Corruzione, a giudizio l’assessora Amata (FdI). Due anni e sei mesi all’imprenditrice Cannariato. La decisione del gup Walter Turturici per l’esponente politico di Fratelli d’Italia. L’inchiesta nata dal caso Galvagno

(di Francesco Patanè – palermo.repubblica.it) – Rinviata a giudizio per corruzione l’assessora regionale al Turismo Elvira Amata di Fratelli d’Italia e condannata a due anni e sei mesi l’imprenditrice Marcella Cannariato, ex moglie del patron di Sicily by Car Tommaso Dragotto. Sono i primi verdetti dell’indagine sulla gestione dei fondi all’assessorato al Turismo legata a filo doppio con quella riguardante lo scandalo dei finanziamenti erogati dalla presidenza dell’Ars. Il gup del tribunale di Palermo Walter Turturici accoglie le tesi dei pubblici ministeri Felice De Benedittis e Andrea Fusco e manda a processo una esponente della giunta Schifani. È una nuova tegola anche per Fratelli d’Italia dopo il rinvio a giudizio del presidente dell’Assemblea regionale Gaetano Galvagno per corruzione, peculato, falso e truffa.
Le due imputate hanno scelto strade diverse: l’assessora Amata (assistita dagli avvocati Giuseppe Gerbino e Sebastiano Campanella) si difenderà in dibattimento che inizierà il 7 settembre davanti ai giudici della terza sezione del tribunale palermitano. L’imprenditrice Cannariato (difesa da Vincenzo Lo Re e Giada Traina) ha optato invece per il rito abbreviato che le ha consentito lo sconto di un terzo della pena.
Il patto corruttivo fra le due donne emerge durante l’inchiesta principale sulla corruzione alla presidenza dell’Ars, lo scandalo che ha travolto Gaetano Galvagno. Gli investigatori della guardia di finanza scoprono che Marcella Cannariato ha assunto il nipote della politica di Fratelli d’Italia. Amata ottiene da Cannariato (legale rappresentante della A&C Broker S.r.l.) il contratto per il nipote comprensivo delle spese per l’alloggio durante i mesi di lavoro a Palermo. Un patto segreto fra le due donne. L’imprenditrice avrebbe ricevuto in cambio dall’esponente di Fratelli d’Italia un finanziamento di 30 mila euro per un convegno organizzato a Palermo dalla Fondazione Bellisario, di cui Cannariato era rappresentante per la Sicilia.
Scrivono gli investigatori del gruppo tutela spesa pubblica del nucleo di polizia economico finanziaria di Palermo: «Particolarmente significativa circa il pactum sceleris in essere tra il privato corruttore (Cannariato) ed il pubblico ufficiale (Amata) è una comunicazione telefonica intercorsa il 16 febbraio 2024 tra l’imprenditrice e Valeria Lo Turco, segretaria particolare dell’assessore, nel corso della quale Cannariato ammette di corrispondere delle utilità indebite alla Amata esclusivamente per conquistarne i favori».
Nella telefonata Cannariato dice che Amata «non può dire più niente (…) lei no non me lo può dire». E ancora: «È già tanto che un ragazzino di niente ti guadagna mille cinquecento euro al mese». Marcella Cannariato pagava pure le spese di soggiorno per il giovane a Palermo. E quando dopo un primo finanziamento alla Fondazione Bellissario, l’assessora Amata sembrava tergiversare su un’altra richiesta, Cannariato sbottò: «A me no non lo può dire, perché la scanno viva». L’esponente di Fratelli d’Italia è stata interrogata dai pm e ha sostenuto che «non c’era alcun accordo corruttivo con l’imprenditrice». Amata ha confermato di aver chiesto l’assunzione del nipote «per aiutarlo in un momento di difficoltà dopo un grave lutto in famiglia».

Il rinvio a giudizio e la condanna di ieri riguardano soltanto uno dei quattro processi in corso nati dall’indagine madre sullo scandalo Galvagno. Un fascicolo che a sua volta è figlio degli accertamenti sulla vicenda del falso in atto pubblico e turbativa d’asta per la partecipazione della Regione Siciliana al festival di Cannes del 2023. Il 4 maggio comincerà il processo con rito immediato al presidente dell’Ars Gaetano Galvagno, imputato per corruzione, peculato truffa e falso ideologico. E’ stato lo stesso politico di Fratelli d’Italia a chiedere di essere processato saltando l’udienza preliminare. Una scelta condivisa anche dal suo autista Roberto Marino accusato di corruzione e peculato per aver intascato note spese di trasferte ritenute inesistenti dagli inquirenti (e autorizzate da Galvagno) e per l’uso a fini privati dell’auto blu (tra cui passaggi ad amici e parenti, ritiro di fiori, generi alimentari e cibo pronto dai ristoranti).
Due giorni dopo toccherà all’udienza preliminare del filone principale con imputati l’ex portavoce di Galvagno Sabrina De Capitani, Marcella Caterina Cannariato, la dipendente della Fondazione orchestra sinfonica siciliana Marianna Amato e il manager della comunicazione Alessandro Alessi.
Prima di decidere su eventuali riti abbreviati o rinvii a giudizio il gup dovrà stabilire se le intercettazioni sono utilizzabili o meno. Lo scontro fra accusa e difesa riguarda le conversazioni sulla vicenda Cannes da cui è partita l’inchiesta sui casi di corruzione all’Ars. Gli avvocati Fabio Ferrara, Vincenzo Lo Re, Mario Monaco, Giada Traina e Luigi Montagliani sostengono l’inutilizzabilità perché non è provata l’esistenza di un unico disegno criminoso che partiva da Cannes per proseguire con le altre vicende.
Infine il processo che riguarda solo la mostra dell’artista Omar Hassan che si è tenuta a Palazzo reale nel 2023 è già arrivato a sentenza in febbraio. Patrizia Monterosso, ex direttore generale della Fondazione Federico II, Sabrina De Capitani e lo stesso Hassan sono stati assolti dall’accusa di corruzione. Per il giudice i quadri regalati dall’artista non furono il prezzo della corruzione, non servirono ad organizzare la mostra.