Gli effetti della riforma Cartabia: stuprò una bimba patteggia e sconterà la pena a casa

Venezia. Nel 2011 l’uomo violentò una undicenne e fu condannato a 6 anni. Ora ha potuto concordare 3 anni e 8 mesi in Appello. Non si è fatto un solo giorno di carcere in custodia preventiva, anche se è poi risultato colpevole di violenza sessuale ai danni di una ragazzina […]

(DI GIUSEPPE PIETROBELLI – Il Fatto Quotidiano) – Non si è fatto un solo giorno di carcere in custodia preventiva, anche se è poi risultato colpevole di violenza sessuale ai danni di una ragazzina di undici anni e ora, dopo aver ottenuto una riduzione di oltre due anni, potrà scontare la pena a casa. Un veneziano deve ringraziare l’applicazione della riforma Cartabia se, nonostante la gravità del reato, potrà godere di questa scorciatoia giudiziaria che gli evita di varcare le porte di Santa Maria Maggiore. E un cittadino ghanese, ormai abitante in Italia, si avvia verso l’archiviazione, sempre sulla base della stessa riforma penale, per l’accusa di violenza sessuale su una dodicenne con cui ha avuto rapporti dopo averla convinta ad andare con lui nella cantina di un palazzo.

L’uomo, infatti, non è reperibile e quindi se entro il 19 giugno non verrà rintracciato per la notifica dell’atto di citazione, la causa sarà archiviata, in modo provvisorio, per tornare fuori dagli armadi (e dalle statistiche) solo in caso di identificazione della residenza dell’uomo. Darsi uccel di bosco conviene, anche perché la prescrizione non viene interrotta.

Due vicende molto simili trovano nelle pieghe della legge una giustificazione perché non si finisca in carcere o non si arrivi neanche alla condanna.

Il processo che si è celebrato in Corte d’appello a Venezia vedeva imputato un uomo già condannato dal Tribunale lagunare a 6 anni di reclusione per violenza sessuale, ai danni della figlia undicenne della compagna. Quando i fatti vennero scoperti e denunciati (la bellezza di 12 anni fa) il magistrato inquirente non ritenne vi fossero le condizioni per chiedere la misura cautelare. Così l’imputato è rimasto sempre a piede libero. Il primo grado fu subito appellato. Adesso è arrivato il secondo giudizio, appena tre giorni dopo l’entrata in vigore della riforma Cartabia. E l’imputato ne ha subito approfittato due volte.

L’avvocato Enzo Di Stasi ha anticipato il dibattimento raggiungendo l’accordo con il sostituto procuratore generale su quello che viene definito il “concordato con rinuncia ai motivi di appello”. Nei fatti è un patteggiamento in corso di procedura, con rinuncia alla Cassazione, che in questo caso ha portato a una pena di 3 anni e 8 mesi. Fino a dicembre il legislatore aveva vietato questo beneficio per alcuni dei reati più abietti: prostituzione minorile, pedopornografia, turismo sessuale minorile, spettacoli pornografici con minorenni, violenza sessuale, violenza sessuale ottenuta con somministrazione di narcotici, atti sessuali con minorenne, violenza sessuale di gruppo. L’esclusione è sparita anche nei confronti di coloro che siano stati dichiarati delinquenti abituali, professionali o per tendenza. L’imputato veneziano ha poi ottenuto un secondo beneficio. Visto che la pena è rimasta sotto il limite dei quattro anni, ha potuto chiedere al giudice la trasformazione della detenzione in carcere negli arresti domiciliari. Morale: in una cella non ci finirà più.

Sempre a Nord-est, ma a Pordenone e ancora una volta per un reato sessuale ai danni di una ragazzina, si è registrato il rinvio di un’udienza davanti al gup per l’impossibilità di notificare l’avviso di fissazione del procedimento. L’imputato è un 29enne ghanese che è al corrente del procedimento, visto che due anni fa aveva nominato un difensore di fiducia. Poi si è trasferito e nessuno è riuscito a rintracciarlo. In base alle nuove norme, il giudice ha dato cinque mesi di tempo alla polizia giudiziaria per trovarlo. Ma se dovesse rimanere uccel di bosco, diventerà non processabile e il giudice pronuncerà una sentenza di non luogo a procedere. Con il vecchio sistema, il processo sarebbe rimasto sospeso, bloccando però il timer della prescrizione, che invece ora ha già cominciato a correre. L’avvocato Alessandro Magaraci ha dovuto spiegare al padre della ragazzina, costituitosi parte civile, che si va verso una sentenza senza condanna. “In questa riforma – ha commentato il legale – vi è uno sbilanciamento a favore dell’imputato, con il risultato che una parte offesa rischia di non avere giustizia se uno si dà alla macchia. Aveva ragione il papà della vittima, avrebbero dovuto applicargli una misura cautelare”.

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12 replies

  1. La cameriera secca ha rotto tutte le porcellane del palazzo… e ora vogliono pure premiarla col CSM.
    Va buttata fuori con disonore e zero referenze!
    E le farei i cortei sotto casa, con tutte le vittime schierate, per farle venire gli incubi notturni!
    Sempre che questa abbia una coscienza che possa rimorderle…

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  2. Nulla da dire invece su giudice e pm che hanno deciso per una pena così bassa?nonostante il patteggiamento potevano scegliere una pena ben oltre i 4 anni,la colpa e’ anche loro

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  3. INIQUITA’ GRAVISSIMA
    NIENTE DENUNCE, NIENTE REATO. Viviana Vivarelli.
    Fino a poco tempo fa, c’erano reati perseguibili d’ufficio, erano reati gravi pe i quali in Italia lo Stato tutelava la vittima a prescindere dalla sua volontà, procedendo in modo diretto contro il responsabile del reato stesso. Anche se la vittima non sporgeva querela o non aveva intenzione di far condannare il colpevole, lo Stato interveniva in suo sostegno.
    I reati perseguibili d’ufficio si contrappongono ai reati perseguibili a querela di parte.
    Nel corso degli ultimi anni il quadro normativo ha trasformato in reati perseguibili a querela di parte alcuni reati che erano in precedenza procedibili d’ufficio.
    I reati perseguibili d’ufficio erano in genere I reati di maggiore gravità. Appena un Pubblico Ministero ne veniva a conoscenza, li iscriveva nel Registro Generale Notizia di Reato della Procura e avviava le indagini con procedura irrevocabile che dunque non si poteva interrompere come avviene invece nel caso di remissione della querela.
    Questo valeva, per es., per omicidio, prostituzione minorile, sequestro di persona, violenza sessuale su minore,
    violenza commessa da un pubblico ufficiale, stalking su minore o disabile, estorsione, atti mafiosi…
    Grazie alle legge Cartabia non ci saranno più reati mafiosi.
    Infatti, affinché intervenga la giustizia penale ocorrerà la denuncia della vittima ma questa, verosimilmente, non sporgerà denuncia per paura di ritorsioni.
    Questa legge perversa cancella in pratica le pene ai fatti di mafia o a molti reati pesantissimi.
    La legge Cartabia ordina che ci sia la querela anche per fatti gravi come furto aggravato, lesioni gravi, violenza privata, truffa, frodi informatiche, sequestro di persona e anche se questi reati sono stati commesso con l’aggravante del metodo mafioso.
    E dopo una tale atrocità legislativa, non solo nessuno interviene presso la Corte Europea ma addirittura la Cartabia è in lista per diventare Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, quando dovrebbe essere incriminata per ferita grave alla gustizia italiana!

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  4. Non prendiamocela coi Giudici, che da noi non sono quelli che si vedono nei film americani: in tema di reati, la durata delle pene viene determinata dal Giudice sulla base dei criteri di cui ai relativi articoli del Codice Penale. Quindi, in ultima battuta, detta male, il Giudice è poco più che un notaio che applica e decide secondo quanto stabilito dal legislatore; il vero responsabile, che depenalizzando i reati o modificando i termini di condanna e prescrizione, allarga inevitabilmente le maglie della rete della Giustizia. Per favorire determinate categorie di delinquenti, altri malfattori finiscono per beneficiarne.

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  5. Rinchiudeteci nei manicomi, affinché la nostra ragione sentimentale, possa essere annichilita, come quella voce infernale che alle vostre orecchie, duole, perché duole al vostro corpo, così tronfio e sempre tirato a lustro, con tutte le opportunità degli arcobaleni.
    La ragione e il sentimento , frutti e bontà, che si beano dei beni preziosi di una terra martire e martirizzata, come la donna, vituperata e resa oggetto , schiava della sua prigione di bellezza che mai deve e dovrà sfiorire, come per un eterno sigillo a chiudere i cerchi e le ellissi dei cieli.
    Il sentimento di una ragione sciocca e puerile alla dannata memoria di una paura che sovrasta, lei sì, così sovrana, a coprire di coltri e orrori i voli mesti e puri di una fantasia fatta solo di ali e vento
    .
    Come ad un mortifero lamento dove la morte si rende volume, alle labbra affiora un perdono, un canto , una preghiera di non poter più disciogliere le chiome alla bellezza di un infinito Amore, pacato come le notti profumate e illuminate da lune romantiche e serafiche.
    Ragione e sentimento che si rincorrono e si uniscono in danze alla musica delle cornamuse di un eros ancora caprino;
    Ragione e sentimento che si amano nelle profonde cavità dove si dice alberghi volubile quella sciocca Dea fortuna, dea bendata, guardiana e maestra di una Verità peregrina.

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  6. È pure peggio della iniquità gravissima, è come se lo Stato lasciasse indifesi i soggetti più deboli, quelli privi di risorse economiche od oggetto di possibili ritorsioni da parte di forti e violenti. ….Il ricco potente non avrà alcun problema a sporgere querela di parte, perché può difendersi anche senza lo Stato! In definitiva lo Stato non esiste più per alcuni cittadini, non svolge più la sua funzione di intervento affinché tutti siano uguali di fronte alla legge, la giustizia riservata, via querela di parte, solo a chi ne abbia le possibilità economiche, sociali, di potere o privilegio……i valori della Costituzione svuotati di ogni contenuto e ridotti a misero formalismo di facciata…..da cubo secco e bocca di gallina come esempio figurativo emblematico: nessuno immaginando/sognando un cubo od una bocca penserebbe a quelli della Cartabia, così per la giustizia di cui la nostra è la perfetta antitesi…..un obbrobrio anatomico, etico e legislativo, su cui i 5 stelle avrebbero dovuto fare le barricate in parlamento, e questa è la loro responsabilità più rilevante: aveva ragione Di Battista, sul tema si sarebbe dovuto far cadere il governo, perché uno Stato che abdica alla difesa di una parte dei suoi cittadini, vittime, non esiste più in alcuna sua forma di potere, legislativo, esecutivo e giudiziario , e tantomeno nella sua rappresentanza istituzionale del PdR, garante della Costituzione e capo del CSM, muto e non pervenuto! !

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