L’attacco al Pontefice del presidente Usa Trump che imbarazza il governo italiano

(di Giulio Cavalli – lanotiziagiornale.it) – Sul letto d’ospedale c’è un uomo esausto. Al suo capezzale, in vesti bianche e rosse, con la mano sulla fronte del malato, c’è Donald Trump. Dietro: la bandiera americana, aquile, aerei da caccia, fuochi d’artificio, la Statua della Libertà. L’immagine è generata dall’intelligenza artificiale e pubblicata domenica 13 aprile su Truth Social. Stesso giorno in cui il presidente degli Stati Uniti ha attaccato frontalmente Papa Leone XIV, nato Robert Francis Prevost, chicagoano, settantenne, primo pontefice americano della storia: “È debole sulla criminalità e pessimo per la politica estera”.
La sequenza è rivelatrice quanto il contenuto. Prima il post contro il Papa, poi l’immagine di Trump-guaritore che impone le mani. La religione come randello e come trono.
Il conto presentato al Vaticano
Leone XIV è all’undicesimo mese di pontificato e Trump ha deciso di regolare i conti. Il pretesto diretto: il Papa aveva definito “inaccettabile” la minaccia americana all’Iran, aveva convocato una veglia di preghiera per la pace, aveva detto alla Via Crucis del 3 aprile che «c’è chi crede di avere ricevuto un’autorità senza limiti». Frasi senza nomi. Sufficienti.
Il post su Truth stila le accuse. Leone avrebbe trovato accettabile l’Iran nucleare. Ha criticato l’offensiva americana in Venezuela. Ha incontrato David Axelrod, stratega democratico ed ex consigliere di Barack Obama, che Trump chiama “un perdente della sinistra”. La logica interna è quella dello scrutinio di fedeltà: il Papa non è giudicato sulla dottrina ma sulla lealtà alla piattaforma MAGA. Trump lo scrive esplicitamente: preferisce il fratello del pontefice, tale Louis Prevost, “perché è totalmente MAGA. Lui ha capito tutto”.
La parte più densa del testo è quella finale. “Leone dovrebbe essermi grato”, scrive Trump. “La sua nomina è stata una sorpresa sconcertante. Non era in nessuna lista per diventare papa ed è stato scelto dalla Chiesa solo perché era americano. Se io non fossi alla Casa Bianca, Leone non sarebbe in Vaticano”. Il Conclave del maggio 2025, in questa lettura, è una mossa tattica pensata per gestire Trump. La risposta di Trump è rivendicare il merito dell’elezione.
Il protestantesimo teologicamente vuoto
Massimo Faggioli, storico della religione alla Villanova University di Philadelphia, ha pubblicato nel 2025 “Da Dio a Trump. Crisi cattolica e politica americana” (Scholè). La tesi centrale: il carisma di Trump è una forma di messianismo politico in cui i difetti personali del leader contano meno della missione salvifica che gli è stata attribuita. Faggioli descrive un protestantesimo teologicamente svuotato che ha colonizzato l’immaginario conservatore americano, trasformando la fede in appartenenza identitaria. Trump, scrive Faggioli, è «praticamente ateo non solo rispetto al cristianesimo ma ateo anche rispetto ai dogmi di fede dell’America». La sacralizzazione è però un’industria: la corona di spine, la Bibbia griffata. Il guaritore di domenica ne è il capitolo più recente.
Mons. Paul S. Coakley, arcivescovo di Oklahoma City e presidente della Conferenza episcopale statunitense (Usccb), ha risposto in una sola frase: «Papa Leone non è il suo rivale. È il Vicario di Cristo che parla dalla verità del Vangelo».
Mentre Trump calpesta il papato, a Roma Giorgia Meloni e Matteo Salvini rispondono. In modi che tradiscono il rispettivo imbarazzo.
In mattinata Palazzo Chigi dirama una nota con gli auguri al Papa per il viaggio in Algeria, Camerun, Angola e Guinea Equatoriale, auspici di pace, parole sul «nuovo modello di cooperazione con il Continente africano». Senza una volta il nome di Trump. Solo nel tardo pomeriggio, la presidente del Consiglio che ha costruito un’identità politica sul Dio, patria e famiglia, quando il caso è ormai deflagrato, è costretta ad integrare: «Pensavo che il senso della mia dichiarazione di questa mattina fosse chiaro, ma lo ribadisco con maggiore chiarezza. Trovo inaccettabili le parole del Presidente Trump nei confronti del Santo Padre».
Salvini, dal canto suo, l’aveva anticipata a TeleLombardia: «Attaccare il Papa, uomo simbolo di pace e guida spirituale per miliardi di cattolici, non mi sembra una cosa utile e intelligente da fare». Omette il nome dell’autore. Una critica senza soggetto, elementare come una cartolina. Salvini, che del rosario ha fatto una bandiera elettorale, liquida l’offensiva al vicario di Cristo come mossa “poco intelligente”. Solo questo.
Leone XIV è in viaggio apostolico verso l’Algeria, primo Paese di un tour africano di undici giorni incentrato su pace e dialogo tra i popoli. Trump, intanto, guarisce i malati.
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D’accordo Trump l’ ha fatta di nuovo fuori dal vaso ma alla sua età… Però ricordo un altro papà che veniva dalle Americhe che accusò la Nato di essere andata a latrare alle porte della Russia . Ricevette per questo ed altre due prese di posizione insulti neanche tanto velati e accuse di essere l’ anti papà in terra . Non vi furono da parte di certi settori progressisti alla Biden nel mondo e anche nel nostro paese indignazione verso chi accusava di partigianeria filo russa il vicario di Cristo in terra .
Siamo alle solite .
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Io direi che le prove della sua patologia psichiatrica ci sono tutte.
25° emendamento, presto…
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L’immagine è generata dall’intelligenza artificiale
Una balla anche se ripetuta miliardi di volte sempre balla resta.
Il giorno che si tratterrà con serietà dei limiti e dei vantaggi dei circa 123 differenti oggetti digitali catalogati “alla sans façon” ‘intelligenza artificiale’ sarà senz’altro il 31 Febbraio di un anno non bisestile.
Magari riportare che proprio l’AI ha cancellato il giorno 1 Aprile la registrazione dello stesso fenomeno dove si identificava a Dio, metterebbe in dubbio la “automatica deduzione” chi ha fa cosa.
Ormai sono almeno diverse decine di casi che l’AI spacciata per digitale “oggetto pilotato dal potere” sfuggiti allo “pseudo controllo a livello mondiale”.
Qualsiasi motore AI non consente di “bersagliare” una entità politica che sia Salvini o Trump, Conte o Meloni, Sanchez o gli Ayatollah.
E non può fare a meno di partire dalla sua base genetica imposta e condizionante
La dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Ma questo per molti ignoranti “superiori” è accademia.
Sta cambiando ogni giorno di più e non è possibile “stargli dietro”.
Neanche i proprietari.
Negli ultimi sei mesi anche con l’introduzione “massiva” degli “agenti AI” è cambiata così tanto come non lo era stata nei tre anni precedenti.
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