Il giornalista al podcast Svimez “Diario di cittadinanza”: “Dopo tre anni posso dire di non essere deluso perché non mi ero illuso”. Sul Sud: “Il silenzio assoluto”

(di Stefano Baldolini – repubblica.it) – “La classe dirigente della destra è scarsa, veramente scarsa, e ha avuto come unico orizzonte quello elettorale”. Marcello Veneziani critica l’area culturale e politica al governo nel corso della sua partecipazione alla terza puntata del podcast gratuito e senza fine di lucro “Diario di cittadinanza. Voci, storie e numeri delle diseguaglianze italiane” promosso dalla Svimez. Nei giorni scorsi il giornalista e scrittore aveva lanciato un dibattito a destra, con un j’accuse su La Verità: “Da quando è al governo la destra non è cambiato nulla nella nostra vita di italiani, di cittadini, di contribuenti e anche in quella di “intellettuali”, di “patrioti” e di uomini “di destra”. Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male, nella mediocrità generale e particolare. E perdura anche il clima di intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream”. Veneziani nella puntata dei dialoghi Svimez sul Sud (precedente alla polemica con Giuli)spiega di non sentirsi deluso dall’operato dell’attuale coalizione, precisando però che ciò dipende dal fatto di non aver mai nutrito aspettative eccessive: “Non sono deluso, e lo posso dimostrare. Già prima del voto avevo dato un’indicazione favorevole a questa coalizione, ma avevo detto: non fatevi illusioni. Quando la destra arriverà al governo farà esattamente ciò che si faceva prima, perché non ha il potere per cambiare davvero. Sarebbe licenziata in un attimo se provasse una reale discontinuità con alcuni poteri internazionali e interni. Di conseguenza, non aspettatevi nulla”.

Lo scrittore aggiunge che, proprio per questa consapevolezza iniziale, oggi non può parlare di delusione: “Dopo tre anni posso dire di non essere deluso semplicemente perché non mi ero illuso”. Veneziani poi rivolge un’ulteriore critica al versante politico di riferimento, sottolineando la mancanza di un progetto di rinnovamento interno. “Non c’è stato neanche un tentativo di far nascere una classe dirigente adeguata. La classe dirigente è scarsa, veramente scarsa, e ha avuto come unico orizzonte quello elettorale”.

Parla anche di classe dirigente al Sud. Alla domanda su quale figura possa oggi rappresentare il Sud, Marcello Veneziani osserva che l’immagine del Mezzogiorno emerge solo in modo frammentario, attraverso il lavoro di alcuni scrittori, attori o registi. Secondo il giornalista, il cinema – pur con limiti e contraddizioni – ha contribuito positivamente a restituire un’identità al Sud e a valorizzarne aspetti spesso trascurati. Sottolinea però l’assenza di una vera classe dirigente meridionale: «Se guardo al ceto politico, sindacale o a quei gruppi che un tempo componevano la leadership del Sud, trovo il silenzio assoluto. Oggi una classe dirigente del Sud non la vedo più».
Infine, tra consigliare a un ragazzo del Sud se partire o restare, Veneziani propone ai giovani una “terza via”: la “tornanza”, partire per fare esperienza, ma con l’idea di tornare o mantenere una doppia presenza tra dentro e fuori, in modo fluido. Spiega il valore dell’eredità culturale del Sud, in particolare della formazione umanistica, che dovrebbe integrarsi con competenze tecniche, economiche e scientifiche.
Per il futuro del Mezzogiorno, immagina figure “centauro”, capaci di unire visione filosofica e capacità manageriali, considerandole l’unica vera strada di rilancio per il territorio. L’intera puntata è possibile vederla e ascoltarla sul sito della Svimez e sulle principali piattaforme streaming (Youtube, Spotify, Apple podcast, Amazon music).
quando l’ amichettismo, cameratismo e la parentela fanno “merito” in barba alla “rivoluzione” meritocratica tanto, come al solito, propagandata….il risultato non puo’ che essere “molto” insipiente…..!!!
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Tenendo presente che è molto difficile fare ciò che dice Veneziani: partire per fare esperienza, ma con l’idea di tornare o mantenere una doppia presenza tra dentro e fuori. Il valore dell’eredità culturale del Sud, in particolare della formazione umanistica, che dovrebbe integrarsi con competenze tecniche, economiche e scientifiche...quando continuano ad esserci mentalità borboniche…Che sono, per l’appunto, amichettismo, cameratismo, parentela
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