Settimana corta: l’Italia resta ancora fanalino di coda

Nel nostro Paese l’orario di lavoro è tra i più alti in Europa. Gli esperti: «I dipendenti hanno più tempo libero, le aziende ci guadagnano in produttività»

(SANDRA RICCIO – lastampa.it) – MILANO. Introdurre anche in Italia la mini settimana lavorativa di quattro giorni. È la proposta lanciata ieri in una intervista a La Stampa da Maurizio Landini, segretario generale della Cgil. La misura costituirebbe una piccola rivoluzione per il nostro Paese e si trasformerebbe in un grande passo in avanti nella vita di molti lavoratori. In molti Paesi i quattro giorni di lavoro a settimana, senza rinunce in busta paga e con lo stesso livello di produttività (se non addirittura aumentata), è già una realtà. Secondo Forbes, per esempio a sei mesi dall’inizio della sperimentazione nel Regno Unito, la produttività è migliorata per quasi la metà delle aziende. A spingere su questo tipo di decisione è stata la pandemia così come l’esperienza del lavoro da casa. A prediligere la mini-settimana lavorativa sono soprattutto i giovani.

I benefici legati a questo tipo di scelta sono già stati misurati. Secondo un rapporto diffuso a novembre dal Boston College, oltre all’incremento della produttività, emerge anche un miglioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata e una forte riduzione dello stress. Inoltre, le aziende che hanno concesso ai dipendenti un giorno libero a settimana hanno anche registrato un fatturato più alto, minor assenteismo e meno dimissioni.

A guardare in questa direzione in Europa sono soprattutto i Paesi nordici, l’Islanda, il Belgio, la Spagna e il Regno Unito. L’Italia invece resta fanalino di coda d’altronde il nostro è tra i Paesi europei quello dove, in media, si lavorano più ore alla settimana. Ma tra le aziende non mancano le eccezioni come Intesa Sanpaolo che ha proposto ai dipendenti di lavorare quattro giorni a settimana aumentando a nove le ore giornaliere su base volontaria, a parità di retribuzione, senza obbligo di giorno fisso.

ISLANDA – Pioniera da 8 anni con le 35 ore
A fare da modello per molti Paesi europei è l’Islanda che ha ridotto le ore lavorative da 40 a 35 senza tagli nella remunerazione già a partire dal 2015. Oggi quasi la totalità della popolazione (86%) è interessata da una settimana lavorativa più corta. I risultati si sono visti subito: secondo i sindacati del Paese c’è stato un miglioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata. Gli studi evidenziano anche benefici per l’ambiente. Secondo le analisi, il minor utilizzo dei mezzi di trasporto per gli spostamenti offre la possibilità di ridurre le emissioni di carbonio e dunque c’è più respiro anche per il pianeta.

È soprattutto ai giovani che piace questa formula di lavoro flessibile. Da tempo questa fascia della popolazione non guarda soltanto ai livelli di stipendio ma cerca anche una miglior qualità della vita.

BELGIO – Sperimentazione di sei mesi
Il Belgio è stato l’ultimo Paese in ordine di tempo ad aver adottato la settimana lavorativa di quattro giorni. Il lavoro breve è diventato realtà dal febbraio di un anno fa. Dallo scorso novembre è stato approvato il diritto a un lavoro più flessibile. I dipendenti belgi possono richiedere la mini settimana per un periodo di prova di sei mesi. Poi possono decidere cosa fare. Se lo desiderano, una volta terminato il periodo di prova, possono rimanere con la settimana lavorativa ridotta oppure decidere di rinunciare e tornare alla formula tradizionale. Il programma condensa l’attuale settimana di cinque giorni in quattro giorni. Questo significa che viene mantenuta la settimana lavorativa di 38 ore. I dipendenti lavoreranno quindi più ore in ciascuno dei quattro giorni. È il biglietto da pagare per ottenere un giorno libero in più nell’arco della settimana.

SPAGNA – Bonus alle imprese per tagliare l’orario
Sole, siesta e meno tempo da trascorrere al lavoro. La Spagna ha stabilito le 32 ore di lavoro per tre anni senza ripercussioni sullo stipendio. Inoltre è stato previsto un programma da 50 milioni di euro per aiutare le imprese ad aderire al modello. Nel primo anno, il governo fornirà un sostegno agli stipendi. Solo i dipendenti a tempo pieno potranno però partecipare a questo progetto e inoltre, a seconda delle dimensioni dell’azienda, dovrà essere coinvolto almeno il 30% dei lavoratori. Molte grandi aziende hanno scelto questa strada. Telefonica offre ai suoi dipendenti una settimana di quattro giorni. Anche i risultati ci sono già: l’azienda di software El Sol, con sede in Andalusia, ha riferito che una settimana di quattro giorni con retribuzione piena e continuata aveva aumentato le vendite di un quinto e ridotto il numero di giorni di assenza.

REGNO UNITO – “Meno giorni, stessa paga”
Dall’estate scorsa, migliaia di lavoratori e centinaia di grandi aziende hanno preso parte a un programma pilota che prevede meno giorni lavorativi per la stessa paga. Il progetto è coordinato dall’associazione no-profit «4 Day Week Global», dal think tank Autonomy e da accademici di Oxford, Cambridge e del Boston College. Al programma partecipano diverse aziende, tra cui la Royal Society of Biology, la birreria londinese Pressure Drop, fino alla società di software Yo Telecom. La pandemia ha spinto molte imprese a rivedere il rapporto tra i propri dipendenti e i loro impiego. Per questo motivo sono diversi i cambiamenti che il mondo del lavoro sta subendo, non solo in tema di smart working. In ogni caso, secondo gli ultimi studi, per il 63% delle aziende è più facile attrarre e trattenere i talenti con una settimana di quattro giorni.

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