Al Csm potrebbe finire la Cartabia

(Giacomo Amadori – la Verità) – Il centro-destra rischia di incartarsi nella corsa per il controllo del Csm. Per l’ennesima volta la vicepresidenza di Palazzo dei marescialli potrebbe essere assegnata a una personalità vicina al mondo progressista o comunque non affine a quello più conservatore. La maggioranza infatti sembra orientata a non fare il pieno di membri laici nell’elezione che inizierà il 17 gennaio a Camere riunite.

Per «garbo istituzionale» la premier Giorgia Meloni non sarebbe intenzionata a forzare la mano e occupare tutte le dieci poltrone disponibili, operazione che, con l’appoggio del Terzo Polo di Matteo Renzi e Carlo Calenda, sarebbe alla portata.

Il Quirinale osserva, apparentemente neutrale, e a Palazzo Chigi lo scontro non interessa, soprattutto perché nelle ultime legislature l’opposizione ha ottenuto sempre almeno un terzo dei consiglieri laici. Ma applicando questa regola non scritta i numeri per garantirsi la vicepresidenza non sarebbero più così sicuri. Anzi.

Per tale motivo il candidato ufficiale del centro-destra è ancora tenuto segreto. È un nome che nella maggioranza pensano di riuscire a far eleggere, ma la cautela è d’obbligo.

Soprattutto visti i segnali che arrivano dal Colle più alto e dalle toghe.

Ieri il Corriere della sera si è fatto interprete, se non medium, dei desiderata di una parte della magistratura progressista, di cui il quotidiano dai tempi del caso Palamara è fedele portavoce.

Per esempio a proposito del possibile cappotto sull’elezione dei laici, il Corriere ha ammonito: «Lasciare fuori una fetta importante dell’opposizione (la più rilevante e numerosa) sarebbe una forzatura e un segnale di rottura, sia sul piano degli equilibri che su quello politico istituzionale».

E poi ha aggiunto: «Difficile da ipotizzare una simile “dichiarazione di guerra” sul terreno già minato dei rapporti tra politica e magistratura». Insomma centrodestra avvertito mezzo salvato. E per non farsi mancare nulla il quotidiano ha «bruciato» i presunti candidati «ancora coperti» della Meloni e della sua maggioranza: il professor Giuseppe Valentino (in quota Fdi) e l’ex consigliere del Csm e parlamentare di Forza Italia Pierantonio Zanettin.

Ma avrebbero carte da giocarsi anche l’ex presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati e il sottosegretario alla Giustizia Francesco Paolo Sisto. Il quale farebbe lo stesso percorso del dem Giovanni Legnini, che, nel 2014, passò direttamente dal governo (sottosegretario con delega all’Editoria e all’attuazione del programma) alla poltrona più importante del Csm.

Sul fronte Lega, invece, a lavorare dietro le quinte è la plenipotenziaria di Matteo Salvini, Giulia Bongiorno, anche se nessuna personalità del Carroccio sembra avere possibilità di farcela.

In ogni caso, per ora, sul piatto ci sono solo le autocandidature. La riforma Cartabia prevede che per essere papabili o ci si deve autocandidare o si deve essere proposti da almeno dieci parlamentari di due diversi gruppi. Ma per ora sul sito di Montecitorio ci sono solo i 145 avvocati e/o professori che si sono autopromossi, anche se in testa alla pagina si legge «elenco aggiornato con le 163 candidature pervenute sino alle ore 15 del 9 gennaio 2023».

Sempre il Corriere ci fa sapere (o auspica) che «non è scontato che i sette neoconsiglieri di Magistratura indipendente (il gruppo più conservatore e per questo considerato più vicino alla nuova maggioranza di governo) decidano di votare un candidato selezionato dal centrodestra. Dipenderà dal profilo individuato, e in quest’ ottica i nomi indicati dall’opposizione (e in particolare dal Pd) potrebbero risultare decisivi per un finale a sorpresa».

Ma gli identikit in questo caso vengono tenuti coperti per davvero. Alla Verità risulta, però, che il nome pronto a uscire dal cilindro martedì prossimo potrebbe essere quello dell’ex Guardasigilli Marta Cartabia, di cui si vocifera con insistenza negli ambienti che contano da prima di Natale. È considerata vicina sia al Quirinale che al Pd, ma avrebbe autorevoli sponsor pure dentro a Forza Italia, nel Terzo Polo e in Noi con l’Italia: Maurizio Lupi è d’area Comunione e liberazione come la Cartabia e suoi uomini starebbero sondando il terreno.

Ricordiamo inoltre che Calenda la voleva presidente della Repubblica e Renzi, in passato, la avrebbe incontrata in gran segreto nella sagrestia di un comune amico sacerdote prima del referendum del 2016 quando la professoressa era vicepresidente della Consulta. Infine, nell’ultima corsa per il Quirinale, dalla Lega fecero sapere di essere pronti a votarla.

Insomma la Cartabia potrebbe essere la classica mossa del cavallo, di quelle che tanto piacciono al presidente di Italia viva, e trovare un sostegno davvero trasversale.

La costituzionalista, però, in via riservata, si sarebbe smarcata, dicendosi «non disponibile», ma potrebbe trattarsi di pura tattica. E di fronte a una chiamata del Colle di certo non si sottrarrebbe.

Il centrodestra, dovesse rendersi conto di non avere i numeri sufficienti dentro al Csm per far incoronare il proprio candidato, avrebbe come unica alternativa per fermare l’ascesa della Cartabia quella di farle mancare i voti per entrare a Palazzo dei marescialli, non avendo le opposizioni i tre quinti dei suffragi necessari per spalancarle le porte del parlamentino dei giudici. La strategia potrebbe essere applicata ad altri eventuali outsider che dovessero essere lanciati nella mischia all’ultimo momento. Ma ovviamente una simile decisione potrebbe essere interpretata come un segno di debolezza.

Nelle ultime ore, però, le chance dell’ex ministro della Giustizia sembrano un po’ perdere quota anche per le numerose critiche avanzate da magistrati importanti alla sua riforma.

Infatti anche questa volta le toghe saranno con ogni probabilità decisive.

Come sempre le trattative procedono sottobanco e i maggiorenti delle correnti a vario titolo vengono contattati dai diretti interessati oppure dai politici di riferimento.

In alcuni salotti di sinistra sta circolando anche un altro nome ritenuto di alto profilo istituzionale, quello di Luciano Violante, che in caso di stallo messicano, nella mente di chi pensa di proporlo, potrebbe non trovare sulle barricate il centrodestra soprattutto dopo che difese Silvio Berlusconi candidato al Quirinale da un attacco di Marco Travaglio bollato come «aggressivo e volgare» e dopo il celebre discorso sui «ragazzi di Salò» che fece da presidente della Camera e che fu molto apprezzato dall’attuale presidente del Senato Ignazio La Russa.

Violante nel 2009 lanciò come responsabile giustizia Andrea Orlando che, però, una volta diventato Guardasigilli, avrebbe subito la nomina di Legnini. Ora per Violante potrebbe essere arrivato il momento della rivincita anche se alcune sue uscite, come una citazione di Francis Bacon («I giudici devono essere leoni, ma leoni sotto il trono») non gli sono mai state perdonate dalla magistratura.

5 replies

  1. Dovrebbero VERGOGNARSI solo di nominarla, dopo i disastri della sua riforma! Ma che sono tutti impazziti?!?

    Una che mette il furto e le lesioni personali A QUERELA!

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