I media israeliani: “Cinquanta navi sequestrate, 400 attivisti in arresto”. Sono stati costretti a mettersi in ginocchio sotto minaccia delle armi. Attese mobilitazioni in tutta Italia

Flotilla, blitz di Israele vicino a Creta: minacce via radio, poi l’assalto. Si attiva la Farnesina

(di Alessia Candito – repubblica.it) – Intercettati e bloccati nel cortile di casa dell’Europa. Accerchiati e fermati a cinquanta miglia da Creta, in acque internazionali su cui Atene ha competenza. Con un blitz, rivendicato dalle autorità dello Stato ebraico, ancora una voltala Global Sumud Flotilla, la trentasettesima missione navale umanitaria partita per rompere l’assedio israeliano a Gaza e portare aiuti, medicine e professionisti per la ricostruzione, è stata fermata.

Secondo Al Jazeera sarebbero state sequestrate 50 delle 57 barche della flotta, tuttavia le informazioni sono ancora confuse e frammentarie. Il tracker – il meccanismo di tracciamento della flotta, mostra una ventina di vele ancora in navigazione, ma il livestreaming – la diretta dalle videocamere montate sui ponti – è interrotta da ore.

Israele rivendica l’azione a mille miglia dalla Striscia

“Si tratta dell’operazione militare condotta più lontano da Israele che la storia ricordi”, commentano con malcelato orgoglio le autorità israeliane, che ammettono di essere intervenute fuori da ogni possibile area di competenza. Per l’organizzazione che da terra supporta la flotta è “un precedente pericolosissimo”. “Le azioni di Israele di questa sera – si legge – segnano un’escalation pericolosa e senza precedenti: il rapimento di civili in mezzo al Mediterraneo, a oltre 960 chilometri da Gaza, sotto gli occhi di tutto il mondo. Questa è pirateria. Il sequestro illegale di esseri umani in alto mare condotto con totale impunità, ben oltre i propri confini, senza conseguenze”.

La riunione d’emergenza nel pomeriggio, poi il blitz

Che la nuova missione, la più grande in termini di navi e partecipanti mai organizzata, rischiasse di essere fermata prima di raggiungere Gaza, tutti i volontari saliti a bordo delle prime 58 navi della flotta lo sapevano. E molti con preoccupazione avevano letto della riunione straordinaria al quartier generale militare di Kirya, a Tel Aviv, a cui nel pomeriggio di mercoledì 29 ha partecipato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, dopo aver chiesto e ottenuto di interrompere il controinterrogatorio nel processo a suo carico. Ma nessuno avrebbe mai pensato che l’Idf e la Marina israeliana entrassero in azione così presto, tre giorni dopo la partenza, di fatto alle porte dell’Europa. Un’azione subito rivendicata dalle autorità israeliane, mentre dall’Italia la Farnesina con una nota ufficiale chiede “spiegazioni”.

La Farnesina chiede spiegazioni ma Israele tace

Sparpagliati sulle navi della flotta umanitaria, partita per portare aiuti necessari per dare respiro alla Striscia sotto assedio, ci sono circa cinquanta italiani. “Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha chiesto immediatamente all’Unità di Crisi, all’ambasciata d’Italia a Tel Aviv e all’ambasciata d’Italia ad Atene di assumere informazioni con le autorità israeliane e greche per definire i contorni dell’operazione in corso e permettere al Governo italiano di mettere in atto le azioni necessarie a tutelare i cittadini italiani imbarcati”, fa sapere con una nota la Farnesina. Ma Israele tace, l’account del ministero degli Esteri si limita a postare un video che denigra la missione: “ecco cosa portava la trovata pubblicitaria della Flotilla, preservativi e droga”.

Proteste in tutta Italia

Dal centro di coordinamento a terra della missione, che per la giornata del 30 aprile ha convocato manifestazioni in tutta Italia, parte invece la protesta. “L’Unione europea è al corrente di quanto sta accadendo? La prossima volta verranno ad arrestarci direttamente a casa?”, attacca la portavoce italiana, Maria Elena Delia, mentre le operazioni sono ancora in corso e i social si riempiono dei video degli attivisti che raccontano il blitz.

L’attacco a sorpresa in acque internazionali

Tutto è iniziato attorno alle 21.30. Mentre le 58 barche della flotta umanitaria navigano in acque internazionali a circa settanta miglia da Creta, dalle prime vele della formazione scatta l’allarme. “Alcune motovedette che si sono identificate come israeliane hanno bloccato le prime barche”, è il messaggio passato rapidamente da barca a barca. Subito, uno sciame di droni inizia a volare sempre più basso sulla flotta, mentre le comunicazioni radio diventavano impossibili, le frequenze vengono intercettate e disturbate.

Rapidamente, a bordo si diffonde il panico. Corre rapida la notizia di un’intercettazione in corso, di equipaggi costretti a inginocchiarsi davanti a mitra spianati, c’è chi ricorda quando i reparti speciali dell’Idf a settembre hanno bloccato la flotta in acque internazionali, catturando tutti gli attivisti poi portati ad Ashdod e da lì in un carcere nel Negev.

Droni a bassa quota e radio fuori uso

“La situazione è molto confusa – spiegava in serata Dario Salvetti, del collettivo di fabbrica Gkn – di certo la comunicazione è resa estremamente difficile, le comunicazioni sono disturbate, persino il canale 16 delle emergenze salta. Sulla nostra testa sentiamo diversi droni che sorvolano la flotta”. Passa poco tempo perché il timore diventi certezza. Da diverse barche gli attivisti lanciano l’allarme: “le motovedette sono sempre più vicine, ci sono uomini armati che ci puntano contro laser e armi“. Nel giro di un’ora, undici barche spariscono dal tracker, il segnale radio si spegne. Diventeranno ben presto cinquanta.

Le minacce via radio di Idf

Chi è a bordo racconta di droni che volano a bassa quota e barche piccole e veloci che tagliano la rotta alle vele. Poi via radio arriva una comunicazione: “Se il vostro intento è portare aiuti a Gaza, dirigetevi verso Ashdod, altrimenti desistete”, si sente dire in inglese a un uomo con marcato accento israeliano. “Qualsiasi tentativo di proseguire verrà considerato azione ostile”, afferma, nonostante le navi veleggino in acque internazionali di competenza greca, su cui – almeno sulla carta – la Marina israeliana non ha sovranità.

Fucili puntati e equipaggi in ginocchio

“Se continuerete a tentare di violare il blocco marittimo, fermeremo la vostra imbarcazione e cercheremo di confiscarla. Siete pienamente responsabili delle vostre azioni”. Poi le telecamere di bordo, iniziano a mostrare le immagini in diretta del blitz: equipaggi con le mani alzate, davanti a uomini armati, che urlano e prendono rapidamente il controllo delle barche. “I governi devono agire ora per proteggere la Flotilla e ritenere Israele responsabile di queste flagranti violazioni del diritto internazionale e del genocidio in corso contro il popolo palestinese”, è uno degli ultimi messaggi che arriva dalla flotta in mare. Un messaggio che viene subito rilanciato dai cosiddetti equipaggi di terra. “Con una spregiudicata azione militare le forze armate israeliane hanno intercettato alcune navi della Global Sumud Flotilla”, confermano dal centro di coordinamento a terra della Flotilla. “Si tratta di una ulteriore escalation del metodo repressivo e della violazione delle norme internazionali da parte di Israele”.

Pd e Avs: “Atto di pirateria”

Insorge la politica, a partire da chi, come il deputato Pd Arturo Scotto, a settembre era a bordo di una delle barche e a dispetto dell’immunità parlamentare di cui gode è stato catturato, perquisito e portato contro la sua volontà al porto di Ashdod, insieme a oltre 400 attivisti. “La storia si ripete. Stavolta molto praticamente in Europa. E’ mai possibile che si possa tollerare una tale violenza e un tale disprezzo del diritto internazionale?”, scrive sui social. Di “intollerabile atto di pirateria”, parla il leader di Sinistra Italiana e deputato Avs, Nicola Fratoianni, che chiede al governo “di attivarsi immediatamente – aggiunge il leader rossoverde – per garantire l’incolumità dei nostri connazionali e di tutte le persone presenti a bordo delle imbarcazioni che compongono la Flottilla”.