
(di Flavia Landolfi e Giuseppe Latour – Il Sole 24 Ore) – Tempi stretti per liberare gli immobili, corsia accelerata sugli sfratti e una stretta sulle occupazioni senza titolo. È questo il perimetro del disegno di legge approvato giovedì scorso dal Consiglio dei ministri che accompagna il Piano casa messo a punto dal governo […]
È uno dei dossier più caldi sul tavolo dell’esecutivo, ma anche uno dei più delicati per l’esigenza di bilanciare i diritti dei proprietari con quelli degli inquilini.
Sotto accusa la difficoltà, spesso cronica, di rientrare in possesso degli immobili: tempi lunghi, procedure complicate e una serie di passaggi e di termini che non di rado rendono la restituzione un’Odissea. È qui che prova a intervenire il Ddl con un impianto che punta a comprimere i tempi.
L’obiettivo dichiarato è «rendere più rapida ed efficace la restituzione degli immobili», tenendo conto del fatto che «tali beni costituiscono, in un gran numero di casi, uno strumento essenziale per assicurare al proprietario i mezzi di sussistenza, tanto più nell’ipotesi, non infrequente, in cui l’acquisto dell’immobile poi locato sia stato effettuato attraverso l’accensione di finanziamenti», spiega la relazione.
Il cuore della riforma è nella riscrittura del Codice di procedura civile. In generale, viene superata in varie situazioni l’udienza di convalida davanti al giudice, per guadagnare tempo: il proprietario potrà chiedere direttamente un ordine di rilascio. […]
E nello stesso modo dell’ordinaria ingiunzione di pagamento, il decreto arriva entro quindici giorni, in caso di contratto ancora non scaduto, e dispone la liberazione dell’immobile senza ulteriori passaggi, a decorrere dalla data di scadenza.
Se il contratto è già scaduto (e quindi si ricade nell’ipotesi di sfratto), il giudice fissa il rilascio entro un termine tra 30 e 60 giorni, lasciando un margine di flessibilità per le esigenze delle parti. Scatta poi una leva economica: su richiesta del locatore, può essere riconosciuta una somma pari all’1% del canone mensile per ogni giorno di ritardo. […]
[…] Sulle occupazioni abusive, il Ddl introduce una corsia super veloce per il rilascio: non si passerà più dal giudice. In presenza di occupazione senza alcun titolo, il proprietario potrà avviare l’esecuzione forzata anche sulla base di atti notarili che attestano il diritto di proprietà. In sostanza, questo potrà avvenire senza la necessità di ulteriori passaggi per ottenere un titolo esecutivo.
La norma si applica ai casi di occupazione arbitraria, restando esclusi quelli in cui esisteva un titolo poi dichiarato invalido. Restano, in fase di esecuzione, le tutele per i più deboli.
L’ufficiale giudiziario può differire l’esecuzione dello sfratto una sola volta, e fino a 180 giorni, «se la parte esecutata ha compiuto i settantacinque anni di età o è persona con disabilità grave o è malata terminale».
Stretta anche sulle notifiche: lo sfratto potrà andare avanti anche se l’inquilino è irreperibile, evitando che l’assenza blocchi la procedura, ferma restando la possibilità di opposizione se il destinatario dimostra di non aver avuto conoscenza dell’atto.
Il Ddl imprime un giro di vite anche sulla morosità: si riducono sia le occasioni per sanare il debito, che scendono da tre a due in quattro anni, sia i tempi concessi dal giudice per mettersi in regola, dimezzati fino a 45 giorni (60 nei casi più gravi). C’è poi la spinta alla digitalizzazione.
[…] Interventi sui quali arriva la soddisfazione del presidente di Confedilizia, Giorgio Spaziani Testa: «La scelta di intervenire per rendere certi e rapidi i tempi degli sfratti fa giustizia di decenni di demagogia con la quale i diritti dei proprietari sono stati messi in secondo piano. Maggiori garanzie per il rilascio degli immobili aprono la strada a un ampliamento dell’offerta di case».
E gli interessi per i privati?
Dimenticato?
E la finanziaria a doc con i soldi CDP in Belgio?
Dimenticato?
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Il decreto parte con un errore all’origine: i soggetti non sono due: il proprietario e l’inquilino, ma tre: lo Stato
Il succo del decreto è: C’è un problema di lentezza degli sfratti, la soluzione diventa quindi quella di velocizzarli.
L’articolo poi non si differenzia per neutralità (cosa molto comune nella stampa italica, anche quella che “ragiona” in modo duale e contrario)
Il Caso del proprietario che ha acquistato l’appartamento su cui paga un mutuo diventa il caso tipico e non uno dei casi possibili; ci si dimentica infatti che oltre ai proprietari che pagano un mutuo ci sono anche grandi proprietari, investitori, fondi.
Surreale poi parlare di “bilanciamento”; tra cosa? Se nemmeno si considerano le ragioni della morosità (redditi bassi, precarietà all’italiana) ed in tale ambito si inserisce, esasperandola, anche l’occupazione abusiva.
Esasperandola perchè in questo caso la gravità del fatto non è tanto la contrapposizione tra proprietario ed inquilino, ma quella tra un abusivo, soggetto fragile, ed un altrettanto soggetto fragile che continua ad attendere in graduatoria mentre l’abusivo gli toglie il pane di bocca.
L’occupazione abusiva resta un illecito e va sanzionata, senza ambiguità; ma il welfare abitativo deve essere finanziato dalla fiscalità generale, non “imposto” ai proprietari attraverso vincoli e lentezze.
Quindi non c’è nessun bilanciamento nel decreto, c’è un’evidente presa di parte e il continuo disimpegno che va avanti ininterrottamente da decenni.
Se lo Stato ritiene di dover tutelare l’inquilino in difficoltà, deve farlo con risorse proprie, non imponendo un costo privato ed il decreto infatti toglie il costo privato ma non prevede nulla per tutelare i soggetti fragili.
La casa passa dall’essere un bene primario ad un problema di ordine pubblico.
E fin qui si è parlato del COSA; rimane da affrontare il COME.
Il collo di bottiglia resta il tribunale, serve un giudice che decida, firmi ed una cancelleria che funzioni; se i tribunali sono congestionati i 15 giorni diventano 30, 60, 180.
Se uno non paga l’affitto perchè non ha i soldi, difficilmente pagherà anche le penali.
Lo sfratto non finisce col provvedimento, ma con l’abitazione liberata e quindi bisogna fare i conti con la carenza di personale, coi rinvii operativi.
La norma è solo fumo negli occhi se non dice QUANTI SOLDI metti nei tribunali per le esecuzioni.
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