
(Alberto Canciani – lindipendente.online) – Coloro che prestano fede nella Bibbia possono leggere come la stirpe umana sia nata, all’origine, dall’omicidio di Abele da parte del fratello Caino (Genesi 4,8). Possono, inoltre, leggere in che modo l’allora migrante popolo di Israele sterminò i popoli nativi della cosiddetta “Terra promessa” (Libro dei Numeri 21, 1-3 e Numeri 21, 21-35 e Numeri 31 tutto e poi altri), mascherando, con pretesti religiosi, la loro bramosia di accaparrarsi le risorse di altri. Nel seguito dei Libri, è evidenziata, molto spesso, la violenza, fisica e/o psicologica, dei “molti” contro i “pochi”.
Vedendo come gli Israeliani di adesso trattano i Palestinesi di Gaza, viene da considerare che la Storia si ripete, ma con maggiore cattiveria e con tecnologie innovative. Molte volte, tuttavia, ho pensato che la Storia non sia “maestra di vita”. Se fosse così, Hitler non avrebbe invaso la Russia alle soglie dell’inverno come fece, sbagliando, anche Napoleone. Tuttavia, molte volte, l’attuale innovazione sociale ci porta a vedere nuovi significati del nostro passato. In effetti, potremmo considerare che le guerre e le rivoluzioni sociali possano apparire non più eventi a sé stanti, ma parti costituenti della vita di tutti i popoli, spesso con vantaggi e svantaggi non corrispondenti ai relativi successi, o insuccessi, sul campo.
I peccati originali sono pragmatici

Gli attuali problemi mondiali, tra cui le continue guerre, derivano spesso da una miriade di cause ed effetti tra loro strettamente correlati che originano confusione o disinteresse in chi li subisce. Quasi mai questi problemi sono considerati nel loro insieme integrato o ridotti a dimensioni più semplici e comprensibili. Le teorie che tentano di spiegarli sono parziali, spesso “di parte”, e vengono modificate di continuo, forse, per far sì che non siano capite. Per comprendere meglio l’attuale stato di guerra continua, al posto delle inefficaci dichiarazioni di “pace”, di “civiltà” e di “democrazia”, bisogna chiedersi «a chi maggiormente conviene» fare una certa cosa e «per quale ragione» è stata fatta, ma senza partire dai risultati ottenuti, i quali sono, per loro natura, “di parte”.
Una possibile risposta è che un conflitto con armi convenzionali e in zone lontane dagli interessi delle grandi Potenze potrebbe avere, in prevalenza, la giustificazione di “svecchiare” gli arsenali militari delle stesse Potenze, producendo danni limitati e mediaticamente dimenticabili. Di contro, un conflitto nucleare causato da una importante parte geo-politica mondiale non avrebbe alcun senso pratico, poiché la risposta immediata della controparte sarebbe quella di estendere il conflitto al mondo intero. L’ultima parola contro l’intera Specie Umana non l’avrebbe dunque un Governo, ma solamente le radiazioni mortali causate dalla catastrofe nucleare.
Un eventuale conflitto nucleare mondiale potrebbe, infatti, significare:
- La perdita di molti milioni di attuali clienti commerciali (“clienti”, non persone …);
- Il crollo totale e subitaneo delle risorse e dell’economia mondiali;
- L’effettiva inutilità, nel medio periodo, di ogni tentativo di ricostruzione;
- L’effettiva inconsistenza di un qualunque vincitore.
A chi gioverebbe, dunque, un eventuale conflitto nucleare esteso a tutto il mondo? Al momento, a nessuno.
Per argomentare che un conflitto nucleare mondiale non avrebbe una sostanziale utilità pratica e che non porterebbe vantaggi ad alcuno, accenno solamente a 3 argomenti sostanzialmente tecnici.
Primo: la complessità del Teatro Militare Spaziale
Fino alla metà degli anni ’80, il predominio dello spazio spettò sostanzialmente agli USA e all’URSS, i quali spesero miliardi di dollari nella corsa spaziale. Furono anche gli anni di quello straordinario, ma costosissimo, sviluppo tecnologico che meritò all’Inghilterra, alla Francia, alla Germania e all’Italia il primato dello sviluppo dei sistemi più innovativi nel campo delle telecomunicazioni, dell’osservazione della Terra, della navigazione satellitare e dei lanciatori di classe media.
Successivamente alla prima guerra del Golfo, dopo il 1990, i Sistemi Spaziali hanno trovato nuovi e crescenti ruoli nel supporto alle varie forme di guerra convenzionale, fornendo rilevanti vantaggi operativi e tattici ai Militari. Le risorse spaziali sono, infatti, fondamentali in molte operazioni militari tra cui gli allarmi missilistici, la geo-localizzazione, l’identificazione dei bersagli ed il rilevamento delle attività avversarie. Ogni attività militare, difensiva o aggressiva, nucleare o convenzionale, è impensabile senza il supporto dei Sistemi Spaziali. L’occupazione dello Spazio a fini militari è divenuta poi ancora più preponderante all’inizio degli anni 2000, con l’avvento della cosiddetta guerra al terrorismo. Sono state coniate, allora, le parole “tecnologie duali”, quelle tecnologie che possono soddisfare sia i bisogni civili che quelli militari, adottando un’ambivalenza dettata dall’interesse economico o strategico.

L’uso “duale” dei Sistemi Spaziali può fare diventare “bersagli” gli obiettivi, i “vettori” diventano missili intercontinentali e il “carico utile” diventa esplosivo mortale. I molti e non-chiari problemi mondiali degli ultimi anni hanno, inoltre, permesso l’ulteriore moltiplicazione delle spese militari, nonché le speculazioni delle società finanziarie, le quali si sono sviluppate attorno al pretesto della ricerca di una sedicente maggiore sicurezza internazionale e di una maggiore estensione della democrazia. La finanza mondiale deve molto al “terrorismo”, dovrebbe ringraziarlo per questo enorme giro di denaro che si dimostra molto più rilevante di quello del traffico della droga, della prostituzione e delle tecnologie innovative.
Tuttavia, la crescente militarizzazione dello spazio è in parte ostacolata dai Trattati internazionali i quali, essendo scomodi, sono quasi sempre disattesi o modificati in maniera unilaterale. La tendenza a ritrattare gli accordi internazionali deriva dal fatto che lo Spazio, a differenza del territorio, non presenta limiti, se non quelli economici, per lo sviluppo dei relativi programmi e delle tecnologie sempre più complesse.
Agli inizi degli anni 2000 ci fu un profondo mutamento tecnologico e finanziario nello sviluppo dei lanciatori e dei satelliti, dovuto essenzialmente alla diversa concezione della loro affidabilità operativa. Prima di allora, i lanciatori e i satelliti costavano molto, erano pochi, avevano dimensioni più grandi, erano costretti in orbite più alte e ospitavano quasi il doppio degli apparati elettronici e delle protezioni meccaniche necessari al funzionamento, un’opportuna ridondanza operativa calcolata perché questi continuassero a funzionare normalmente anche in caso di eventuali guasti. Grazie anche all’avvento delle più performanti tecnologie “duali” e militari, prodotte in larga serie e quindi più economiche, si passò alle costellazioni di molti satelliti, di dimensioni più piccole e posizionati a quote orbitali più basse (dai 100 ai 2000 Km invece che dai 10.000 ai 36.000 Km), soppiantando la filosofia operativa del “singolo satellite” con quella del “sistema operativo di molti satelliti”. Tutto questo ha mutato non solo il concetto stesso di affidabilità, ma anche i costi delle Assicurazioni spaziali e della Finanza spaziale, determinando una loro drastica riduzione che ha a sua volta favorito il proliferare incontrollato delle flotte spaziali e dell’occupazione orbitale.
Secondo: la complessità delle Strutture di Comando e di Controllo delle armi spaziali
Nelle operazioni militari di una qualunque Parte, la conoscenza non contaminata delle informazioni ha sempre svolto un ruolo fondamentale per il successo delle missioni. Un’efficace operatività dei Sistemi Spaziali Militari, soprattutto quelli nucleari, richiede necessariamente una o più specifiche Strutture di Comando e di Controllo. Tuttavia, qualsiasi componente di queste strutture è vulnerabile agli attacchi della controparte, che vanno dalle vulnerabilità fisiche dei siti di terra alla cosiddetta guerra elettronica (EW), che possono interrompere o deteriorare le connessioni tra il segmento spaziale e gli operatori. L’insieme di tutti questi strumenti, applicazioni, servizi e funzioni è stato tradizionalmente sintetizzato nell’acronimo C3I2 ovvero: “Comunicazione, Comando, Controllo, Informazione e Intelligence”. Negli ultimi anni la sigla C3I2 si è arricchita di altri termini tra cui: Computer, Collaborazione, Interoperabilità, Informatica, Sorveglianza e Nucleare, parole a cui corrispondono Sistemi d’arma che devono necessariamente essere interoperabili fra loro, ma che implicano un loro sistema autonomo di comando e controllo che complica la loro affidabilità operativa.
Tutte queste Strutture prevedono un insieme di variabili dipendenti molto complesse che crescono in funzione del relativo numero dei satelliti operativi. La logistica e l’elettronica che le compongono, per esempio, sono particolarmente complesse perché ogni Rete Satellitare operativa richiede almeno due identiche Strutture dedicate, situate in posti lontani tra loro e in ridondanza operativa per la loro necessità di sicurezza e di sopravvivenza ad un attacco della controparte. Questo implica necessariamente un’ulteriore connessione informatica, che a sua volta è soggetta alle contromisure di una eventuale guerra elettronica. Si consideri, infatti, che, per motivi di massima sicurezza contro eventuali attacchi del “nemico”, ogni Struttura Militare di Comando e Controllo deve essere duplicata e la seconda deve essere pronta a subentrare completamente ed in pochissimi secondi alla Struttura gemella eventualmente distrutta.
Ma in quale luogo si possono allocare queste Strutture di comando e controllo in modo tale che non si sappia dove siano, al fine di minimizzare un eventuale attacco nucleare distruttivo della controparte? In quale sede logistica si possono far vivere le decine di persone addette a queste Strutture senza far sapere chi esse siano e cosa facciano? Chi potrà garantire l’assoluta impenetrabilità delle informazioni, sia volontaria che involontaria, in ingresso ed in uscita? Quanto si devono pagare gli “addetti ai lavori” al fine di proteggersi dalla fuga intenzionale di notizie classificate?
Come risulta evidente, la complessità tecnologica, logistica e finanziaria di queste Strutture di Comando e di Controllo è di gran lunga superiore a quella degli stessi Sistemi Satellitari Militari. Ricordiamoci, tuttavia, che tanto maggiore è la complessità dei Sistemi d’arma, tanto minore è la loro affidabilità operativa in termini di reazione alla minaccia.
Proprio dalla complessità e dagli enormi costi di sviluppo e di gestione di questi capolavori tecnologici, logistici e finanziari di cui i militari sono giustamente fieri, si può trarre l’ipotesi che un qualunque conflitto nucleare che li possa distruggere sia effettivamente poco probabile. Un conflitto nucleare mondiale genererebbe solamente un mucchio di perdenti morti e di vincitori destinati, prima o poi, a morire a loro volta, oltre che a un mucchio di macerie contaminate dalle radiazioni per moltissimi anni. I militari non potrebbero più ottenere le ingenti sovvenzioni nazionali e neanche potrebbero utilizzare più i loro costosissimi apparati, una volta che questi verrebbero distrutti o contaminati. Nessun avversario avrebbe alcuna possibilità di azzerare l’intero arsenale nucleare dell’altro e/o di sfuggire ad un apocalittico attacco di rappresaglia. Il senso pratico, oggi, di una tale resistenza sarebbe solamente quello di morire per ultimi.
Terzo: l’enorme giro economico finanziario mondiale dovuto alle Multinazionali e alle loro collegate

Fino alla fine degli anni 1990, gli USA si sono posti come i principali artefici di questo giro. Oggi, invece, lo scenario vede una pluralità di concorrenti e si caratterizza per un fortissimo contrasto mondiale, esteriormente militare, mediatico e sociopolitico, ma che, nella sostanza, è economico e finanziario. Ne sono protagonisti due grandi blocchi contrapposti: l’uno, quello Occidentale, è forse in declino, ma è apparentemente coeso. L’altro, quello Orientale, è in ascesa, ma presenta una notevole discordanza di interessi.
Il vero obiettivo di questo contrasto è quello di gestire le rimanenti risorse del pianeta, determinando il predominio assoluto dello schieramento che risulterà vincitore. Questo contrasto si avvale anche delle attuali innovazioni tecnologiche: una su tutte è il WEB, quel nuovo modello mondiale civile di comando, controllo e informazione (ma chi lo gestisce veramente…?) che sembra stia progressivamente sostituendo la tradizionale istituzione politica e sociale delle singole Nazioni.
Oggi, la fittissima rete delle Multinazionali e delle loro controllate non proviene più da una sola Potenza egemone, ma da tutti i gruppi nazionali più importanti, cosa che consente a questi ultimi di sfruttare le ricchezze di un qualunque Paese senza lederne, almeno in apparenza, l’integrità sociopolitica. Un esempio eclatante è la Cina, la quale detiene l’effettiva proprietà di almeno un quarto degli asset degli USA e che, volendo, potrebbe mettere in seria difficoltà l’economia a stelle e strisce. Questa evenienza, però, non conviene ad alcuno! La rete delle Multinazionali apporta ingenti capitali ai Centri di Ricerca, alle Università, alle Fondazioni, alle Associazioni Sociali, ai Consumatori e, soprattutto, al mondo politico ed è praticamente impossibile da disarticolare. Sotto questo punto di vista, l’espansione del settore privato può sostituire efficacemente le tradizionali guerre di conquista territoriale.
Le immense risorse gestite dalle Multinazionali servono anche ad alimentare, diversificandoli, numerosi settori strategici delle attività umane: la colonizzazione dello Spazio, le applicazioni delle nuove biotecnologie, lo sviluppo delle mutazioni genetiche e delle eventuali pandemie, le applicazioni dell’industria del divertimento e dell’informazione, lo sviluppo del militare e degli armamenti, lo sviluppo della IA, lo sfruttamento delle risorse energetiche e delle scienze in generale. In definitiva, i destini di tutti gli Stati e di tutte le persone dipenderanno da chi vincerà questa contesa, il cui successo è molto più efficace e conveniente rispetto alla tanto paventata distruzione nucleare.
Quindi, se la probabilità del rischio di un conflitto nucleare mondiale risulta sostanzialmente bassa, allora perché ci si preoccupa tanto? E, ancora, perché i Media ed i relativi Profeti lo pubblicizzano tanto e lo danno quasi per inevitabile? La risposta è molto articolata ed implica molteplici competenze, a meno che la convenienza economica non sia il principale motore di coloro che manovrano le leve del potere mondiale.

Lascio ad ogni Lettore la cura di trarre le proprie conclusioni. Tuttavia vorrei che gli uomini e le donne di cattiva volontà (quelli di buona volontà sono inutili proprio perché sono già buoni…) meditassero sulla foto seguente, non perché c’è la firma di un Papa, ma per la sua sostanza, e perché i nostri figli o i nostri nipoti non abbiano a soffrire un dramma del genere.
Una guerra con armamenti nucleari è già accaduta. Oggi sono aumentati solo i paesi in grado di sostenerla. Una guerra nucleare oggi non è un rischio, ma una certezza, se dovesse scoppiare tra paesi che posseggano la bomba atomica.
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Qualcuno ha sostenuto che la guerra in Ucraina per i russi è esistenziale. Dunque, tenendo presente questa teoria, se i russi dovessero perderla, si lasceranno smontare la federazione senza opporre resistenza, oppure persi per persi faranno saltare il banco? Credo che sia un dilemma da fare tremare le vene dei polsi. Al di là del ragionamento un po’ semplicistico esposto dall’articolista.
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In realtà solo i russi sostengono, per giustificarsi, che per loro sia esistenziale e dopo 4 anni non sono ancora riusciti a convincere nessuno del fatto che effettivamente lo sia.
Potrebbero benissimo continuare ad esistere anche senza Donbass, come hanno fatto fino al 2022.
Per amor del cielo, ognuno può dire ciò che vuole: per Trump è esistenziale la Groenlandia, per Xi è esistenziale Taiwan….
E siccome sono esistenziali se non li accontenti minacciano di sganciare la bomba.
Domani occuperò la casa del mio vicino. Per me è esistenziale. Se no faccio saltare il palazzo. Vedete voi…
oh scherzo eh…. Non dico sul serio
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A mio modestissimo parere non sono ancora riusciti a convincere solo te. Perché, a vedere il riarmo europeo e le risorse messe in campo, c’è in gioco molto di più di quanto la tua ironia riesce a mordere. C’è molta più ciccia, caro mio. E non sono io a dirlo. Erano gli stessi ucraini con i nordici a tracciare mappe per suggerire le parti in cui avrebbe dovuto essere divisa la Federazione Russa, una volta sconfitta.
Anch’io scherzo, né?
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beh, anche gli usa o israele potrebbero continuare ad esistere senza rompere le balle a tutti gli altri stati del mondo, purtroppo loro non scherzano
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beh. allora anche gli usa e la loro succursale genocida mediorientale potrebbero continuare ad esistere senza rompere gli zebedei a tutti gli altri stati del mondo, e loro non scherzano
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Esatto, solo che anche loro dicono che invadere il vicino è esistenziale.
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Certo che scherzi, non puoi dire sul serio.
L’Ucraina avrebbe invaso una potenza nucleare? L’avrebbero fatto i nordici?
In che modo la conquista (quando mai arriverà…) di tutto il Donbass scongiurerebbe lo spezzettamento della Russia? Mistero…
La Russia non voleva certo arrivare fino a Lisbona, ma l’Ucraina sarebbe arrivata fino a Vladivostok se Putin non fosse intervenuto.
E’ quella la ciccia, cara mia?
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Per noi comuni mortali la guerra nucleare è un problema inesistente perchè se scoppiasse non non ce ne ……………
“accorgeremmo” 😇
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Dopo lungo trattato cominciato ,non per dire ,da Adami ed Eva si giunge alla conclusione che il dottor Stranamore non esiste e nulla accadrà all’ umanità di terribile conseguentemente a una guerra termonucleare . Dunque si può tranquillamente fare la guerra alla Russia utilizzando armi convenzionali : quelle del riarmo per intenderci , e vincerla . No. Siamo al delirio . Chiunque si veda accerchiato ed attaccato da un esercito soverchiante di numero e mazzi ,soprattutto reduce da una guerra di logoramento durata anni , userebbe e come le testate nucleari tattiche per fermare le truppe ostili e se occorre in modo progressivo anche quelle sulle città nemiche.
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Si ma il punto è che nessuno ha intenzione di attaccare la Russia, proprio per questo.
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Direttamente no, ma infiltrando e corrompendo, come fatto in Ucraina, si può arrivare allo stesso risultato di una guerra: la Federazione Russa è un mosaico di nazionalità, religioni ed etnie. Basterebbe indebolire il centro per provocare la polverizzazione della Russia. Ad indebolire il centro basterebbero le organizzazioni missionarie, non governative sponsorizzate da vari magnati disinteressati e le operazioni coperte della CIA et similia.
Dunque è vero che nessuno la attaccherebbe direttamente. Ma è anche vero che è dalla caduta del muro che gli angloamericani stanno operando per frantumarla in staterelli facili da condizionare. Bisognerà vedere se la classe politica al potere di lascerà fagocitare dopo il sussulto della guerra in Ucraina, oppure tenterà la carta del”muoia Sansone con tutti i filistei”.
Ecco, l’occidente è sempre più convinto di andare a vedere se le minacce sono un bluff.
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Mah, l’idea che ad un’attività di infiltrazione, corruzione, spionaggio ecc. ecc. si risponda con il lancio di bombe atomiche è bizzarra.
Poi certo, minacciare non costa niente. Ma il punto è che la Russia se va avanti così si sgretolerà da sola senza bisogno di interventi esterni. Magari succederà già quando il mitico Putin ci saluterà.
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Già con Eltsin la Federazione è stata sul punto di implodere. Putin è stato il tentativo di metterci una pezza. Il tentativo è parzialmente riuscito, anche se la continua pressione degli angloamericani lo ha spinto al passo falso dell’invasione dell’Ucraina. Ma del resto non gli hanno lasciato scelta: se non fosse intervenuto avrebbe perso prestigio ed avrebbe accelerato i piani angloamericani per la definitiva destrutturazione della Federazione.
Adesso, come già detto: si va a vedere il bluff dell’atomica russa. Se ci va male perdiamo noi europei, non certo gli angloamericani.
Del resto se tu fossi un russo con alle spalle secoli di grandezza imperiale, accetteresti di essere degradato a lustrascarpe degli occidentali?
In fondo i russi chiedevano solo di essere trattati alla pari. Gli angloamericani hanno risposto allargando la NATO, invece di scioglierla. Questa guerra è il risultato. Mi dirai: i russi sono pazzi criminali guerrafondai. Ti risponderò che noi non siamo da meno, anzi. Basta vedere cosa combinano israeliani in Palestina e gli americani in Venezuela.
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Balle, se hanno perso il loro impero è solo perchè gli Stati dell’Est Europa non ne vogliono sapere di Mosca e della sua influenza. Se si sgretoleranno ulteriormente sarà per lo stesso motivo. Non c’è nessun bisogno di intervento esterno.
Vogliono essere trattati alla pari? Di chi? Degli USA? Della Cina? Devono guadagnarselo e non sarà certo lo spostamento del confine 100 km più in là a realizzare il progetto.
Il mitico Putin ha preso in mano un Paese in crisi, è vero, ma in 25 anni di dominio incontrastato non è riuscito a trasformare uno stato enorme, ricco dei materie prime in una potenza economica. La Russia non ha nemmeno il PIL dell’Italia, che è decine e decine di volte più piccola, ha un terzo della popolazione e non ha materie prime.
Per questo la Russia si sgretolerà, non per le ingerenze della CIA.
A “Operazione Militare Speciale” finita (quando finirà…) la Russia non avrà guadagnato niente rispetto a ciò che aveva prima del 2024. L’economia non andrà meglio, i rapporti con l’Occidente non saranno migliori, i rapporti con la Cina saranno gli stessi che c’erano nel 2023. E Putin avrà quasi ottant’anni…
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Beata innocenza! Mostri la tipica presupponenza dei suprematisti eurocentrici atlantisti di ferro. Mostri un’ingenuita da vittima da propaganda molto preoccupante. Ma ti manca quell’onestà intellettuale per ammettere che, effettivamente, è fin dalla fine della Seconda Guerra Mondiale che l’occidente a guida USA studia per regolare i conti con l’URSS prima e la Russia adesso. È naturale. È nella storia che sia cosi: solo gli stolti afflitti dalla propaganda non riescono ad ammetterlo. Dunque negano che la situazione odierna sia il frutto delle politiche espansive ed imperiali degli USA in primis.
Eppure di esempi ne avrebbero a bizzeffe per comprendere quale sia la realtà a questo mondo.
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Ok, hai esaurito gli argomenti. I conti con l’URSS li hanno già regolati i Paesi dell’est Europa, che sono sotto la sfera occidentale ormai da quasi quarant’anni. Gli unici rimasti a dover regolare i conti con la Russia sono i cittadini russi.
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se non c’è bisogno di nessun intervento esterno allora perchè gli rompono i c0glioni da una vita?
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Lo dicono i politici russi che gli rompono i c0glioni da una vita. Danno la colpa all’esterno degli insuccessi interni. Nulla di nuovo. Chiudano le frontiere, ritornino alla cortina di ferro, controllino ancora in modo più stringente internet, facciano come la Corea del Nord, e non correranno il rischio che i loro abitanti abbiano strane idee portate dall’occidente.
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no, lo dicono gli americani, basta leggere la documentazione in mano ai neocon
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si si…
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Se l’essere umano fosse un minimo assennato non costruirebbe armi devastanti per annichilire altri esseri umani. Ergo non c’è logica nell’utilizzo dell’arma nucleare come si afferma nell’articolo ma sono certo che prima o poi qualcuno la userà.
I nostri sforzi a questo punto dovrebbero essere tutti concentrati nel eliminare l’enorme bersaglio che abbiamo sulle nostre teste e che invece i governi europei continuano a sostenere e a sbandierare davanti ai matti con l’atomica.
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