È sconfortante constatare come il passato non passi ancora per questa parte politica. Non c’è stata alcuna elaborazione culturale

(Piero Ignazi – editorialedomani.it) – Anche ripetere stanca. Eppure va fatto. Fratelli d’Italia è tuttora impregnato di nostalgia per il fascismo e il neofascismo. Perché gran parte di coloro che militano in FdI ha trovato le motivazioni ideali per aderire nella cultura politica del regime fascista, prendendo aspetti e spunti anche parziali o contraddittori ma tutti appartenenti in quel mondo.

Per loro quanto è stato fatto e detto in quel periodo continua a fornire linfa vitale per le proprie coordinate politico-ideologiche. Altrimenti a quale mondo culturale farebbero riferimento? Esiste forse una componente conservatrice-moderata che si ritrova in quelle fila? Semmai circola sottotraccia un senso comune di stampo proto-democristiano che ha permeato per tanto tempo la visione di quella Italia afascista che non rivendicava il passato ma aborriva i nuovi venuti, il vento del Nord antifascista.

Permane a destra quel misto di antipolitica qualunquista e di idiosincrasia per tutto ciò che sa di cambiamento, e quindi di sinistra. Ma sotto quella coltre si muovono ancora gli spiriti sulfurei del ventennio che forniscono la spinta propulsiva ai fratellini. Non c’è altra fonte ispiratrice così calda e coinvolgente che possa forgiare una identità diversa. I riti per ricordare Acca Larentia o gli altri caduti durante la guerra civile a bassa intensità tra i giovani estremisti di destra e sinistra sono in piena sintonia con riti nibelungici neonazisti e una coreografia del culto della morte da Decima Mas. Riti ai quali nel passato si sono associati tanti dirigenti attuali di FdI, salvo astenersene ora per convenienza o pudore.
Allora, i banchi vuoti della destra in Parlamento alla commemorazione di Giacomo Matteotti non sono una distrazione. Esprimono una estraneità al mondo dell’antifascismo e di implicita negazione della carta costituzionale che è scaturita dalla lotta di liberazione. È sconfortante constatare come il passato non passi ancora per questa parte politica. Non c’è stata alcuna elaborazione culturale. Le Tesi di Trieste elaborate nel loro primo e unico congresso non state emendate.
Solo grazie all’astio roccioso nei confronti della sinistra da parte di media e establishment compiacenti su questi riferimenti antidemocratici, e altri (ri)emersi nel corso di questi anni, viene steso un velo. Un esempio. Non passa giorno che non ci sia un ammonimento sulla inaffidabilità della sinistra in politica estera, quando invece al governo abbiamo un partito filoputiniano come la Lega, che mette costantemente i bastoni tra le ruote alla politica estera del governo. Ma su Salvini si sorvola benignamente.Meloni
Giorgia Meloni, si pone in piena continuità ideale con la sua storia di neofascista, che non rinnega, come le aveva insegnato il suo mentore Almirante. Però, dal momento in cui è entrata al governo, si è dovuta adeguare alla contingenza di non disporre dei pieni poteri e all’esistenza di contraltari potenti, dalla presidenza della Repubblica ai legami internazionali.
Ma al camicia di forza europea torna di nuovo troppo stretta. Le bordate antieuropee di questi giorni riportano Meloni al tempo della “pacchia finita”, slogan sovranista contro la Ue inneggiato durante la campagna elettorale del 2022. Questo richiamo della foresta, unito alle limitazioni delle libertà civili introdotte con il decreto Sicurezza (senza dimenticare il decreto anti rave party che ha salvato questo paese dalla rovina…), conferma l’ipotesi iniziale del passato che non passa. Al quale danno ultimo sostegno le chat antisemite dei dirigenti trentini del partito.
Fratelli d’Italia non riesce, finora almeno, a modificare le proprie coordinate ideologiche. Rimane chiuso, imbozzolato nei suoi riferimenti ereditati in linea diretta dal Movimento sociale almirantiano, con in più un pizzico di rautismo anni Ottanta. Quattro anni di governo non sono serviti a “romanizzare i barbari” come si diceva un tempo dei 5 stelle. Ma forse è compito anche della sinistra fare un passo avanti per favorire il disgelo del loro iceberg politico-culturale. Incalzare e confrontare gli avversari su questo terreno – diverso da quello della lotta politica – è un servizio per la democrazia italiana. Inoltre, quando si disgela un iceberg, poi va tutto in mille rivoli, non rimane più nulla.
Monarchia,Fascismo e Santa Chiesa ….andavano a braccetto e la povera gente andava a fare i coloni per la realizzazione del sogno Impero!
Oggi che è cambiato? Nullaaaaa…si chiama solo neofascismo: scudo per la politica,magistratura al volere politico, economia liberista-speculativa,salari di fame,sistema sociale allo sbando,povertà in aumento,mancanza di lavoro,delocalizzazioni aziende, eeee…fuga dei giovani…chiamatelòo come volete se non è fascismo questo non lo era neppure nel ’20.
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