La fantasiosa difesa della moglie di Soumahoro fatta da Concita De Gregorio

(Concita De Gregorio – la Repubblica) – Questo è un articolo in difesa di Liliane Murekatete, direi in sintesi: ma prima di strillare la radical chic difende la nera, comunisti col Rolex, vergognatevi, vi pregherei di leggerlo. Sono domande rivolte a tutti – destra sinistra centro, gente che non si occupa di politica, intellettuali, semplici curiosi – e sarebbe interessante discuterne anziché insultare. Non perdo le speranze.

La prima domanda a cui non trovo risposta è in cosa divergano, a parte gli esiti, le aspirazioni di Liliane Murekatete (compagna del sindacalista Aboubakar Soumahoro, lui al centro di una bufera politica e reputazionale, lei esibita e irrisa in tv come colpevole di aver posato dieci anni fa seminuda e di amare, oggi, gli abiti di marca) e quelle di Chiara Ferragni, la più popolare influencer italiana al mondo, una trentina di milioni di follower su Instagram, imprenditrice di se stessa, prossima co-conduttrice del Festival di Sanremo e riferimento per milioni di giovani donne.

Ferragni, quest’ estate al centro di una piccola polemica perché nelle foto aveva – cito – “le stelline sulle tettine”, cioè si fotografava in mutande come è liberissima di fare, nella vita ha messo il suo corpo da Barbie al servizio della sua personale impresa. Ha esibito se stessa per avere popolarità, ha pubblicizzato abiti altrui fino a essere corteggiata dai grandi marchi e, quando è diventata abbastanza celebre, ha messo in commercio il suo.

Un talento imprenditoriale celebrato dalle femministe come esempio di emancipazione.

Il metro del successo sono i soldi, naturalmente: è un criterio mercantile. La cercano Liliana Segre e gli Uffizi: una sua foto al museo della Shoah o davanti a un Botticelli vale oro. Dunque: un modello virtuoso. Non vedo perché una giovane donna arrivata in questo Paese dal Ruanda non debba prendere appunti e provare a imitarla. Chiedo. Se il gioco è questo, è così che si fa.

Anni fa, era il 2009, Lorella Zanardo curò un lavoro intitolato “Il corpo delle donne”. Era un film che mostrava l’uso del corpo femminile in tv, in pubblicità, nei media. Dopo la rivoluzione degli anni Settanta una netta involuzione, sosteneva. Perché se nello stesso studio c’è un uomo in giacca e cravatta e una donna in mutande ma la temperatura è la stessa non è perché lei ha caldo, che sta nuda. Se sta accucciata sotto un tavolo di plexiglas non è perché sta comoda così.

Zanardo portò per anni il suo lavoro nelle scuole, nelle università. Ricordo che in un’aula magna, a fine proiezione, si alzò una studentessa per dire: mi scusi prof ma lei ha presente come funziona il mondo? L’abbiamo trovato così. Adesso ci dite che no, non dobbiamo usare il nostro corpo, è sbagliato: allora cosa ci resta?

Poi certo ci sono le motivazioni. Puoi girare un film porno per militanza femminista, perché non hai come mantenere la famiglia, per allegria o per disperazione. Puoi esibire il seno e il sedere perché ti va, ti diverte la mattina mentre nel pomeriggio scrivi un saggio su Wittgenstein. O puoi farlo perché non hai altro da vendere. Una volta Dacia Maraini mi disse che al tempo della sua gioventù dovevi “essere un po’ carina e sembrare un po’ cretina” per non spaventare nessuno e fare in pace quel che volevi. Lei, per dire, ha fatto Dacia Maraini.

Ci sono giornaliste di cui conosciamo tutti le misure di reggiseno. Diletta Leotta e Giovanna Botteri fanno lo stesso mestiere, in ambiti diversi, sono entrambe amatissime – nei rispettivi rami d’impresa e da porzioni di pubblico con diverse attitudini. Però credo che Leotta guadagni di più. Che sia contesa in ragione del seguito e delle copertine che colleziona oltre che per le sue doti di cronista.

Chi ti ingaggia desidera a volte quello che sai fare bene solo tu, per esempio raccontare la guerra come Francesca Mannocchi, altre volte per i punti Auditel che il tuo seguito può portare in dote. Il seguito si ottiene più facilmente con una foto cosparsa di olio solare in piscina che con un’inchiesta sui Casamonica, su questo credo non ci siano dubbi.

Se mostri il corpo generi consenso – o dissenso, che è una diversa forma di incremento della popolarità. Puoi persino, da quella posizione, fare campagne contro il bullismo, il revenge porn. Battaglie per le donne abusate. Essere testimonial nella lotta al cancro al seno, partendo dalla magnificenza del tuo.

Ho sentito due giorni fa Azar Nafisi, scrittrice iraniana, dire che per le ragazze di Teheran mettere il rossetto significa fare la rivoluzione. Certo, perché in Iran è proibito. Ma se vivi in un Paese dove il rossetto glitterato Ferragni te lo regalano a tredici anni per Natale che rivoluzione è. La minigonna fu eversiva quando Mary Quant dette un taglio ai gonnelloni alla caviglia, il burqa del senso occidentale del pudore.

Oggi la minigonna la indossa per andare a scuola la stessa tredicenne del rossetto. Torna sempre in auge, il tema, quando gli insegnanti invitano i genitori a far vestire i loro figli più sobriamente, in classe. Le madri insorgono in chat: censura. A proposito del concetto di libertà sull’asse Roma-Teheran. La cura del proprio corpo è un gesto di amor proprio, è un altro argomento: lo fai per te stessa.

Tuttavia non mi pare che di solito avvenga in condizioni di monachesimo: più spesso è per mostrarsi sui social di tre quarti, in quella speciale torsione in cui si vedono insieme il volto e il sedere, meglio se allo specchio. Tempo fa Elisabetta Canalis, bellissima ragazza che vive in America, fu oggetto di una polemica politica perché – di nuovo per Sanremo – un ente pubblico l’aveva chiamata pagandola assai perché sponsorizzasse la Liguria.

Ho tantissimo rispetto per il lavoro di Elisabetta Canalis, la seguo su Instagram: le ultime foto la trovano accucciata in microshort sul piano del suo lavello di cucina. Vedo il lavoro immane che fa. Bisogna correre fin dall’alba non so quante ore, boxare, bere beveroni verdi, nutrirsi di germogli di soia. Una vita di sacrifici. Lo scopo dei quali mi sembra generare reddito e intanto mostrare alle ragazze come diventare come lei. Per tornare a Maraini: “Fare quello che vuoi” in questo caso finisce qui.

Ho sentito che un regista importante sta girando un film sulla vita di Elisabetta Gregoraci, madre del figlio di Briatore. Di cosa abbia messo al servizio la sua bellezza, le domanderà di certo. Non vedo l’ora. Quindi, tornando a Liliane Murekatete. In cosa è scandaloso che una giovane bellissima donna arrivata in Italia dal Ruanda guardandosi attorno nel mondo nuovo abbia ritenuto che farsi fotografare poco vestita potesse esserle utile. Cosa disturba del fatto che ami gli abiti firmati come la suprema imprenditrice del Paese. Perché è nera? Impossibile: escludiamo il razzismo.

Perché ha scelto per difendersi l’avvocato di Priebke? Ma gli avvocati migliori sono quelli che fanno assolvere gli imputati peggiori. Allora è perché qualcuno ha detto di averla sentita dire di essere la nipote del premier del Ruanda? È una voce di terza mano. Invece che Ruby (Karima El Mahroug) fosse la nipote di Mubarak l’ho sentito dal premier allora in carica e ho visto il Parlamento italiano, nella sua maggioranza, annuire e votare la ridicola menzogna. Ma forse è perché la madre è sotto accusa per aver commesso illeciti, reati.

Però se le malversazioni dei padri ricadessero sui figli sarebbe al collasso il sistema economico del Paese. Direte: ma lei era nel consiglio di amministrazione di quella coop. Sì, eppure non tirerei in ballo i figli delle famiglie imprenditoriali regnanti a cui sono intestate casseforti o fondazioni, che di parenti prestanome è lastricata l’italica impresa.

Ultima ipotesi. Sarà perché è la compagna di un sindacalista e non di un miliardario? Sarà un’accusa di incoerenza (lui difende i poveri e tu ti vesti da ricca) per interposta persona?

Non entrerò nel caso Soumahoro, la giustizia dirà. Parlo di lei, persona distinta. Segnalo che la responsabilità penale è personale, l’identità inviolabile. Non puoi essere colpevole di essere la moglie di, figlia, amante, la cugina di. Donne-appendice: questa sì una grande battaglia degna del femminismo di ogni epoca.

Il fatto è che le battaglie vinte, quelle al servizio di chi è molto popolare, sono facili da combattere: sono vinte anche se le perdi, riverberi nell’eco mediatica e nella luce di chi ne ha già molta di suo. Più difficile è mettersi dalla parte del buio. Combattere le battaglie perse. Che sono però le sole che avrebbero bisogno di voci autorevoli, argomenti cristallini e post sui propri social da milioni di follower. Costano, effettivamente: non rendono.

Categorie:Cronaca, Interno, Politica

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8 replies

  1. Un’accusa di incoerenza PER INTERPOSTA PERSONA? Il padrone della ferriere rispetto a questa era un principiante! Ma che cacchio difendi?ma dove cavolo le arrivavano i soldi per il lusso? no era mica la manna di Lu fano’! Semplicemente dalla attività di schiavismo della mamma, che operava, lei si, per interposta persona. E la difendi? Siiiiii? Allora vaiandarviailkubo, che fai molto PIU`meglio!

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  2. Purtroppo i mondiali finiranno, e allora sarà più difficile trovare uno spazio tv alternativo alla micidiale coppia De Gregorio/Parenzo. Avrebbero dovuto concentrare le partite solo al sabato e alla domenica per… vivere più serate con maggiore serenità.

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    • Purtroppo l’accoppiata in Tv ci resterà come la Myrta dello scandalo, che tutti hanno coperto con l’omertà come se nulla fosse successo, quella rete vive per motivi politici e di fazione, non ha importanza se va bene o male (non si capisce) l’importante è che ci sia la tribuna da cui propalare le cose che dice questa qui. Chissà se in fondo in fondo l’ha capita la differenza tra la Canalis, la Gregoracci e lady Soumahoro con la mamma inquisita, gliel’avranno spiegato in tanti, l’avrà letta e riletta, ma credo sia un caso disperato di malafede ideologica

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  3. Dopo aver letto il suo articolo viene una voglia di riempirla di improperi. Solo 2 appunti che saltano subito all’occhio. Il primo la Gregoraci divenne famosa per un servizio fatto ad un politico ora tornato sulla ribalta. Il secondo è che la giornalista non ha la minima idea di quanto si guadagni lavorando per la cooperative, una lavoratrice deve fare un mutuo per comprarsi una borsetta come la Liliane Murekatete

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  4. … e terzo, per quanto la schifi sistematicamente (ma chi è che ‘segue’ ‘sta gente se l’80% degli italiani dice che disprezza gli influencer), non mi risulta che la Ferragni (e nemmeno quella boxer 44enne della Canalis) abbiano la madre che cucca 65.000.000 di euro per l’accoglienza e poi riduca in miseria gli immigrati che passano per le sue grinfie lasciandoli alla carità della Caritas.

    La De Gregorio non è stupida, è molto peggio: una malafede meschina e ipocrita come poche, rigira il discorso ma non convince, infila dei discorsi ragionevoli sulla ‘libertà’ di svendersi delle donne moderne (come i Maneskin: che messaggio rivoluzionario, il sesso nel 2022 eh?, altro che le prime minigonne), e poi si lancia a difendere la moglie del deputato PD (caso, eh) che poverina, non poteva sapere che combinava la suocera e certo, tanto meno lo sapeva Somma D’Oro (il marito, insomma).

    Dimostrazione che il PD è un male da cancellare dalla politica, purtroppo sono loro che ci hanno servito la Melona come presidenta.

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  5. Un lunghissimo articolo dalla scarsa logica:
    cosa c’è di male nel pretendere denaro e oggetti di lusso ? Nulla. Però, se vuoi fare la Evita Peron non puoi permetterti un marito “descamisado” che va in Parlamento con gli stivali di gomma infangati. O come Emma Bonino che nel 1976 vi andò con gli zoccoli olandesi.

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  6. La responsabilità penale è personale, certamente. Ma pensare che il marito “non ne sapesse niente” è da cretini.
    Tra l’ altro pare che la Signora, quando lavorava per il Berlusca, si facesse passare per la nipote del Presidente del Ruhanda…

    https://www.affaritaliani.it/cronache/lady-soumahoro-da-vent-anni-a-palazzo-chigi-nipote-del-premier-del-ruanda-829495.html

    Ci sono “nipotine” di Destra e “nipotine” di Sinistra…
    E sempre dei gonzi – di Destra e Sinistra – che beccano… Basta fargli “vedere” qualcosa di… appetibile…

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