
(estr. di Massimo Fini – ilfattoquotidiano.it) – […] – La Spagna del socialista Pedro Sánchez è il solo paese europeo a tenere la schiena dritta in questi tempi febbrili e confusi in cui gli Stati Uniti di Trump impazzano per tutto il globo, dall’Antartide al Sud America al Medio Oriente dove, insieme agli israeliani di Netanyahu, fanno il lavoro più sporco. C’è un precedente: quando il presidente spagnolo, il socialista Zapatero, nel 2003 si rifiutò di inviare i soldati spagnoli in Iraq a far parte della coalizione dei “volenterosi” raccolta dagli Stati Uniti, mentre il cattolicissimo Aznar, che l’aveva preceduto, vi aveva aderito nonostante papa Wojtyła avesse tuonato contro quella guerra.
[…] Attualmente la Spagna ha rifiutato le proprie basi agli aerei yankee e ne ha proibito anche il sorvolo sul suo territorio, che gli Usa volevano utilizzare per la loro guerra disastrosa all’Iran. Alla damnatio di Trump si è unito, poteva essere diversamente?, Netanyahu che ha affermato che la Spagna “ha diffamato i nostri soldati dell’Idf, i più morali del mondo e ne pagherà il prezzo”. In realtà la Spagna questo prezzo lo sta già pagando, perché Trump ha ripetutamente minacciato super dazi contro il Paese iberico. Si sta ripetutamente parlando, in questi tempi, ma in realtà già da decenni, della superiorità delle democrazie rispetto alle dittature o alle autocrazie. Ebbene, a parte l’aggressione della Russia di Putin all’Ucraina, che qualche ragione perlomeno ce l’aveva, perché non piace a nessuno essere circondato da paesi Nato potenzialmente atomici, è dal 2001 circa che gli americani e i loro reggicoda, politici e mediatici (Giorgia Meloni definì “legittimo” l’attacco al Venezuela e la cattura con carcerazione del suo legittimo presidente, il socialista Nicolas Maduro) non fanno che attaccare Paesi dittatoriali, autoritari e qualche volta nemmeno tali, ma comunque invisi ai padroni del vapore, mentre non è vero il contrario. Quale paese è stato attaccato dal dittatore coreano Kim Jong-un? Quale paese era stato attaccato dall’Iran, messo a ferro e fuoco con l’accusa, particolarmente pretestuosa oltre che ridicola, di volersi fare la Bomba, quando le ispezioni della Aiea (Agenzia internazionale per l’energia atomica) hanno sempre accertato che l’arricchimento dell’uranio di Teheran non ha mai superato il 60%, quindi fosse a usi civili e medici, quando per dotarsi dell’atomica l’arricchimento deve arrivare al 90%?
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Facciamo un elenco di queste aggressioni molto democratiche: nel 1999 aggressione della Serbia di Slobodan Milosevic colpevole di essere l’unico Paese socialista rimasto in Europa; nel 2001 aggressione e occupazione dell’Afghanistan talebano, che non costituiva pericolo alcuno per il cosiddetto Occidente (aggressione e occupazione finita nel più inglorioso dei modi, perché nell’agosto del 2021 i talebani sono tornati al potere a Kabul); nel 2003 aggressione all’Iraq di Saddam Hussein col pretesto che possedeva armi chimiche che invece non aveva; nel 2007-2008 aggressione, per interposta Etiopia, della Somalia (qualcuno ricorderà, forse, che Trump ha definito i somali “spazzatura”); nel 2011 attacco alla Libia del colonnello Muammar Gheddafi. Il quale si era giocato il potere col coraggioso discorso del 2008 all’Assemblea dell’Onu, affermando che non era vero che tutti gli Stati fossero uguali, ma ce n’erano alcuni più uguali degli altri: quelli che siedono nel Consiglio di Sicurezza con diritto di veto (Usa, Gran Bretagna, Francia, Russia, Cina, i vincitori dell’ultima guerra mondiale) e mettendo anche dubbi sull’aggressione dell’Afghanistan. […]
Ora gli Usa hanno minacciato di sbattere fuori la Spagna dalla Nato. Troppa grazia, sant’Antonio. La Nato è un organismo sostanzialmente in mano agli Usa, i suoi segretari sono dei fantocci marginali di Paesi marginali, come oggi l’olandese Mark Rutte e in precedenza il norvegese Jens Stoltenberg. Io mi auguro che il socialista Pedro Sánchez non solo accetti l’esclusione dalla Nato, ma la incoraggi. Hasta la vista, hasta siempre, compagno Pedro.