Il manuale Cencelli del terremoto

(Anna Lombroso per il Simplicissimus) – In tutti questi anni sulle aree e le popolazioni del centro Italia investite dal sisma è calato un disonorevole e vergognoso silenzio, interrotto da qualche breve in cronaca in occasione di visite pastorali. Ogni tanto qualche volonteroso, mi annovero tra questi, informava sui risvolti più scandalosi della gestione del “dopo”, le macerie giacenti sulle strade di collegamento col resto del Paese a distanza di tre e più anni dal terremoto, l’assegnazione delle casette provvisorie (e Dio sa cosa significa provvisorio in Irpinia, all’Aquila e altrove) tramite riffa in piazza.

In questi giorni invece il tema ha guadagnato popolarità grazia all’applicazione al contesto “non più emergenziale” del Manuale Cencelli: la maggioranza di governo ha reclamato per sé la posizione di commissario straordinario in modo da applicare la sua leggendaria combinazione di efficienza, tenacia e dedizione all’interesse generale esemplarmente incarnata dal presidente in carica. È stato dunque sollevato dall’incarico Legnini in prossimità della scadenza del suo mandato per sostituirlo con persona di fiducia, il Senatore Castelli, promosso evitando accuratamente qualsiasi tipo di “consultazione con la base” pratica comunque malvista anche dall’opposizione che scalpita imbizzarrita e che improvvisamente vuol fare di Legnini un “suo” uomo, dopo anni di ostentata indifferenza, e reclamando che il susseguirsi di prestigiose figure commissariali in carico al Pd accrediti una sua candidatura.

Eh si, perché sono indimenticabili le prestazioni di Errani prima, premiato per quella sua faccia un po’ così da bravuomo che dovrebbe far dimenticare inefficienza e soggezione a poteri dominanti, della De Micheli poi, la garrula azdora incaricata di legittimare nei fatti l’impotenza ad agire effetto di eccessi burocratici, dei lacci e laccioli imputabili al sistema statale e agli ostacoli che frappone alla libera iniziativa.

Il “sollevato” Legnini ha dato prova di fairplay augurando buon lavoro al successore e rivendicando i risultati raggiunti in 34 mesi di attività: sono state varate importanti semplificazioni ed innovazioni normative, tra le quali il Testo unico della ricostruzione privata, negli ultimi tre anni hanno potuto essere presentate 15 mila domande di contributo per la ricostruzione, sono stati approvati e finanziati oltre 10 mila cantieri privati, e anche la ricostruzione pubblica, dove si contano centinaia di cantieri aperti e oltre mille prossimi all’apertura, pare sia bene avviata.

E difatti a sostegno di Legnini sono scesi in campo numerosi sindaci, le associazioni dei cittadini che resistono all’esodo forzato, quelle di piccoli imprenditori dell’agroalimentare e artigiane, gli stessi firmatari delle lettere inviate prima del colpo di mano del governo alla Meloni e a Mattarella con le quali si chiedeva la riconferma di Legnini.

È sicuro che si poteva fare di più. Giustamente è stato lamentato l’instaurarsi di gerarchie arbitrarie sull’urgenza di alcuni interventi di ricostruzione, a cominciare dalla priorità data agli edifici di culto, ai ritardi nella promulgazione delle Ordinanze speciali in deroga, che costringono molte famiglie che hanno avuto difficoltà a presentare i progetti dei lavori, e rischiano di vedersi sospeso il contributo di autonoma sistemazione, o che saranno costrette a pagare un affitto nelle Sae, fino all’accettazione dei condizionamenti-capestro imposti per accedere ai fondi “messi a disposizione” dal Pnrr , che dovrebbero ammontare a un miliardo e 780 milioni di euro e che grazie al Pacchetto Sisma, finanziato con il Fondo complementare al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, si dovrebbero aggiungere a quelle già stanziate per la ricostruzione delle case e delle opere pubbliche, ed agli altri investimenti previsti dal Recovery Plan.

Inutile dire che si tratta di interventi che dovranno dimostrare di essere in linea con l’ideologia dominante: i Programmi unitari di intervento per l’utilizzo dei fondi stanziati, dovranno perseguire obiettivi di transizione energetica e sostenibilità ambientale, puntando sulla formazione del capitale umano e la valorizzazione delle risorse del territorio. Ma soprattutto quelli finanziati con il programma (1.080 milioni di euro) relativo a “Città e paesi sicuri, sostenibili e connessi”, dovranno interessare la progettazione urbana (illuminazione sostenibile, impianti per il recupero dell’acqua, strade ecocompatibili, sistemi verdi), l’efficienza energetica degli edifici pubblici ed in particolare delle scuole, piani integrati di mobilità e trasporto sostenibile, le “smart cities”, la telemedicina, la teleassistenza, il sostegno alla prevenzione dei rischi, la promozione delle infrastrutture informatizzate, secondo i canoni della fuffa digitale che costituisce un caposaldo del Grande Reset.

Tocca sempre rimpiangere Zamberletti, che scelse di delegare al territorio la gestione di risorse e dei processi decisionali per la ricostruzione del Friuli. Ma certo i sindaci d’allora non si limitavano a assolvere alla funzione di burattini esecutori delle indicazioni secche e perentorie del governo e del padronato ottimamente rappresentato dalla sedicente opposizione, impegnati tutti a mettere in scena la loro commedia dei pupi. E non occorre rievocare le performance di Bertolaso dal terremoto dell’Aquila in poi, per spiegare la corsa alla greppia dell’emergenza da parte di politici a caccia di voto di scambio, di imprenditori con molto appetito e poco senso civico, di tecnici ben manovrati e oliati, di agenzie “pubbliche” ormai intrise dei valori del marketing e del profitto.

Il segreto per appagare la voracità di quelle cerchie è fare il meno possibile, lasciar progredire la cancrena, rendere impossibile la vita delle persone finché non si risolvono ad andarsene, lasciandosi dietro territorio, risorse, competenze e memorie, infine intervenire, occupare militarmente paesi e borghi, imprese sofferenti, esercizi, piccole aziende artigianali, secondo i principi appresi dalle organizzazioni criminali, che stringono i loro nodi scorsoi intorno al collo delle vittime ormai senza voce.