Il 5 aprile a Roma si terrà la manifestazione per la pace organizzata da Giuseppe Conte. I senatori più esaltati gridano contro i pacifisti: “Se vuoi la pace, prepara la guerra!”. Questo […]

(di Alessandro Orsini – ilfattoquotidiano.it) – Il 5 aprile a Roma si terrà la manifestazione per la pace organizzata da Giuseppe Conte. I senatori più esaltati gridano contro i pacifisti: “Se vuoi la pace, prepara la guerra!”. Questo motto, con riferimento alle relazioni Europa-Russia, è completamente sbagliato. Quando parliamo di superpotenze, la preparazione della guerra in funzione della pace scatena il “dilemma della sicurezza”, esposto da John H. Herz. Gli Stati, temendosi a vicenda, cercano di accrescere il proprio potere militare. Nel far ciò, rendono insicuri gli altri Stati, i quali reagiscono impiegando la stessa strategia offensiva.

Accade così che uno Stato, nel tentativo di dissuadere i governi da eventuali attacchi, materializzi quegli stessi pericoli da cui vorrebbe preservarsi. Gli Stati, per utilizzare l’esempio di Thomas C. Schelling, sono spesso nella condizione del proprietario di casa che, nel cuore della notte, si trovi faccia a faccia con uno scassinatore. Se entrambi sono armati, c’è il rischio di una sparatoria che nessuno vorrebbe scatenare. È un effetto non desiderato. Ciò che è realmente decisivo non è la volontà dei singoli attori, ma l’intenzione che ognuno attribuisce all’altro, a causa della situazione di pericolo che scandisce il ritmo dell’interazione. Un esempio? La Nato ha armato l’Ucraina a partire dal 2014 in base al motto: “Se vuoi la pace, prepara la guerra”. A furia di preparare la guerra, l’Ucraina l’ha subita come effetto perverso del dilemma della sicurezza. In sociologia, un “effetto perverso” è un risultato negativo rispetto a quello previsto.

Se un governo taglia la spesa sociale per il riarmo, e poi viene rovesciato dal popolo affamato, questo è un effetto perverso. Il governo aveva deciso di comprare tante armi per proteggere la sicurezza del Paese che, alla fine, si ritrova distrutto da una guerra civile scatenata dai suoi stessi cittadini. Proverò a essere più chiaro. Se la Finlandia punterà i missili americani contro la Russia in base al motto Si vis pacem, para bellum, le probabilità di una guerra con la Russia aumenteranno anziché diminuire. Un’altra prova? La Russia ha investito nella costruzione dei suoi missili più letali dopo che la Nato ha avviato la costruzione del sistema di difesa anti-missile in Polonia nel 2008. Il missile russo Sarmat o Satan 2 è in grado di caricare fino a quindici testate nucleari viaggiando per 18.000 km dal punto di lancio. Ogni guerra ha il suo slogan per istupidire le persone. Il nuovo slogan è Si vis pacem, para bellum. Questo slogan è un tipico esempio di “senso comune”. Il senso comune è un pensiero non pensato. È una frase ripetuta pappagallescamente da milioni di persone che si afferma non in virtù dell’evidenza o della sua potenza logica, bensì in virtù del grande numero. Il senso comune è la negazione dello spirito critico, la sua antitesi diretta.

Un altro esempio di senso comune è: “Se daremo tantissime armi all’Ucraina, la Russia si spaventerà”. Questa proposizione bivariata, invece, è un esempio di spirito critico: “Per ogni proiettile della Nato che l’Ucraina lancerà contro la Russia, la Russia lancerà dieci proiettili contro l’Ucraina”. La tragedia del tempo presente è che il senso comune è al potere. Ecco perché l’Unione europea si prepara alla guerra contro la più grande superpotenza nucleare del mondo mentre si impoverisce con i dazi di Trump che ritira il suo impegno militare dall’Europa. Tutti si interrogano sulle armi che l’Unione europea produrrà con il riarmo, ma nessuno si interroga su quelle prodotte dalla Russia. Il missile russo Sarmat o Satan 2 può caricare fino a 15 testate nucleari. L’Unione europea investirà in armi convenzionali; la Russia in quelle nucleari. Terminati i rispettivi riarmi, l’Europa sarà più vulnerabile di prima.