La prima vittoria dei Democratici americani travolti dal ciclone Trump è merito della giudice Susan Crawford eletta alla Corte Suprema del Wisconsin dopo aver sconfitto il candidato […]

(di Antonio Padellaro – ilfattoquotidiano.it) – La prima vittoria dei Democratici americani travolti dal ciclone Trump è merito della giudice Susan Crawford eletta alla Corte Suprema del Wisconsin dopo aver sconfitto il candidato repubblicano sostenuto da Elon Musk. Sì, quel tizio con in testa un formaggio (simbolo dello Stato), il Paperone più ricco del mondo che aveva promesso assegni super milionari agli elettori se il “cavallo” repubblicano avesse vinto, ma gli è andata male. Il successo della Crawford potrebbe significare poco o nulla visto lo stato comatoso in cui versano i Dem, ma dimostra, almeno, che la tracotanza degli energumeni che decidono i destini del mondo non è sempre invincibile. Vero è che l’arrivo alla Casa Bianca del presidente cotonato qualche speranza l’aveva suscitata dopo gli anni del bellicista traballante Joe Biden. Trump aveva promesso che con la sola imposizione delle mani avrebbe messo fine al conflitto ucraino, tempo un paio di giorni o giù di lì. Se la realtà si dimostra più complicata della fantasia non gliene facciamo una colpa e anzi ci auguriamo che oltre le fanfaronate, qualche spiraglio di tregua con Putin possa ancora aprirsi. Se Donald e il suo scudiero (a quanto sembra non più così amiconi) cominciano a starci sulle scatole è per quel sentimento terra terra chiamato antipatia. Non facciamo certo il tifo perché i concessionari Tesla vengano dati alle fiamme, ma sapere che le vendite del marchio sono in crisi per quella puzza di filonazismo che appesta tutto ciò che Musk tocca be’ non ci dispiace affatto. C’è chi vede nel caso Wisconsin il microcosmo di un’America che non ci sta più a farsi intimidire da una certa idea di potere convinta di poter comprare tutto con i soldi, anche l’anima delle persone. Più che altro ci sembra che a rialzare la testa sia il cattivo umore degli americani, sempre più preoccupati per delle scelte (a cominciare dai dazi) che rischiano di svuotare il loro portafogli anziché riempirlo come promesso. La storia dell’umanità è maestra nel raccontarci come i tanti vitelli d’oro che pretendevano obbedienza e adorazione siano finiti o in frantumi o sulla graticola. C’è la canzoncina che Roberto Benigni dedicò a Silvio Berlusconi e che sembra fatta su misura anche per la coppia americana. Soprattutto, l’ultima strofa: “Io compro tutto dalla A alla Z, ma quanto costa questo caso di pianeta?! Lo voglio io! Lo compro adesso! Poi compro Dio, sarebbe a dir compro me stesso!!!”. Purtroppo nulla lascia presagire che tutto finirà in una risata.