Il filosofo spiega la sua contrarietà: “Come per Trump, la divisione dei poteri viene ritenuta una cosa arcaica”

(di Concetto Vecchio – repubblica.it) – Professor Massimo Cacciari, qual è la posta in gioco al referendum sulla giustizia?
«Certamente non la tenuta del governo. Non c’è da dare nessuna spallata. Nemmeno è in ballo la riforma della giustizia o il miglioramento di quella barbarie che oggi è il sistema carcerario».
Non cambia la vita dei cittadini?
«Tutte le questioni che interessano davvero, i processi più rapidi, le procedure più snelle, le garanzie, non vengono toccate. Anzi, si aumentano le spese, si triplicano gli organismi, e si mira a rafforzare il controllo politico sugli organi di auto-governo della magistratura, soprattutto in materia disciplinare».
Lei come voterà?
«Penso sia importante dire no a una prospettiva che va nella direzione di subordinare le funzioni giudiziarie all’esecutivo».
La separazione delle carriere è un primo passo della destra?
«Sì, minimo, se vogliamo. Ma che va in quella direzione. Non ci sto».
Ma qual è esattamente la direzione?
«Quella imboccata da tutte le destre. Il potere si deve riassumere nell’esecutivo, che non può avere impedimenti da parte di altri, che devono limitarsi a svolgere funzioni amministrative, cioè ad amministrare muti le norme che dettano gli esecutivi. Non poteri».
Le regole del gioco le detta l’esecutivo?
«Sì, e gli altri si adeguano».
La vittoria del sì quindi sarebbe un via libera al governo per proseguire su quella strada?
«Si corre questo rischio».
È il modello Trump.
«La divisione dei poteri è ritenuta una cosa arcaica. Questo modo di pensare, che sta dominando le élite di potere, ha una base molto forte. Non è da prendere sotto gamba, perché si radica negli assetti di potere attuali in tutto il mondo occidentale. Ed è funzionale a un certo capitalismo, a un certo potere economico-finanziario».
Ma anche a sinistra c’è chi sostiene il sì.
«Non hanno capito. Sono i famosi specialisti che guardano alla riforma come se si trattasse soltanto della separazione delle carriere. Sono dei miopi».
Miopi?
«Gli specialisti hanno spesso la testa nel pallone, cioè nelle loro specifiche competenze, e non sanno collocare la materia di cui si occupano dentro un contesto più generale. Purtroppo i Rodotà scarseggiano».
Quindi il voto del 22-23 marzo è un voto politico?
«Culturale, direi. Pone in prospettiva questioni molto serie, profonde. Che hanno radici nelle nostre strutture economiche, sociali».
Ma il rischio qual è?
«Che passo dopo passo ci ritroveremo alla fine della democrazia rappresentativa, che si fonda sulla divisioni dei poteri».
Lei crede ai sondaggi che danno il no in grande rimonta?
«Forse la gente si sta rendendo conto dei rischi che corriamo. Però alla fine penso che vincerà il sì».
Perché?
«Per una ragione banale: tutti i referendum sono stati vinti da coloro che, a torto o a ragione, avevano l’aria di rappresentare il popolo, la “sanità plebea” come diceva il Carducci, contro il palazzo».
La magistratura è vista come il palazzo?
«Temo di sì, come una sua stanza, e anche per colpe sue. Perché ha scelto da anni la via del “resistere, resistere, resistere”. Non mostrando capacità di autoriforma».
Lei conosce molto bene il ministro Nordio.
«Bene, no. Lo conosco. È sempre stato di destra, ma come magistrato lo ricordo corretto. Pensavo facesse il ministro tecnico, invece con stupore vedo che lo fa da meloniano-meloniano. Quella sul Csm paramafioso è stata una colossale gaffe, di cui lo credevo davvero incapace».
Il procuratore Gratteri ha sbagliato a dire che gli imputati e i massoni avrebbero votato per il sì?
«Mi sembra una frase un po’ ridicola. I massoni sono dappertutto, sono ovunque conti esserci, e per loro destra e sinistra sono puri flatus vocis, mi creda».
Tiepidino Cacciari sul referendum. Però la battuta finale sui massoni è illuminante . Sono ovunque c’è potere e questo significa che ,tradotto, sono uno stato profondo .
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CAMBIA IL SISTEMA ELETTORALE- Viviana Vivarelli
La legge su cui voteremo il 23 marzo con referendum consta di due pagine, in parte molto oscure anche agli esperti, che rilasciano l’attuazione a decreti futuri da fsri con legge ordinaria che potrebbero cambiare totalmente il senso del nostro Stato. Votare SÍ a questo obbrobrio apre una strada oscura di cui non sono visibili le conseguenze.
Partita con spavalda sicurezza, la Meloni sta cominciano a capire che i NO al referendum stanno vincendo e che questo determinerà il crollo del suo governo.
Nel suo desiderio spasmodico di accentrare su di sé tutti i poteri per stravolgere la nostra Repubblica Parlamentare in Repubblica Presidenziale (Berlusconi9 mirava al Sultanato), è andata troppo oltre, aggravando la campagna contro la Magistratura già appesantita dall’odio di Berlusconi, un odio contro la sua indipendenza che parte addirittura dalla P2 di Licio Gelli.
La nostra Giorgia dei Macelli era partita con troppa sicumera, convinta che cambiare 7 articoli della Costituzione sarebbe stato un giochetto facile e dimenticando i referendum già falliti in tal senso del federalismo di Bossi e dell’eliminazione del Senato di Renzi, che produssero la caduta di entrambi.
Quando un Governo traballa, la prima cosa che fa in Italia è cambiare sistema elettorale, in modo da farne non uno che aumenti la democrazia o tuteli gli interessi e i diritti dei cittadini, ma uno costruito al mm a tavolino che dà ai partiti di governo più probabilità di vincere.
Stanotte il sopruso è stato commesso e la legge elettorale è stata cambiata.
Ricordiamo alcune cose:
– che la Costituzione americana esiste da 237 anni e in tutto questo tempo non hai mai avuto cambi sostanziali a parte il voto anche ai neri o l’abbassamento dell’età minima per votare da 21 a 18 anni.
-il sistema elettorale è rimasto lo stesso per 237 anni a parte piccole modifiche
– la Costituzione italiana esiste da 87 anni. In questo tempo il sistema elettorale è stato cambiato 5 volte.
L’Italia ha cambiato il modo di eleggere i propri rappresentanti mediamente ogni 15 anni.
Ora ci siamo da capo.
I 4 anni del Governo Meloni non hanno rappresentato la realizzazione di nessuna delle promesse elettorali della destra, anzi il Governo ha agito all’opposto di quello che aveva promesso come se fosse guidato da un’unica incrollabile ossessione: cancellare tutto quello che era stato fatto in due governi da Conte e tornare agli scopi di autarchia di Berlusconi e di austerity di Draghi, aggiungendovi una supina sudditanza ai capricci di Trump col palese desiderio di allinearsi a personaggi come Milei, Trump e Netanyhau, che tutto possono rappresentare fuorché una democrazia equilibrata e pacifista. Se a tutto questo ci aggiungiamo i probabili finanziamenti ricevuti dalla setta satanica e sionista di Epstein (nei suoi files Salvini è citato 91 volte), che ha rifocillato di tangenti sioniste tutta la destra europea, ne emerge un quadro allucinante e indegno di un Paese civile. E che un simile governo, succube dei peggiori del mondo, non solo attacchi violentemente la Magistratura, stuprando le leggi penali, ma intenda cambiare di nuovo la legge elettorale, per paura di perdere il potere, suona come un’eresia.
I Padri della Costituzione si rivolteranno nella tomba e io spero che gli spiriti di De Gasperi, Dossetti, La Pira. Moro, Mortati, Togliatti, Terracini, Di Vittorio, Basso. Nenni, Croce, Einaudi, Parri, Iotti, Noce… veglino su di noi e ci salvino da tanta sventura, una Costituzione antidemocratica che prelude al ritorno del fascismo.
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“Però alla fine penso che vincerà il sì”
Queste poche parole sono sufficienti per trasformare in spazzatura tutta l’ intervista.
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