Il ministro Tajani aveva affermato: “Il diritto internazionale esiste fino a un certo punto”. Con un certo sgomento, lunedì scorso abbiamo assistito alla popolare trasmissione Otto e mezzo, nella quale brillanti analisti e diplomatici ripetevano in modo un tantino più sofisticato lo stesso concetto, ostentando contenti il loro cinico realismo e contraddicendosi subito […]

Troppi diritti calpestati e l’Europa intrappolata

(estr. di Elena Basile – ilfattoquotidiano.it) – […] Il ministro Tajani aveva affermato: “Il diritto internazionale esiste fino a un certo punto”. Con un certo sgomento, lunedì scorso abbiamo assistito alla popolare trasmissione Otto e mezzo, nella quale brillanti analisti e diplomatici ripetevano in modo un tantino più sofisticato lo stesso concetto, ostentando contenti il loro cinico realismo e contraddicendosi subito dopo, con esternazioni in base alle quali l’attacco all’Iran sarebbe una conseguenza del 7 ottobre e troverebbe la sua giustificazione nel finanziamento iraniano al terrorismo. Di fatto, il terrorismo è stato soprattutto sunnita e gestito dalla Cia: Hamas non è stato finanziato solo dall’Iran, ma dallo stesso Netanyahu, per sua pubblica ammissione in versione anti Autorità Palestinese. E si potrebbe continuare all’infinito, con gli alleati Pakistan e Qatar, oppure con l’ex terrorista Al Jolani posto dall’Occidente a capo della Siria.

[…] Mi sembrerebbe importante chiarire che, sebbene il diritto internazionale non sia avulso dalla Storia, ma radicato nella realtà geopolitica, e dunque capace di tradurre in norme la narrativa dei vincenti (ma così scopriamo solo l’uovo di Colombo), nel dopoguerra l’Occidente vittorioso aveva creato un sistema multilaterale e un insieme di norme che avrebbero potuto guidare un rapporto civilizzato tra gli Stati. Nel corso della guerra fredda, cadute ve ne sono state, ma il sistema ha nel complesso tenuto. Come ho tentato di illustrare in Approdo per noi naufraghi (saggio che continua a ricevere molta attenzione da parte della società civile, meno da parte del mainstream), dopo il crollo dell’Unione Sovietica nel 1991, l’impero americano al colmo della sua potenza decise di sostituire l’ordine multilaterale, che aveva i suoi pilastri nell’Onu e nell’Osce, con la Nato, alleanza militare aggressiva, impiegata a 360 gradi per le guerre di “esportazione della democrazia”.

È triste notare come la sottocultura imperversi e persino stimati analisti e diplomatici possano non denunciare, trincerandosi dietro un relativismo astorico, un fenomeno che appartiene agli ultimi 30 anni (bombardamenti a Belgrado, Afghanistan, Iraq, Libia, Siria, Ucraina, Gaza, Venezuela, Iran) e vede la hybris occidentale, cominciata con Clinton, Bush jr., Obama, Biden e culminata con Trump, distruggere le regole del diritto internazionale da noi creato mentre decantiamo farsescamente i “valori occidentali”, i diritti umani e la nostra civiltà in uno scimmiottamento dell’antico colonialismo.

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L’aggressione all’Iran per trasformare un Paese dalla storia millenaria, con un’élite colta (magari ce l’avessimo noi) e una società civile dinamica, in una zona balcanizzata al servizio degli interessi israelo-americani, è l’incarnazione dell’Occidente brutale e selvaggio a cui i media e la classe di servizio, con una propaganda demenziale, stanno cercando di far abituare la popolazione europea. Potenza geopolitica occidentale, contenimento della Cina e militarizzazione del dollaro fanno da sfondo a questa guerra illecita che ha già sterminato centinaia di civili iraniani e causato le rappresaglie di Teheran, in grado di provocare un conflitto regionale, la chiusura dello stretto di Hormuz con conseguenze catastrofiche per l’economia europea. Israele e la sua potentissima lobby, che condiziona pesantemente la politica statunitense ed europea (concetto semplice e mai evidenziato dai media) da almeno un decennio cerca di trascinare Washington in una guerra contro Teheran. I pretesti del nucleare, della minaccia missilistica, del finanziamento del terrorismo non sono fondati. Sono strumenti di propaganda purtroppo ripetuti fino alla noia da diplomatici e accademici.

[…] Si ricorda che l’Iran con Hezbollah, Houti e Hamas, è l’unico Stato ad aver reagito contro il genocidio dei gazawi (ammesso dal tribunale onusiano Cgi e platealmente negato nelle tv europee), mentre Turchia, Egitto, Arabia Saudita, Russia e Cina, a prescindere dalla retorica a uso interno, hanno mantenuto la cooperazione militare ed economica con Israele, esattamente come l’Europa. Nel mondo orwelliano a cui ci stiamo abituando, le destre e parte del centrosinistra in Europa sostengono il figlio dello scià che terrorizzava il popolo con la Savak, approvando un piano di sirianizzazione dell’Iran attraverso l’utilizzo delle minoranze etniche: curdi, beluci, milizie sunnite irachene.

Tutto normale, suvvia, siamo realisti! Eppure se lo fossimo ci domanderemmo dove sono gli interessi europei, geopolitici, economici e energetici in queste sporche guerre in Ucraina come in Iran. L’Europa continentale e mediterranea, se avesse una leadership funzionale al bene comune, riporterebbe in agenda la cooperazione e la mediazione con Russia, Cina e Iran. La sicurezza geopolitica e energetica dell’Europa è in gioco.