l’Istat.
Il Pil debole per il 2026 non è solo una parentesi, segnala un trend in atto: nel 2027 andrà peggio. L’economia italiana diventerà la più debole dell’Europa con il +0,6 per cento, superata anche dal rimbalzo della Romania (che va sopra il 2 per cento). La Germania allungherà le distanze con il +0,9 per cento, la Francia sarà all’1,1.

Boom carovita
Mentre la crescita tricolore si infiacchisce, tornano a galoppare i prezzi a causa del caro-energia. L’inflazione in Italia salirà al 3,2 per cento, leggermente più alto rispetto al 3,1 per cento della media Ue. Un mix micidiale di crescita fiacca e impennata del carovita.
Nemmeno l’occupazione dà soddisfazioni a Palazzo Chigi, nonostante i proclami dei record. «Nel 2025 l’occupazione in Italia prosegue la fase di espansione (+0,8 per cento), pur manifestando un progressivo rallentamento rispetto al biennio precedente. Nel confronto di medio periodo (2019-2025), l’incremento degli occupati in Italia (+4,3 per cento) risulta superiore a quello della Germania (+2,4), ma ancora inferiore rispetto a Francia (+6,4) e Spagna (+12,6)». Niente miracoli.
Sugli interventi straordinari per rispondere al caro-energia (oggi il Cdm varerà il prolungamento del taglio delle accise fino ai primi di giugno ndr), intanto, dall’Ue nessuno si sbilancia. «Sulla richiesta dell’Italia si valuta ciò che può essere fatto all’interno del nostro quadro fiscale», ha confermato il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis, chiedendo comunque «prudenza per i Paesi ad alto debito».
Leggasi: Italia. L’unica consolazione per Meloni, al momento, è la riduzione del rapporto deficit/Pil che dovrebbe attestarsi al 2,9 per cento. E resta l’unica scialuppa propagandistica a cui aggrapparsi: il Superbonus. «Anche per l’analisi dell’Ue, il Superbonus ha un po’ tarpato le ali alla crescita», ha detto il vicepremier, Antonio Tajani. Nessuna autocritica, però, rispetto al fatto che Fratelli d’Italia e Lega hanno sostenuto quel bonus negli anni scorsi.
«Questi dati confermano che il Dfp che abbiamo discusso è un documento scritto sull’acqua», ha detto il capogruppo del Pd al Senato, Francesco Boccia, chiedendo al ministro di Giorgetti di «tornare in Aula». Che, rispetto alle ipotesi voto anticipato di Salvini, è meglio di tornare a casa.
Le crisi e il terrore sparsi tra le popolazioni hanno uno scopo ben preciso: favorire la stretta del cappio, che sarà accettata come unico rimedio possibile. Ai cittadini verranno sempre proposte solo due alternative, tipo “volete la pace o il condizionatore ?”
Terze vie, come in politica, non sono prospettate o ammesse; infatti il fu movimento era un grave impiccio e andava normalizzato.
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La mancanza di “fantasia” nel trovare una terza via è un deficit cognitivo che porterà ad accettare Renzi in coalizione, perché sarà giudicato il male minore . Vorrai mica che vincano le destre!? Guarda che brutte sono le destre! E così via, anche per problemi molto ma molto più seri.
È la normalizzazione: pensiero binario.
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Renzi non solo entrerà in coalizione ma avrà un ruolo di governo non secondario.
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Lo penso anch’io. Nulla fa pensare al contrario, a parte qualche pigolio estemporaneo. Sarei ben felice di presentarmi col capo cosparso di cenere e fare ammenda.
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