La Carta stracciata dallo Stato

Dalla sorte dei migranti al caso di Cospito, la Costituzione viene maltrattata

(Michele Ainis – repubblica.it) – La vita pubblica è intessuta di dubbi e di domande, che interrogano il nostro senso di giustizia. La sorte dei migranti o quella d’un detenuto in sciopero della fame contro i rigori del 41 bis, o ancora i raid degli ambientalisti — sono soltanto alcuni dei problemi sollevati quotidianamente dalla cronaca. Ma le risposte si trovano — a volerle leggere — nella Carta del 1947, un testo i cui artefici sono ormai morti e sepolti. Curioso, non è vero? Però succede lo stesso, per i credenti, con il Corano o con la Bibbia. E d’altronde la Costituzione è una «Bibbia laica», diceva il presidente Ciampi. Sicché proviamo a consultarla, benché quel testo abbia ben pochi lettori.

A proposito dei salvataggi in mare, innanzitutto. Il primo decreto legge del 2023 li rende impervi, se non proprio vietati. Giacché le navi delle Ong devono dirigersi verso un «porto sicuro», individuato dall’autorità governativa. Ancona, nel caso della Ocean Viking; e pazienza se il viaggio si prolunga per giorni, affrontando onde alte sei metri. Pazienza pure per gli altri naufraghi incontrati durante la navigazione, dato che c’è il divieto d’imbarcarli. Per sovrapprezzo si contemplano sanzioni decise dai prefetti, oltre al fermo della nave. Così i costi per le Ong salgono, la loro presenza in mare si riduce. Con quale giustificazione? Perché non possiamo consentire alle navi private di sostituirsi allo Stato, ha detto il ministro Piantedosi. Errore: è la Costituzione a consentirlo. Attraverso il principio di sussidiarietà orizzontale (articolo 118), che favorisce «l’autonoma iniziativa dei cittadini, singoli o associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale». Dunque o sbaglia il governo, o è sbagliata la Costituzione. Parrebbe più plausibile la prima alternativa.

E c’è poi il caso di Alfredo Cospito, militante anarchico in regime di carcere duro, sebbene non abbia mai ucciso nessuno. Lui è in sciopero della fame da tre mesi, ha già perso 35 chili, però non smette, non desiste. Non per se stesso, dice; bensì per gli altri 800 detenuti sottoposti al 41 bis. E che cos’è questa misura? Una forma di carcerazione medievale che vieta ogni contatto persino con i figli che abbiano più di 12 anni, e che lascia il recluso in isolamento totale, senza libri né giornali. Misura necessaria — affermano i suoi difensori — per i criminali più pericolosi. Ma ad accusarla è la Costituzione, oltre a una macabra statistica (l’anno scorso 84 suicidi nelle carceri italiane, un record). Dice l’articolo 27: «Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato». Tuttavia non c’è clemenza nel carcere duro, come d’altronde non c’è speranza di recupero sociale per chi subisca l’ergastolo ostativo, il “fine pena mai”. Da qui le censure di vari organismi internazionali; quelli nazionali, viceversa, finora hanno chiuso un occhio, o meglio tutt’e due. Accecando in ultimo la Costituzione, povera donna.

Terzo caso: i giovani ambientalisti di Ultima Generazione. Anche qui una storia di carceri e manette, anche qui la mano dura dello Stato contro chi viola le leggi dello Stato, sia pure in nome della legge più alta, la Costituzione dello Stato italiano. L’episodio più recente (2 gennaio) chiama in causa dei ragazzi colpevoli d’avere imbrattato la facciata del Senato, spruzzando vernice lavabile su quegli austeri muri. Epilogo: due denunce, tre arresti, un processo per direttissima. Perché la loro azione è riprovevole, come no. Ma se ogni iniziativa pacifica contro l’uso dei combustibili fossili cade in un vuoto d’attenzione, se l’emergenza climatica mette a repentaglio la sopravvivenza stessa del pianeta, allora il meno che possa capitarti è una crisi di disperazione. Anche perché i politici che fanno orecchie da mercante sono i medesimi che l’anno scorso riscrissero l’articolo 9 della Costituzione, imponendo al nostro Stato di tutelare «l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni». Ecco infatti il vero nemico dello Stato: se stesso, quando sconfessa i propri principi fondativi.