Con il salto nel buio dei due compari Trump–Netanyahu, il mondo scivola lungo la traiettoria di una guerra globale sotto mentite spoglie. La situazione è “eccellente”: ma solo per loro.

(Gianvito Pipitone – gianvitopipitone.substack.com) – Nessuno ha creduto nemmeno per un istante che con l’assassinio di Khamenei, guida spirituale e massimo esponente politico dell’Iran, la guerra si sarebbe potuta concludere, come se si trattasse di un Venezuela qualunque. Eppure l’impressione è che Trump, mal consigliato dal suo compare Netanyahu, non abbia compreso fino in fondo il significato del suo gesto: aver scatenato l’inferno nel cuore del Medio Oriente, con il rischio di trascinare mezzo mondo nel vortice.
Quel salto nel buio che alcuni dei suoi stessi consiglieri avevano paventato è appena iniziato. E più passano le ore e i giorni, più si allungano le proiezioni di durata di una guerra che in molti hanno definito assurda.
Assurda perché esplosa proprio mentre l’Iran sembrava aver accettato le condizioni delle ultime trattative con gli Stati Uniti in Oman. Certo, l’odore di polvere da sparo era nell’aria: da settimane le agenzie parlavano di un’aggressione imminente. E così, con lo scoppio dell’ennesimo conflitto – il nono della seconda era Trump, alla faccia del Nobel per la pace – non sono mancati i proclami in perfetto stile trumpiano, senza filtri, senza giri di parole, come piace a questa destra Maga, estrema, violenta e arrogante. Si gioca cioè a carte scoperte: per il “cambio di regime”.
Che fosse questo l’obiettivo non sorprende nessuno. Sorprende invece la fragilità della versione ufficiale: l’Iran come minaccia nucleare da neutralizzare a ogni costo. Una narrazione che non convince nessuno, soprattutto dopo le “prove generali” nel giugno dell’anno scorso, quando i principali siti militari e nucleari iraniani – Fordow, Natanz, Isfahan – furono bombardati e messi fuori uso, decretando di fatto un knock-out tecnico.
Ma ecco che, uscita dalla porta, oggi la guerra rientra dalla finestra con la versione colpevolista: “Ve l’avevamo detto, ma avete voluto fare di testa vostra”. È esattamente questa la narrazione che passa e buca lo schermo. O almeno, la narrazione che vanno raccontando i due compari, Trump e Netanyahu, sempre più uniti nel destino di autocrati spregiudicati, seppur ancora formalmente in veste democratica.

In tutto ciò, i grandi assenti – come sempre – sono gli europei. Non avvertiti prima, e forse neanche dopo l’attacco. Con le solite scene da avanspettacolo riservate al nostro governo, suo malgrado protagonista con il ministro Crosetto in un rocambolesco rientro dal teatro di guerra, bizzarro quanto ridicolo nei modi e nelle comunicazioni ufficiali. D’altronde Tajani e Crosetto, alias Gianni e Pinotto, quando ci si mettono, riescono sempre a regalare grandi emozioni. Ma bisogna ammettere che anche nel resto dell’Europa che conta non va meglio: lì, da tempo, con Trump in campo non si riesce più a toccare palla. Mentre c’è da notare che il premier britannico Starmer, sembra impegnato in una gara a distanza con Meloni per aggiudicarsi il ruolo di “ruota di scorta” di Washington; stavolta bruciando la premier italiana sul tempo e affrettandosi a dare l’ok all’utilizzo delle basi britanniche in Medio Oriente.
Nel contempo, da Bruxelles – così come dalle principali cancellerie continentali – filtra tutto il malumore per l’ennesimo atto di hybris, di tracotanza, compiuto dagli Stati Uniti senza neppure il tentativo di un minimo cappello di diritto internazionale.
Trump – che ormai va chiamato per quello che è: un pericoloso autocrate che quotidianamente fa a fettine una delle democrazie più antiche del mondo – è riuscito persino a mettere quasi tutti d’accordo nel disprezzo verso la sua persona. E così, quando perfino Putin, decano honoris causa di autocrazia, arriva ad accusarlo di aver aggredito arbitrariamente uno Stato sovrano, si sfiora francamente il grottesco. Verrebbe da ridere, se non ci fosse da piangere. Quel Putin che appena quattro anni fa ha fatto esattamente la stessa cosa invadendo l’Ucraina. Tutto ciò dà l’esatta misura del grado di allucinazione con cui questi autocrati globali stanno provando – ognuno a proprio modo e sempre in maniera tirannica – a riscrivere la narrazione secondo le linee guida della loro propaganda.

No, l’aggressione di Trump al regime – sanguinario e dittatoriale – degli ayatollah non è una buona notizia per nessuno. Non lo è per i civili iraniani, che pagheranno il prezzo più alto. Hanno cominciato a pagarlo, fin dal primo giorno, quando per “errore” un missile ha centrato in pieno una scuola elementare a Minab, uccidendo 148 persone, fra cui la maggior parte bambine e ragazze. Non lo è per la stabilità regionale, già compromessa dalla reazione scomposta dei pasdaran, i “guardiani della rivoluzione”, che nelle 48 ore successive all’attacco congiunto israelo-americano, hanno colpito all’impazzata: Emirati, Qatar, Bahrein, Arabia Saudita, Kuwait, fino a lambire una base britannica a Cipro. Non lo è per la finanza globale, con le borse in fibrillazione e il prezzo del greggio in salita dopo il blocco dello stretto di Hormuz. E nemmeno per Russia e Cina, entrambe legate all’Iran da rapporti economici e militari. E – in ultima analisi – non lo è per gli stessi Stati Uniti, che al loro interno hanno una vasta minoranza musulmana che potrebbe diventare un fattore di instabilità pericolosissimo.
E allora, cui prodest? A chi conviene tutto ciò? Certamente a Israele e al suo presidente Netanyahu che, da tempo immemore, è alle prese con una guerra permanente. Ad esempio, sembra che Israele non aspettasse altro che un pretesto per riprendere a colpire il Libano, casa degli Hezbollah sciiti, alleati degli ayatollah iraniani.
L’impressione è che per Netanyahu questo sia davvero il momento del rischia tutto, in cui tutto può accadere. Dopo aver raso al suolo Gaza, ora accarezza apertamente il sogno della “Grande Israele”, finalmente – nella sua visione – libera dall’impiccio arabo. Ma prima dovrà superare l’esame più duro: sbarazzarsi del suo nemico giurato, l’Iran degli ayatollah. E c’è da scommettere che questo nuovo arrembaggio finirà per tradursi anche in un ulteriore avanzamento dei coloni in Cisgiordania.
Come diceva Mao Zedong, alle prese con le mille anime della Cina del tempo: “Grande è la confusione sotto il cielo, la situazione è eccellente.” Una massima che sembra cucirsi perfettamente a quanto si sta delineando oggi in Medio Oriente. E che il duo Netanyahu-Trump ha fatto propria. Nell’incertezza in cui l’intera regione è precipitata, una sola cosa appare certa: Israele, forte del fratello maggiore americano, dà tutta l’idea di voler passare all’incasso. Mentre i Paesi arabi – compresi gli Emirati del Golfo e l’Arabia Saudita, che negli ultimi anni hanno lavorato invece per una regione stabile – si ritrovano trascinati a forza in un conflitto che nessuno di loro voleva. Nessuno, tranne Trump e Netanyahu.
Resta ora da fare i conti con due cose: lo Stato profondo iraniano, orgoglioso della propria indipendenza, storia e cultura, che – questa è l’impressione – venderà cara la pelle; e il sistema di intelligence militare che Pechino e, perché no, anche Mosca potrebbero aver già messo a disposizione dei loro “amici” iraniani.
Resta da capire quanto costerà al mondo questo “regime change” deciso a tavolino. Senza contare – per essere chiari – che ci siamo già incanalati sulla traiettoria di una terza guerra mondiale sotto mentite spoglie, anche se forse non ce ne siamo ancora accorti.
Non mi risulta che “Putin abbia fatto la stessa cosa” altrimenti non avremmo avuto il piacere di avere avuto un per 4 anni un lagnoso mendicante ucraino che ci ha mandato in malora, fatto saltare in oleodotto e che adesso dobbiamo pure fare entrare in UE….
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l’ucraina non entrerà mai nella ue
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O di ciò che ne resta. Dell’UE.
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e giusto per ricordare che la guerra iniziò circa 12 anni fa
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e comunque lo confessa anche zelensky ad abc news in una intervista del 2023
https://abcnews.com/Politics/week-transcript-7-9-23-ukrainian-president-volodymyr/story?id=100850426
Martha Raddatz: Donald Trump afferma che se venisse eletto presidente porrebbe fine alla guerra in 24 ore.
Volodymyr Zelensky: Mi sembra che il solo desiderio di porre fine alla guerra sia meraviglioso. Ma questo desiderio dovrebbe basarsi su un’esperienza di vita reale. Beh, sembra che Donald Trump abbia già avuto queste 24 ore una volta nella sua vita. Eravamo in guerra, non una guerra su vasta scala, ma eravamo in guerra, e presumo che lui avesse quel tempo a disposizione, ma doveva avere altre priorità
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Bravo Gianvito.
A mio avviso, dopo un periodo di appannamento, ampiamente sopra la media
voto 7,5
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Ottimo articolo di Gianvito Pipitone.
I commenti uno spasso di comicità:
Totò agiustetto c’è rimasto male per questo passaggio:
“E così, quando perfino Putin, decano honoris causa di autocrazia, arriva ad accusarlo di aver aggredito arbitrariamente uno Stato sovrano, si sfiora francamente il grottesco. Quel Putin che appena quattro anni fa ha fatto esattamente la stessa cosa invadendo l’Ucraina”.
C’è rimasto male perché a lui “non risulta” 🤣 🤣 😂 🤣
Ma subito interviene Peppino unkle a consolarlo. Lui che, oltre a cambiarsi il nome prima in cirillico poi in farsi (attendiamo il cinese), ha notoriamente capacità divinatorie, gli dice perentorio: “l’ucraina non entrerà mai nella ue!”. Da morire dalle risate.
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attento a non morire sul serio, shit happens
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