(Giancarlo Selmi) – Cara Tiziana, Sono un tuo grande estimatore e seguo la tua trasmissione da molto tempo e con invariato interesse. Hai un bel sorriso e sei l’unica in tutta la televisione che ride sempre, anche quando si parla di tragedie. Mi piacciono molto i tuoi sorrisetti a tema: sarcastici con chi ti sta sulle ovaie (i cinquestelle per chiamare le cose con il loro nome), condiscendenti o soddisfatti con quelli che ti piacciono (tutti gli altri).

Io mi diverto moltissimo guardando la tua trasmissione e, ancora di più, osservando come ti muovi con i tuoi ospiti. Sei fantastica quando fai le domande con la risposta incorporata, soprattutto a Massimo De Manzoni e Augusto Minzolini, i tuoi ospiti preferiti, che se non li aiuti non capiscono. E tu indirizzi il loro intervento in maniera sottile, però amabile e loro dicono quello che tu vuoi che dicano. Come i cavalli ammaestrati del circo. Sei meravigliosa.

Ma sei meravigliosa in tante cose. Nella scelta degli ospiti, per esempio. Che dividi amabilmente in tre categorie: quelli che non interrompi mai, stranamente tutti della stessa parte politica, ma sono sicuro che non lo fai apposta, quelli vicini al governo, che interrompi un po’ di più, e i cinquestelle che parlano sempre prima della pubblicità e vengono interrotti da te e da questa. Fantastico.

Ricordo quando ironizzavi sugli orari delle riunioni del vecchio Consiglio dei Ministri, quello di Giuseppe Conte durante il Covid, sui ritardi delle sue comunicazioni, su quello che si annunciava all’ordine del giorno. Quel tuo sorrisino accompagnato dalla domanda al giornalista fuori da Palazzo Chigi con la mascherina. Quei colloqui fra di voi, che sembravano quelli fra Giggino O’Purpettaro e Michele O’ Cozzaro quando si raccontano la caduta dalle scale della suocera del primo, rimarranno nella storia del grande giornalismo. Senza parlare degli interventi del tuo collaboratore, quello con gli occhi azzurri ed il nome difficile. Da premio Pulitzer.

Adesso ondeggi fra vere e proprie risate, però con espressione materna, “so’ giovani, sbagliano”, quando qualcuno ricorda le gaffes di qualche componente dell’attuale governo, alla faccia pensosa, all’espressione ammiccante, però sempre con i denti in mostra, quando qualcuno della invencible armata dei tuoi ospiti più graditi, gli storici alla Mieli, le sopraffine penne armamentiste, l’elenco è lungo, interviene alla tua trasmissione e parla male di Conte.

Perché è sempre stata la tua linea editoriale, parlare e fare parlare male di Conte. Oddio non tua linea editoriale, ma quella di chi ti paga lo stipendio. E così la butti lì, fra il subdolo e il simpatico. È la fascia oraria che te lo impone. Chissà cosa faresti se la professione del giornalista, in Italia, imponesse di essere al di sopra delle parti, tu che sei bravissima a starne rigorosamente al di sotto. Il giudizio fa risplendere i sorrisi, cara, mentre il pregiudizio li rende grotteschi. Tienine conto.

Dimenticavo: di una manifestazione con 100.000 persone in piazza avrebbe parlato perfino la televisione della Corea del Nord. Male, forse, ma ne avrebbe parlato.