
(di Antonio Pitoni – lanotiziagiornale.it) – Stupì non poco lo stupore con cui gli ex renziani del Pd rimproverarono, solo qualche mese fa, alla segretaria Elly Schlein di fare ciò per cui si era candidata alle primarie del Partito democratico. Cioè riportare i dem sulla retta via della sinistra dopo la sterzata (a destra) impressa dai suoi predecessori (Renzi in testa).
Motivo dello stupore, la firma apposta da Schlein in calce al referendum promosso dalla Cgil per archiviare il Jobs Act. Cioè la legge con la quale il governo Renzi riuscì, laddove Berlusconi aveva fallito, a cancellare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori che sanzionava con la reintegra i licenziamenti senza giusta causa.
Forse dimenticando che nel 2015 – o magari fingendo di non ricordare – che fu proprio Schlein a lasciare il Pd in seguito a quella discussa riforma del mercato del lavoro. Per poi rientrare nel partito, scalando la segreteria, con l’ambizione di cambiarlo. Una scelta che, sulle pagine di questo giornale, commentammo a nostra volta con altrettanto stupore, ma positivamente: “Elly dice (e fa) qualcosa di sinistra”.
Eppure, pochi mesi dopo, sembra già passata un’era geologica. Dall’abbraccio in campo con Matteo Renzi, si inseguono le voci di un ritorno del rottamatore (di se stesso) nel Pd. Nonostante, sondaggi alla mano, il rientro dell’ex segretario farebbe perdere ai Dem più elettori di quanti ne porterebbe in dote. Un’ipotesi che Elly non conferma né smentisce. Ma sulla quale si limita ad essere evasiva.
Come lo è stata perfino lunedì nell’incontro con i metalmeccanici della Fiom. Il braccio operaio della Cgil con cui Schlein ha provato a riallacciare il filo di un dialogo interrottosi proprio ai tempi di Renzi.
“Il problema non è il Pd in quanto tale, il problema nostro era il Pd che con Renzi faceva il Jobs Act o che diceva tramite un suo esponente che tra gli operai e Marchionne, sceglieva di stare dall’altro lato”, ha ricordato il segretario generale della Fiom Cgil, Michele De Palma.
Parole che fanno il paio con quelle rivolte solo pochi giorni fa da Pier Luigi Bersani a Schelin: “Sei sicura che il Pd è vaccinato dal renzismo?”. Quattro mesi fa avremmo scommesso di sì. Ora le certezze vacillano sotto l’incubo del RenzElly.
Per Elly (come successo alla Meloni) una volta entrata nel salotto buono, dove i bambini non possono giocare, la principale preoccupazione sono crearsi le amicizie e le situazioni per rimanerci il più possibile…
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La Elly …la foglia di fico del PD pronto a qualsiasi alleanza
Un PD riformato poteva essere accettabile…ma con queste inversioni a U della segretaria,mi sa tanto che il PD stia peggiorando.
Come spremere un limone secco!
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esempio del nuovo dialogo degli “alleati” del PD
«Disse allora Elena:
– Fostivi tu mai?
A cui Matteo rispose:
– Di’ tu se io vi fu’ mai? Sì, vi sono stato così una volta, come mille.
Disse allora Elena:
– E quante miglia ci ha?
Matteo rispose:
– Haccene più di millanta, che tutta notte canta.»
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Ma io la capisco. Non ne condivido in alcun modo forma e sostanza ma mi rendi conto che Schlein ha grossi problemi a dire di no renzi : i cacicchi non glielo perdonerebbero mai ,a cominciare dal signore presidente della regione in cui lei era vicepresidente. È inutile far finta di non vedere cosa sia il pd : un comitato d’affari permanente con succursali sul tutto il territorio nazionale . Una foglia di fico messa lì come specchietto per le allodole può confondere gli ingenui , ma almeno quelli del mestiere , politici e giornalisti, dovrebbero evitare le finzioni, o peggio ,farsi prendere per i fondelli .
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Io a dire il vero la capisco poco. L’organigramma Pd è composto vieppiù da Renziani e cacicchi? Ok, allora che scinda il partito! La maggior parte degli elettori PD comunque non sopportano il fiorentino e tra gli astenuti vi e gente che per abitudine voterebbe solo il PD ma che visto come è messo si astiene quindi sarebbero altri voti recuperati . Facendo così per me invece il PD qualche voto anche se pochi li perderà, pochi appunto perché spesso chi vota lí è gente con una indicibile inerzia al cambiamento. Ma in questo modo non potranno fare alleanze a sinistra e sicuramente i voti non aumenteranno mai e non caleranno gli astenuti. Che poi è comunque rischioso, perché ci vuole poco che una combinazione di eventi porta loro a perdere una decina di punti e quindi si troverebbe Elly con un partito che vale poco e con dentro tutti i cacicchi che diceva di voler togliere e per i quali in teoria se ne andò. Alla fine è più testina di quanto ci si aspettasse, a sto punto che si richiamino direttamente DC.
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Il criterio della Elly è: ogni fegatello di pulce fa sostanza.
Non tiene però conto che la gente ha schifo delle pulci. In ogni caso, la suddetta cervellotica operazione, se andrà in porto, presuppone che l’elettorato del M5S venga dissolto perché secondo lei, convinta dagli infidi marpioni del suo partito, un M5S fuori dall’alleanza non supererebbe nemmeno la soglia di sbarramento per avere eletti. Infatti, si illude che gran parte dei voti stellari, necessari per battere le destre, convolerebbero nel PD e AVS.
Risultato? Non avrebbe né i voti degli astenuti in quanto di bocca troppo raffinata, né i voti dei 5* che, incavolati neri per la presa per il qulo, si stringerebbero rabbiosi attorno a Conte, dissidenti compresi (forse).
Fu così che la fanciulla si ritrovò con le braghe calate e con una mano davanti e una di dietro! Per me la Regina è nuda sin da ora. E col suo sorriso equino, il naso lungo un palmo e le raffiche di supercaxxole pronunciate… non eserciterà nessuna opera di seduzione.
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Non susciterò nessuna opera di seduzione. Mò me lo segno.
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