
(Gloria Germani – lindipendente.online) – Ci troviamo in una situazione rovinosa: nella morte del diritto internazionale che ha reso possibile il genocidio a Gaza, le forze Usa-Israele hanno attaccato ingiustificatamente l’Iran, uccidendo la guida suprema e altri leader, bombardando siti petrolifici, scuole, ospedali. Mentre Israele invade il Libano, le forze iraniane hanno chiuso lo stretto di Hormuz, bloccando l’afflusso del petrolio verso il resto del globo (o meglio verso le nazioni non amiche) con conseguenze pesantissime per l’industria e la crescita economica, il vero dio dell’Occidente. La Terza guerra mondiale è tra noi. Nel contempo, il collasso climatico avanza a ritmi sostenuti.
È indubbio che negli ultimi 25 anni, le forze politiche e il sistema mediatico hanno seguito la strada tracciata da Oriana Fallaci all’indomani dell’11 settembre 2001. La guerra all’islam non ha fatto che allargarsi e dalle dichiarazioni di questi giorni sul “Grande Israele” sembra che non ci sia altra strada che schiacciare definitivamente questi popoli “arretrati” e “inferiori” sulla via dell’evoluzione darwiniana (definiti “scimmie o esseri subumani”). Dopo l’epocale attacco alle Torri, la voce della famosa giornalista Oriana Fallaci si era infatti alzata dalla pagine del Corriere della Sera per attaccare l’Islam. Si riferiva ad una inferiorità culturale e usava espressioni forti come “sputare in faccia” e “nessuna pietà”, chiudendo la strada dei sostenitori di un possibile dialogo, colpevoli di affievolire l’identità cristiana dell’Occidente. Il libretto La Rabbia e l’Orgoglio ebbe una enorme successo.
Non tutti sanno che l’invettiva della Fallaci, in realtà, scaturì proprio come risposta – su richiesta dello stesso direttore del Corriere – al lungo e articolato articolo di Tiziano Terzani, pubblicato il 16 settembre sullo stesso quotidiano. La sua pozione era radicalmente diversa. Lo scrittore aveva visto nell’incredibile crollo del “Centro Mondiale del Commercio” nientemeno che “una buona occasione”. Scriveva: «Tutto il mondo avrebbe capito. L’uomo avrebbe preso coscienza, si sarebbe svegliato per ripensare tutto: i rapporti tra Stati, tra religioni, i rapporti con la natura, i rapporti stessi tra uomo e uomo. Era una buona occasione per fare un esame di coscienza, accettare le nostre responsabilità di uomini occidentali e magari fare finalmente un salto di qualità nella nostra concezione e della vita».

Per tutta la sua vita di giornalista, Terzani aveva cercato di capire le ragioni degli Altri. In Vietnam, in Cambogia, in Cina, in Giappone, aveva scandagliato le ragioni di quei popoli che, avendo subito la colonizzazione, cercavano di reagire all’impatto con la modernità occidentale. L’attacco al World Trade Center per lui era il segno definitivo che l’America non poteva più illudersi di stare esportando nel mondo benessere e giustizia. Al contrario, larga parte del mondo vedeva nella globalizzazione a guida statunitense, ovvero alla economicizzazione del mondo, un gravissimo pericolo da combattere, anche al costo della propria vita.
Terzani stava invitando gli occidentali a cogliere l’occasione per ripensare i rapporti tra Nord e Sud del mondo, a risolvere l’enorme problema ecologico, a chiedersi dove sta la felicità degli uomini e quale etica deve intessere i loro rapporti. Venticinque anni fa ribadiva una verità semplice, che però nessuno, nessuno, ha seguito: «Se vogliamo capire il mondo in cui siamo, non possiamo vederlo solo dal nostro punto di vista’».
Il vero nocciolo della questione risiede infatti in un argomento “scomodo” che Terzani precisa sia nella prima, che nell’ultima lettera: «Il problema è che fino a quando penseremo di avere il monopolio del “bene”, fino a che parleremo della nostra come la civiltà, ignorando le altre, non saremo sulla buona strada». «L’occasione è di capire una volta per tutte che il mondo è uno, che ogni parte ha il suo senso, che è possibile rimpiazzare la logica della competitività con quella della coesistenza, che l’idea di una civiltà superiore ad un altra è solo frutto di ignoranza».
A differenza di moltissimi occidentali, Tiziano Terzani non credeva più nel grande mito del Progresso, dell’Evoluzione, non credeva in quella freccia inesorabile del tempo che da Darwin e da Hegel ci fa illudere che l’Occidente moderno sia una civiltà superiore rispetto a tutte le altre. Possiamo chiederci: cosa lo sosteneva in questa convinzione? Certamente non è un’opinione umorale, ma il frutto maturo e doloroso di una esperienza di vita eccezionalmente amplia. Come corrispondente estero, aveva scrutato l’impatto della modernità occidentale sulle antiche civiltà dell’Asia nella seconda metà del Novecento: la guerra del Vietnam, la rivoluzione cambogiana, la Cina del dopo Mao, il Giappone nel boom del capitalismo. Nel 1991 capisce profondamente che i due grandi progetti della modernità – il comunismo e il capitalismo – sono ambedue basati su una visione “scientifica” che divide mente e materia, e quindi sul dominio della materia, sulla manipolazione di un mondo “esterno”, per raggiungere il benessere e la felicità. Ma questa premessa è sbagliata. Mente e materia non si possono separare come ci sta insegnando la fisica quantistica e come sapevano da sempre le antiche sapienze orientali. È questa la ragione profonda per cui Terzani non crederà più all’impero della ragione, della scienza, dei numeri, dell’economia e della tecnologia (in sintesi nell’illuminismo e nella superiore civiltà). Pochi mesi prima di morire, chiariva: «Il male del nostro tempo è che abbiamo messo la materia al centro di tutto e non vediamo altro al di là della materia. Questo giustifica il capitalismo, giustifica la ricerca esclusiva del profitto e la nostra aspirazione ad avere piuttosto che a essere». E negli stessi giorni: «L’uomo è ormai succube dell’economia. Tutta la sua vita è determinata dall’economia. Questa secondo me sarà la grande battaglia del futuro: la battaglia contro l’economia che domina le nostre vite».

Questa comprensione è importantissima e assolutamente attuale. Perché a partire dalla fine del comunismo negli anni 90, il sistema economico-scientifico-tecnolgico a guida occidentale, è sentito autorizzato a espandersi in tutto il mondo e a non lasciare un lembo di terra fuori dalla sua superiore sfera, oggi più che mai. È la stessa legge dell’economia che lo impone: quella della crescita infinita. Ma questo non fa che portare alla guerra, alla guerra infinita. «La guerra – scriveva Terzani nel novembre 2001 – si sposterà verosimilmente in Iraq, in Somalia, in Sudan, forse in Siria, in Libano e chi sa dove ancora. Sono più di sessanta gli stati in cui secondo Washington si annidano i terroristi e chi non collaborerà con gli Stati Uniti a snidiarli sarà considerato un nemico».
Oggi l’asse Usa-Isreale, chiamata anche non senza ragione “coalizione Epstein”, dopo aver sterminato i palestinesi – che a loro dire sono tutti terroristi, compresi i bambini – prova a sterminare il Libano, l’Iran e probabilmente chiunque in futuro non collaborerà con loro. In nome della loro superiore verità? Una verità sconfessata dalla fisica quantistica, ma anche dall’enorme collasso climatico provocato dalla civiltà tecnologica-industriale?
Terzani aveva però visto altre cose, proprio a partire dalla fine del comunismo nel 1991. Durante il lungo viaggio che lo portò a Mosca, raccontato in Buonanotte Sig.Lenin, aveva sentito “il galoppare” del fondamentalismo islamico. «Avevo provato sulla mia pelle la conferma che con la caduta del muro di Berlino e la fine del Comunismo, la sola ideologia ancor determinata a opporsi al Nuovo Ordine che, con l’America in testa, prometteva pace e prosperità al mondo globalizzato, era questa versione fondamentalista e militante dell’Islam».
Terzani tornerà con grande forza su questo punto. Nel suo libro testamento, La Fine è il mio inizio, ribadisce: «Ho visto la prima statua di Lenin abbattuta nell’Asia centrale all’urlo di “Allah Akbar, Allah, Akbar!” Allah è grande. Solo gli sciocchi e i miopi non vedono il legame che c’è tra la fine del comunismo come ideologia di rivolta e l’Islam fondamentalista di oggi. Prima chi voleva combattere per un mondo diverso, per un mondo migliore, contro il capitalismo occidentale, ricorreva al marxismo-leninismo. Era l’arma ideologica che dava disciplina, che dava una struttura di riferimento […]L’Islam fondamentalista ha preso oggi il posto del marxismo-leninismo… Quando quest’arma è scaduta, ne è nata una nuova. Se non capisci questo, non capisci nulla».
Ma Terzani aveva ancora una marcia in più. Aveva capito alla radice che il sistema consumistico-industriale-tecnologico è tutto basato sulla vendita di desideri artificiali. E questo vendita di desideri è un automatico meccanismo di infelicità. Lo aveva già insegnato il Buddha, 2600 anni fa.

Si è passati dalla colonizzazione storica alla colonizzazione dell’immaginario.
Il pensatore fuori dal coro, scriveva infatti nel gennaio 2002: «Un secolo fa per gli afgani, come per gli altri popoli del mondo, la diversità stava nel rendersi indipendenti all’oppressione coloniale. Oggi è nel restare fuori da un sistema più sofisticato, ma ugualmente opprimente, che cerca di fare di tutto il mondo un mercato, di tutti gli uomini dei consumatori a cui vendere prima gli stessi desideri e poi gli stessi prodotti».
Il problema riguarda il non arrendersi al consumismo, ma soprattutto non arrendersi alla globalizzazione della mente. Le parole del grande viaggiatore sono molto attuali anche ora: «Oggi c’è nel mondo un crescente numero di persone che non aspira ad essere come noi, che non insegue i nostri sogni, che non ha le nostre aspettative e i nostri desideri. Un commerciante di tessuti di 60 anni, incontrato ad un raduno di missionari tablighi, me lo ha detto con grande semplicità: Non vogliamo vivere come voi, non vogliamo vedere la vostra televisione, i vostri film. Non vogliamo la vostra libertà. Vogliamo che la nostra società sia retta dalla legge coranica, che la nostra economia non sia determinata dalla legge del profitto. Quando io alla fine di una giornata ho già venduto abbastanza per il mio fabbisogno, il prossimo cliente lo mando a comprare dal mio vicino che ho visto non ha venduto nulla».
Vista la situazione di questi giorni, con chiusura iraniana dello stretto di Hormuz e tutte le conseguenze sulle economie occidentali, vi lascio con ancora altre parole profetiche di Terzani: «Al fondo di tutti i problemi odierni degli americani e nostri nel Medio Oriente c’è, a parte la questione israeliano-palestinese, la ossessiva preoccupazione occidentale di far restare nelle mani di regimi ‘amici’, qualunque essi fossero, le riserve petrolifere della regione. Questa è stata la trappola. L’occasione per uscirne è ora. Perché non rivediamo la nostra dipendenza economica dal petrolio? Perché non studiamo davvero, come avremmo potuto già fare da una ventina d’anni, tutte le possibili fonti alternative di energia?».
Tranne che ” la terza guerra mondiale è tra noi”… Top.
Grandissimo uomo e straordinario giornalista il TIZIANO,ne nasce uno ogni 50anni, pelle d’oca e occhi lucidi.
Bravissima la Gloria, e il suo “Tiziano Terzani: la rivoluzione dentro di noi” che ho divorato ormai quasi 20 anni fa.
Reminiscenze post giovinezza.
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