
(di Michele Serra – repubblica.it) – Dispiace assai (e credo dispiaccia a molti) che se ne sia andato, così all’improvviso, il meteorologo della Sette, Paolo Sottocorona. Chiaro, asciutto e senza fronzoli, come dovrebbe essere sempre un divulgatore scientifico (tale è il meteorologo, non uno showman o un accalappiatore di clic mediante annunci sensazionali). E per giunta, come per un regalo non richiesto, era anche una persona spiritosa. Di quelli dallo humour impassibile, mai sottolineato. Era un’apparizione sempre piacevole, direi confortante.
Nella enfatica comunicazione moderna, uno come Sottocorona era una mosca bianca. Credo che avrebbe annunciato anche il diluvio universale con lo stesso tono e lo stesso aplomb di ogni giorno. Come una perturbazione decisamente intensa, anzi più intensa di ogni altra, e comunque inclusa nelle regole del pianeta Terra, le uniche che contano in meteorologia. Magari con una breve raccomandazione finale: se avete una barca, tenetela da conto.
Ci sarebbe da capire se sia più produttivo il modo prevalente di fare informazione, tutto punti esclamativi e retorica, oppure il suo. Bisognerebbe analizzare bene i flussi dell’audience, per saperlo: ma il sospetto è che alla lunga sia più produttivo, anche dal punto di vista dei numeri, parlare normalmente, usare la televisione come un servizio, confidare nell’intelligenza di chi ti sta ascoltando, in ultima analisi considerarlo uguale a te.
Ecco, forse proprio questo è il punto: il tono di voce normale è il tono di voce democratico per eccellenza. Considera tutti quanti capaci di intendere e di volere senza bisogno di trucchi o artifizi. Ci mancherà, Sottocorona, pioggia o sole, gelo o canicola, ci ricorderemo di lui: soprattutto quando la temperatura è normale, e il tempo niente di straordinario.
L’inevitabilità del bene-Viviana Vivarelli
Constatare che il mondo è duale, che come esiste il male esiste il bene, così come esiste il bianco e esiste il nero, è lapalissiano ma non fa venire voglia di cambiare la realtà delle cose. Il mondo non è solo un essere ma un dover essere.
Constatiamo il male come presenza inevitabile. Molto più raro è riconoscere il bene, come perla rara.
La metafora biblica è chiara: Abele fu ucciso e Caino dette origine agli umani. Noi discendiamo dalla parte difettata delle origini, non da quella sana. Fu la malvagità ad avere la meglio sulla razza umana. Per ciò desta ancora più meraviglia che vi siano uomini che intendano opporsi a questo, offrendo e sacrificando anche sé stessi.
L’esistenza del bene, pur in tutte le sue limitazioni, errori, debolezze e fallimenti, è e resta un miracolo. Anche perché, ogni volta che il male stravince, il bene non muore mai e persiste con una costanza che è di per sé straordinaria.
La malattia morale umana è grave. E i malvagi sono poi così accaniti nel fare il male che raggiungono quasi sempre vette alte, perché desiderano sopra ogni altra cosa abusare del potere contro gli altri o trasformarli a loro immagine, e la stessa violenza del male affascina anche i deboli come una forza magnetica. È una dolorosa constatazione ma è ciò che accade. La stessa gestione del potere nello Stato è nel 99% dei casi frutto di egoismo, avidità, superbia e disprezzo degli altri. Ma non è che nei tempi passati questa estensione nociva fosse minore. Solo che l’umanità era composta da un numero inferiore di persone e il danno dei malvagi era più circoscritto. Oggi, al contrario, ogni causa è globale. Ma anche ogni responsabilità è globale. E non vale limitarsi a constatare come vanno le cose. La storia deve essere cambiata. La malattia deve essere curata.
Speriamo di essere noi gli anticorpi della malattia umana e di essere tanti.
Ognuno di noi ha la viva e fondamentale importanza di un fautore di mondi.
Constatare i fatti senza far niente per cambiarli annulla ogni nostra capacità etica di cambiare il mondo. Quando invece saremo intimamente persuasi di far parte di un utile cambiamento, prendendoci carico della nostra responsabilità totale nel declino o nella rinascita anche parziale di questo mondo, il primo passo sarà fatto.
Non credo nella possibilità di una rivoluzione esterna, con armi e movimenti violenti, come alcuni, che pure non muovono un passo, vanno ripetendo. Ma credo fortemente nella possibilità di una catarsi morale, nell’acquisizione di un senso di responsabilità universale.
Vedo molti segni di questo e molto al di là e al di sopra di quanto il potere non voglia. Chi non li vede è perché non vuole vederli perché non ne vuole far parte.
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Sì, d’accordo, è così che dovrebbero essere i divulgatori ,non come il resto di LA7.
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l’unica cosa che guardavo alla 7, mi spiace, mi sembrava una brava persona, era un piacere ascoltare le previsioni e i commenti alle varie foto che gli spettatori mandavano alla redazione
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Ogni mattina per anni e anni.
Che dispiacere
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Una brava persona, seria e competente, purtroppo a riconfermare il detto che è sempre i migliori che se ne vanno. R.I.P.
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Lavoravo in un luogo ad intenso traffico automobilistico e le mie orecchie erano abituate ad un regolare e continuo rumore prodotto dai mezzi che passavano.
Un giorno alzai la testa di scatto, sorpreso, per un “rumore” diverso.
In realtà non era un rumore ma un insolito, raro momento di silenzio.
Fui colpito dal silenzio, da ciò che dovrebbe essere la consuetudine.
E così ora elogiamo una persona NORMALE, ma va scritto in maiuscolo, perchè il normale è diventato raro.
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