Per il leader di Azione poco importano le anomalie rivelate in queste settimane dall’inchiesta giornalistica del Fatto. Per lui sono solo delle “campagne indegne”

(ilfattoquotidiano.it) – Sulla vicenda della grazia concessa a Nicole Minetti ha le idee chiarissime Carlo Calenda. Mentre il Quirinale chiede “con urgenza” chiarimenti, il ministero della Giustizia avvia subito un’istruttoria e la Procura generale dispone nuovi accertamenti per i “fatti gravissimi da verificare“, il leader di Azione non si scompone: “C’è stata una campagna d’odio montata dal Fatto Quotidiano, che fa questo nella vita”, dice intervenendo a Ping Pong su Rai Radio1. “Ancora una volta – dice – si parte con campagne indegne, senza alcuna attenzione per le vite private delle persone, che vengono disintegrate“.

Calenda non si preoccupa di parlare del merito delle anomalie rivelate in queste settimane dall’inchiesta di Thomas Mackinson. Per il senatore di Azione “il problema è che non viene detto che la grazia è proposta dal Procuratore Generale di Milano: se c’è un errore, riguarda chi ha dato parere favorevole. Il Quirinale – continua Calenda – non entra nel merito, valuta solo i documenti che riceve”. E’ quello che il Fatto ha scritto nei primi articoli (di oltre due settimane fa) nei quali è stato ricostruito l’iter della vicenda sottolineando che il presidente della Repubblica basa la propria decisione sulla grazia esclusivamente sui documenti e sulle valutazioni formulate dall’autorità giudiziaria e dal ministro della Giustizia. Quindi, in questo caso, sulle relazioni firmate con parere positivo sia dalla Procura generale di Milano che dal ministro Carlo Nordio.