Cosa prevedono gli articoli 4 e 5 del Trattato Nato

Il primo parla di consultazioni, il secondo di mutua difesa. Sono i più citati quando si parla di attacchi a un Paese membro. Ma non c’è niente di automatico.

Cosa prevedono gli articoli 4 e 5 del Trattato Nato: il primo parla di consultazioni, il secondo di mutua difesa.

(tag43.it) – Dopo i missili caduti (con vittime) in territorio polacco, Varsavia ha alla fine optato per richiedere una riunione di emergenza Nato, basata sull’articolo 4 dell’Alleanza Atlantica, che copre uno scenario in cui uno stato membro si sente minacciato da un altro Paese o un’organizzazione terroristica. L’articolo 5 vincola invece gli Stati membri alla difesa collettiva in caso di «un attacco armato contro uno o più di loro in Europa o Nord America», che «sarà considerato un attacco contro tutti loro».

Cosa prevedono gli articoli 4 e 5 del Trattato Nato: il primo parla di consultazioni, il secondo di mutua difesa.
Nel villaggio polacco di Przewodow ci sono stati due morti (Getty Images)

Cosa prevede l’articolo 4

«Le parti si consulteranno ogni volta che, nell’opinione di una di esse, l’integrità territoriale, l’indipendenza politica o la sicurezza di una delle parti fosse minacciata»: recita così l’articolo 4 del Trattato Nato. Molto breve e chiaro, l’articolo prevede che ogni qual volta uno Stato si senta in pericolo, possa chiedere consultazioni con gli alleati Nato per affrontare insieme la minaccia. Ma questo non significa una diretta pressione ad agire. L’articolo è stato attivato diverse volte in passato, ad esempio un anno fa quando soldati turchi sono stati uccisi in un attacco in Siria. In quel caso la Nato decise di consultarsi, ma non fu intrapresa alcuna azione.

Cosa prevedono gli articoli 4 e 5 del Trattato Nato: il primo parla di consultazioni, il secondo di mutua difesa.

Cosa prevede l’articolo 5

Più corposo l’articolo 5: «Le parti convengono che un attacco armato contro una o più di esse in Europa o nell’America settentrionale sarà considerato come un attacco diretto contro tutte le parti, e di conseguenza convengono che se un tale attacco si producesse, ciascuna di esse, nell’esercizio del diritto di legittima difesa, individuale o collettiva, riconosciuto dall’art. 51 dello Statuto delle Nazioni Unite, assisterà la parte o le parti così attaccate intraprendendo immediatamente, individualmente e di concerto con le altre parti, l’azione che giudicherà necessaria, ivi compreso l’uso della forza armata, per ristabilire e mantenere la sicurezza nella regione dell’Atlantico settentrionale. Ogni attacco armato di questo genere e tutte le misure prese in conseguenza di esso saranno immediatamente portate a conoscenza del Consiglio di Sicurezza. Queste misure termineranno allorché il Consiglio di Sicurezza avrà preso le misure necessarie per ristabilire e mantenere la pace e la sicurezza internazionali». Anche in questo caso, non c’è niente di automatico: l’uso della forza di cui parla l’articolo 5 è infatti oggetto di una valutazione al fine di garantire difesa e sicurezza: a decidere un’eventuale risposta della Nato è il Consiglio di sicurezza dei Paesi membri.

Categorie:Cronaca, Mondo, Politica

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