La sindaca “federatrice” che prometteva Genova fino al 2030, ma ha già l’amo in bocca per Roma. Tra sondaggi-cannibale, selfie con le DJ e l’ira di Don Farinella: ecco come si sgonfia l’Anti-Meloni dei salotti.

(Michele Agagliate – lafionda.org) – Che rottura questa Silvia Salis. Ma, concretamente, cos’ha fatto di così speciale o eclatante per essere vista come la “reginetta del centrosinistra”, la futura federatrice del cosiddetto campo largo (o larghissimo, per meglio dire)?
A guardare il pedigree, sembra la versione politica di un set Lego: incastri perfetti per non scontentare nessuno. Figlia del custode di Villa Gentile (e via con la narrazione operaia e popolare), radici nel PCI del padre Eugenio (omaggio alla nostalgia), ma laureata alla Link University, l’ateneo prediletto dai “servizi” e dalla politica d’élite. Un mix che farebbe invidia a un alchimista del consenso. Eppure, tra un lancio del martello e una poltrona da vicepresidente vicaria del CONI gentilmente offerta dal Gran Maestro delle relazioni Giovanni Malagò, si fatica a trovare la scintilla della statista per acclamazione.
E così, nell’aprile 2026, ci ritroviamo a commentare il “miracolo Genova”. Eletta sindaca da meno di un anno, nel maggio 2025, la Salis è diventata istantaneamente il feticcio di un’area politica che non sa più a che santo votarsi. La vogliono a guidare il baraccone — e non è nemmeno del tutto colpa sua — perché risponde all’ossessione speculare della sinistra: contrapporre una donna a Giorgia Meloni. Se la Premier è la “madre cristiana e conservatrice”, Silvia Salis deve essere la risposta liberal-progressista; la campionessa dei diritti civili, della (imbarazzante) sinistra moderna. È l’estetica della parità usata come scudo spaziale, un casting fatto a tavolino per dimostrare che “anche noi abbiamo la nostra leader forte”, purché sia carina e salottiera.
Ma scavando sotto lo smalto istituzionale, emerge la vera natura politica della Sindaca: un centrismo spinto che guarda decisamente a Rignano sull’Arno. La Salis è, sostanzialmente, una renziana di ferro prestata al campo largo. Si muove in quel solco tipico dei centristi occidentali: ferocemente progressisti sui diritti individuali (che non costano nulla al bilancio dello Stato) e rigorosamente liberali su tutto il resto.
Lei stessa, del resto, non ha mai fatto mistero delle sue simpatie, dichiarando di aver votato Renzi “in quanto uomo di sinistra”. Certo, se Matteo Renzi è il punto di riferimento della sinistra, allora uno come Pierluigi Bersani rischia di passare per un pericoloso guevarista pronto a prendere la Sierra Maestra. Eppure è proprio Bersani che, con la sua proverbiale pazienza, da un anno va ripetendo in TV che servirebbero “i liberali veri”. Eccoli serviti, Pierluigi: ti hanno preso in parola.
A sgonfiare il pallone ci pensa Don Paolo Farinella che, sul blog del Fatto Quotidiano, accusa la Sindaca di tradimento. La Salis aveva giurato: “Sarò sindaca di Genova fino al 2030”. Una promessa solenne. Ma è bastato il primo fischio delle sirene romane per farle dire: “Di fronte a una richiesta unificante, ci penso”. Come scrive Farinella, chi tradisce una volta è già allenato a farlo ancora. Genova, per la Salis, rischia di non essere una missione, ma un trampolino per non “mangiare pane a tradimento” a spese dei genovesi mentre sogna Palazzo Chigi.
L’ultimo “colpo di genio” — noi umili mortali diremmo “paraculata” — documentato dall’HuffPost è il sorpasso sui social ai danni di Elly Schlein. Silvia ha capito tutto: eccola lì, nelle foto virali, posizionata “un passo indietro” alla consolle della DJ producer belga Charlotte de Witte. Uno sguardo soddisfatto che i social hanno già trasformato nel meme della Disaster Girl: la bambina che sorride mentre la casa brucia.
I numeri di Antonio Noto a Porta a Porta confermano il disastro politico: l’effetto Salis non ruba un solo voto a Fratelli d’Italia — che resta granitico al 29% — ma svuota il PD. Se la Salis scendesse in campo con una sua lista, il PD crollerebbe dal 22,5% al 19%. La “federatrice” non aggiunge nulla, cannibalizza solo i voti di chi le sta accanto, per la gioia di un Renzi che aspetta solo di fagocitarla.
Ricapitolando: quanto c’è di nuovo in una dirigente sportiva cresciuta all’ombra di Malagò e sposata con il regista della Roma bene, Fausto Brizzi? Siamo di fronte a un’operazione di marketing politico da manuale. La Salis è parte integrante di una “sinistra 2.0” che ai lavoratori preferisce i content creator.
Cara Silvia, il martello serve a costruire, non solo a farsi largo tra le macerie. Se l’obiettivo è Roma, abbia almeno il buon gusto etico suggerito da Farinella: si dimetta subito. Perché Genova non merita di essere il “piano B” di una carriera folgorante, e l’Italia non ha bisogno di un’altra influencer prestata alle istituzioni che, tra un set e l’altro, scopre che la Patria la chiama altrove.
4 cose:
1) la foto opportunity con la DJ è costata al comune 140mila euri, alla faccia dell’avarizia genovese
2) ha votato SI al referendum
3) la LINK UNIVERSITY è il nuovo nome della vecchia CEPU con VIERI nella pubblicità (altro che ateneo della politica d’élite, è un distributore automatico di “pezzi di carta”).
4) di sinistra ha solo la freccia dell’auto quando deve svoltare
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Come tutti i candidati “riformisti” (cioè renziani) proposti dal pd nelle varie tornate elettorali, la brava e bella sindaca di Genova, signora Salis, è stata immediatamente e convintamente sostenuta dal prof dott presid Giuseppe Conte.
I nodi di questi quasi quattro anni di strategia politica a dir poco disastrosa del fu movimento arriveranno tutti al pettine.
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