Lo scontro sul tasso di vicinanza all’ex premier è l’effetto collaterale della autobiografia dell’avvocato

Giuseppe Conte, Mario Draghi, Luigi Di Maio

(di Filippo Ceccarelli – repubblica.it) ROMA – Per prendere veramente sul serio la disfida su draghismo e anti-draghismo divampata tra Giuseppi Conte e Giggino Di Maio, chi ha fatto suo questo estremo “ismo”, chi l’ha esaltato e chi l’ha seppellito, attraverso quali passaggi, guerra in Ucraina, inceneritori a Santa Palomba, poteri occulti, super-bonus, variazioni quirinalesche, invidie personali, eccetera, bisognerebbe forse chiedere a Mario Draghi, ma non è il caso.

Sono gli effetti collaterali dell’incessante fiorire del temibile genere letterario in cui i politici, tutti purtroppo, di solito con l’aiuto di incolpevoli ghost-writer a volte nemmeno ringraziati, si sentono in dovere di raccontare con il cuore le loro origini, con memoria intermittente le loro imprese e con una noia addirittura sconsiderata i loro programmi.

Si trattava di un’anticipazione dell’inesorabile autobiografia di Conte, “La Nuova Primavera” (Marsilio), a cui Di Maio, da chissà quale sede mediorientale o capitolina, precipitosamente si è ribellato producendo una intricata e dettagliatissima messa a punto che, anche per quanti hanno titolo per ritenersi addetti ai lavori, rende più oscuro il già oscuro dilemma sul tasso di draghismo che attraversa il complicatissimo racconto di Conte, anti-draghiano riluttante, eppur bisogna andare.

Si perdoni qui il tono irriguardoso e liquidatorio, ma se è vero che la classe politica manca di credibilità, è proprio dinanzi a questo genere di polemiche che tali moduli espressivi vengono fuori con la massima spontaneità. Per gli stessi motivi si eviterebbe qui una vera e propria recensione, anche se sia il titolo-promessa d’innocente rinascita primaverile, te la raccomando, sia la foto di copertina dell’autore non a caso in camicia e le 379 pagine su cui si è fatto a tempo a buttare un occhio qualcosina dicono dell’odierna temperie, ben oltre le suscettibilità dell’ancor giovane (39) inviato Ue nei paesi del Golfo nonché insigne professore in Defense studies al King’s college di Londra.

Vero è che Di Maio è pizzicato più e più volte: oltre che sospetto mestatore draghiano nel testo viene descritto così shakespearianamente infido, durante un colloquio, da non riuscire a fissare Giuseppi negli occhi — di qui le efficaci contromosse del medesimo, assai prodigo di auto-elogi. E a questo proposito tocca riconoscere che Conte, due volte a palazzo Chigi, è certo un fenomeno nella doppia accezione non solo di figura degna di indagine, ma pure, specie a Roma, di soggetto così preso da se stesso, così fanatico insomma, da proporsi serenamente come metro di misura, di percorso, di stile, di convinzioni, di gusto e anche di epopea.

Per quanto la memorialistica sia una chiamata alla quale i leader di questa politica rispondono senza essere stati invitati, si possono senz’altro trascurare i ricordi di Volturara Appula, il ruolo calcistico di “falso nueve”, la lezione al bullo, i versi per l’amico morto. Ma c’è una frase di mamma Conte che, almeno per la prima metà, fa riflettere: “Se nella vita non puoi essere un pino sulla vetta di un monte…”, cerca di essere umile eccetera. Là dove il periodo ipotetico trova un senso nel sorriso appena accennato, ma enigmatico e comunque sicuro di sé che l’ex avvocato del popolo e oggi scalpitante comprimario del campo largo diffonde dalla copertina del suo volume. Dopo tutto, vi si narra di come e qualmente in pochi anni sia riuscito a far fuori nell’ordine: Salvini, la piattaforma Rousseau, Casaleggio junior, forse Draghi, di certo Di Maio e lo stesso Grillo, a sua volta convertitosi al più nefasto draghismo.

E pazienza se si parla il minimo indispensabile di servizi segreti, di russi, di Casalino — e per niente, purtroppo, delle celebri “Bimbe di Conte” sui social. Peccato solo che Di Maio non possa rispondere alla “Nuova primavera” in modo più articolato. Giggino infatti ha avuto troppa fretta e già nel lontano 2021 aveva dato alle stampe per Piemme: “Un amore chiamato politica. La mia storia e tutto quello che ancora non sapete” — ma nel frattempo è invecchiato troppo in fretta.