La balla dei posti per chi perde il Rdc spiegata per bene

Per l’Upb senza sussidio il 38,5% della platea. Il 2023 è l’ultimo per il Reddito di cittadinanza che, dice il governo, verrà sostituito da qualcos’altro nel 2024. Già da quest’anno, però, le persone che l’esecutivo ritiene “occupabili” non potranno riceverlo per più di 7 mesi: è possibile […]

(DI FR. BAR. – Il Fatto Quotidiano) – Il 2023 è l’ultimo per il Reddito di cittadinanza che, dice il governo, verrà sostituito da qualcos’altro nel 2024. Già da quest’anno, però, le persone che l’esecutivo ritiene “occupabili” non potranno riceverlo per più di 7 mesi: è possibile che il 40% degli attuali percettori perda il sussidio. È quel che succede quando si attacca uno strumento di welfare al quale si accede perché poveri con la favola dei fannulloni spalmati sul divano in attesa del “metadone di Stato” (copyright Giorgia Meloni). Ocse e Ue, ad esempio, chiedono da tempo di allargare la platea dei beneficiari di una misura che raggiunge appena il 47% di chi ne ha bisogno, ma che si è dimostrata capace di spingere fuori dalla povertà assoluta il 60% degli 1,8 milioni di famiglie coinvolte, dove una persona su quattro è minorenne e nel 50% dei casi c’è almeno un componente che lavora. Il che racconta qualcosa del nostro Paese, primo in Europa per incidenza di lavoratori poveri. Ora il governo, nonostante le ben note difficoltà a ricollocare una platea formata per lo più da disoccupati di lungo corso, promette che in pochi mesi e con l’aiuto delle agenzie interinali centinaia di migliaia di persone saranno formate e capaci di provvedere a se stesse.

Esclusi gli over 60 e i nuclei con minori o persone con disabilità, l’esecutivo ha infatti deciso che tutti gli altri possono lavorare: a loro concede 7 mesi di sussidio invece dei precedenti 18 e un semestre di formazione obbligatoria. A parte che l’obbligo già esiste, compreso quello di partecipare al nuovo programma Garanzia di occupabilità dei lavoratori (Gol), i conti non tornano. A seconda delle Regioni servono fino a 4 mesi solo perché i nomi dei nuovi percettori compaiano nelle piattaforme regionali alle quali attingono i Cpi. Tradotto: una volta convocati e profilati, restano 3-4 mesi per farne sei di formazione e poi trovare lavoro. Per i dettagli di questo miracolo è attesa la riforma delle politiche attive annunciata dalla ministra del Lavoro Marina Calderone, che intanto dovrà fare i conti con le Regioni che non hanno ancora assunto un solo operatore di quelli previsti dal piano di potenziamento dei Cpi avviato nel 2019: Sicilia e Calabria hanno addirittura chiesto la proroga dei vituperati navigator perché in molti centri, accusano i sindacati, “non sono garantiti nemmeno i servizi essenziali”. La proroga però è stata negata e, del resto, il problema non sono solo mezzi e personale: i percettori del Rdc non sono semplici disoccupati e la migliore riforma non cambierà il fatto che il 70% ha forse la terza media, che la gran parte non lavora da almeno due anni o non l’ha mai fatto e risiede nel Mezzogiorno, dove le opportunità scarseggiano.

È tanto vero che i Cpi già oggi inseriscono due terzi dei beneficiari negli ultimi due scaglioni del Gol, quelli dedicati a soggetti “lontani dal mercato con competenze non adeguate” o ancora ai “casi di bisogni complessi, con ostacoli che vanno oltre la dimensione lavorativa e prevedono l’attivazione di servizi educativi, sociali, socio-sanitari e di conciliazione”. Altro che “superare i Cpi poggiandosi sulle agenzie interinali”, come promette il vicepresidente forzista della Camera Giorgio Mulè. La verità è che ai privati l’utenza più fragile non conviene perché va riattivata sul piano personale prima ancora che lavorativo: un investimento a lungo termine di cui solo lo Stato può farsi carico perché disagio e miseria non hanno a che fare solo con la mancanza di un lavoro.

Nel libro La povertà in Italia (Saraceno, Morlicchio, Benassi – Il Mulino) emerge che quella del nostro Paese è soprattutto una povertà familiare, non legata tanto a eventi biografici quanto a una condizione che si eredita, “dalla quale è possibile uscire solo se le persone vengono aiutate per il tempo necessario”, spiega una delle autrici, la sociologa Enrica Morlicchio, convinta che il miliardo di euro che Palazzo Chigi conta di risparmiare “si rivelerà presto un aggravio per le casse dello Stato”. L’Inapp ha intervistato un ampio campione di beneficiari che dichiarano di essersi sottoposti a cure alle quali altrimenti avrebbero rinunciato, di aver migliorato la qualità dell’alimentazione, aumentato il tempo dedicato ai figli e la fiducia nelle istituzioni: effetti positivi che la stretta del governo cancella. Per l’Ufficio parlamentare di bilancio il 38,5% delle famiglie oggi coinvolte potrebbe perdere il Rdc: “Scaduti i sette mesi chi non ha smesso di essere povero che fa? – domanda Morlicchio – Smette di curarsi e di mangiare?”

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4 replies

  1. “Scaduti i sette mesi chi non ha smesso di essere povero che fa? – domanda Morlicchio – Smette di curarsi e di mangiare?”
    Elementare Watson!

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    • Vuoi una previsione da parte di un profano?
      Fra sette mesi rifinanzieranno RDC adducendo che l’economia sta andando peggio del previsto che le locuste hanno distrutto i raccolti in Africa
      etc.etc. e poi si vanteranno pure che loro non fanno la guerra ai poveri.

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  2. La povertà NON ESISTE. E’ solo uno stato mentale nella migliore delle ipotesi o un espediente per RUBARE soldi ai ricchi, quelli veri, cafoni, cinici, sfruttatori ed esibizionisti della loro squallida riccanza.

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  3. Se avessero avuto (dico questi geni oggi al Governo del paese) un progetto chiaro e razionale per risolvere la questione della povertà riassorbendo la sacca di disoccupazione senza provocare un “bagno di sangue” sociale allora sarebbe stato anche comprensibile, addirittura più che condivisibile.
    E pensare che di tempo per studiare una soluzione che avesse un senso ne hanno avuto, mentre stavano a strillare slogan ad effetto ma inutili.
    Ma l’inquietante verità è che, clamorosamente, questi idioti NON HANNO NEANCHE LA PUR MINIMA IDEA DI QUELLO CHE FANNO.
    Non si capisce nulla di quello che vogliono fare e di dove vogliono portare l’Italia, sono compulsivi.
    Si muovono solo per piazzare bandierine e non gli viene bene neanche quello.
    A questi non andrebbe dato da gestire neanche un condominio.
    Insomma sono degli imbecilli al potere, è questa la vera tragedia.
    Siamo passati in pochi mesi da democrazia perfettibile a idiocrazia (peggio della ideocrazia, insomma) compiuta in purezza!

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