Non solo +Europa, Soros ha versato soldi a pioggia a fondazioni e associazioni

(Giacomo Amadori – La Veri) – In vista delle ultime elezioni politiche avevano già ingaggiato il parlamentare più munifico d’Italia, il facoltoso imprenditore Gianfranco Librandi, famoso per aver versato 800.000 euro alla fondazione Open di Matteo Renzi. Ma nelle ultime ore si è scoperto, grazie a Bruno Vespa, che +Europa può contare sulle attenzioni di un finanziere ancora più ricco del già danaroso Librandi, ovvero l’imprenditore, filantropo e banchiere ungherese George Soros.

Secondo il leader di Azione Carlo Calenda avrebbe finanziato la campagna elettorale del partito fondato da Emma Bonino con 1,5 milioni di euro. Una cifra che sarebbe stata versata affinché Bonino & C. si compattassero con il centro-sinistra in un «listone antifascista». Una notizia confermata in parte dal segretario di +Europa Benedetto Della Vedova. Quest’ultimo ha ammesso l’erogazione a favore di alcuni candidati per le spese della campagna elettorale, ma ha negato che quei contributi fossero vincolati alla nascita di un fronte anti Meloni.

Resta poco chiaro, visti i limiti di legge, come siano arrivate in Italia e come siano state rendicontate le generose donazioni. Generose assai se si pensa che sul sito della fondazione Open society di Soros nel 2020 risultavano destinati all’Italia «solo» 1,8 milioni di dollari in totale, sui 92,9 destinati all’Europa, poco più del 2 per cento per un Paese che rappresenta circa l’8 per cento della popolazione continentale.

Ma adesso scopriamo che nel 2022 una cifra analoga sarebbe andata a un unico partito. Sarà per questo che ieri +Europa ha rivendicato quel prezioso sostegno con un messaggio social corredato di foto: «Grazie George. Rivendichiamo il suo sostegno a +Europa per le nostre battaglie sui diritti umani, civili, la democrazia e lo stato di diritto». Concetto anticipato da Della Vedova, il quale ha dichiarato: «Il filantropo di origini ungheresi da tempo condivide e sostiene i nostri valori europeisti e le nostre battaglie per i diritti umani e lo stato di diritto. Siamo orgogliosi che alcuni nostri candidati abbiano chiesto e ricevuto il suo sostegno, certamente disinteressato».

Dal suo sito apprendiamo che Open society è «una delle più grandi fondazioni private al mondo che supportano gruppi per i diritti umani, con un budget annuale di oltre 1.000 milioni di dollari» e che poco meno del 10 percento dei fondi va all’Europa. Il loro lavoro in Italia è iniziato nel 2008 supportando «le battaglie legali contro la concentrazione della proprietà dei media da parte di Berlusconi».

Sugli 1,8 milioni di dollari del 2020 il 34 per cento è stato destinato a una non meglio precisata «pratica democratica», altrettanto per progetti aventi come obiettivo «uguaglianza e antidiscriminazione», il 29 a «movimenti e istituzioni per i diritti umani», il 3 per «istruzione e prima infanzia».

La Open society ha collaborato con le fondazioni Nando Peretti e Charlemagne, con la Fondazione con il Sud, con la Compagnia di San Paolo e con il Comune di Ventimiglia per il restauro di un parco pubblico frequentato dai migranti di passaggio. Nel 2017-18 Open society ha finanziato 70 progetti impegnando 8,5 milioni di dollari. Secondo l’Adnkronos 298.550 dollari andarono ai Radicali per «promuovere un’ampia riforma delle leggi italiane sull’immigrazione»; 385.715 dollari sono stati assegnati all’Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione; 170.144 dollari all’Associazione 21, una onlus che si occupa di diritti umani. Il sito della fondazione, a proposito del 2020, non ci rivela, però, la notizia più interessante: il sostegno a un centro sociale con gran parte del comitato direttivo sotto inchiesta per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata.

Infatti l’Open society institute (vecchia denominazione della fondazione) il 10 novembre 2020 ha inviato un bonifico da 100.937 euro e il 30 agosto 2021 uno da 48.324, aventi entrambi nella causale una «sigla alfanumerica», al Comitato per il Centro sociale di Caserta. L’informazione è contenuta in una segnalazione di operazione sospetta inviata cinque mesi fa all’Antiriciclaggio a proposito di alcuni movimenti effettuati sul conto dell’associazione tra il gennaio 2020 e il maggio 2022, con riferimento in particolare a pagamenti per circa 15.000 euro.

Sono emersi così anche i bonifici provenienti dalla Svizzera che sarebbero stati utilizzati per sostenere un progetto per le vaccinazioni anti Covid19 per gli immigrati di Castelvolturno. I risk manager della banca hanno rimarcato un’«operatività anomala e non adeguatamente giustificata in capo a ente che si occupa di assistenza sociale, in particolare a favore degli immigrati per la loro inclusione, che ha indicato di ricevere finanziamenti da parte di sostenitori e associazioni». Il centro sociale, nell’aprile scorso, avrebbe ricevuto anche un bonifico da 50.000 euro dalla Fondazione Haiku di Lugano, nata nel 2014 e che persegue «esclusivamente finalità di solidarietà sociale».

Nella segnalazione viene evidenziato come nel 2019 la Procura di Santa Maria Capua Vetere nell’ambito di un procedimento penale abbia chiesto informazioni alla banca sul Comitato per il Centro sociale e su due dirigenti, Vincenzo Fiano e Fabio Basile. Si tratta di un’indagine, puntualizzano i risk manager, «per associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata nella gestione dei finanziamenti del progetto Sprar (Sistema di protezione e accoglienza per richiedenti a silo e rifugiati)».

I conti sotto osservazione, secondo i funzionari, «sono caratterizzati da bonifici per emolumenti disposti a favore dei titolari effettivi e soggetti a loro collegati». Una donna, è precisato nella segnalazione, avrebbe ricevuto un bonifico da 400 euro di Fiano attraverso «un altro intermediario» con causale «mutuo». Fiano con noi cade dalle nuvole: «Non mi risulta e, comunque, non con i soldi dell’associazione».

 «Bonifici per emolumenti e pagamento di fatture» proverrebbero anche dal conto aperto in una seconda banca e riceverebbe contributi anche il Comitato Città viva, promosso dall’ex Canapificio all’interno del quartiere Acquaviva di Caserta, insieme ad altre associazioni e cittadini della zona. Il Comitato Città viva ha lo stesso indirizzo e contatto telefonico di Fiano. «Perché abito lì e non abbiamo una sede» spiega lui.

A fine aprile 2022 il Comitato per il Centro sociale ha inviato un bonifico da 10.000 euro con causale «prestito» a favore del Comitato Città viva. Ma Fiano non sa spiegarne il motivo: «Non mi occupo dei conti». Rappresentanti legali e titolari effettivi dell’ex Canapificio varierebbero spesso. Nel febbraio 2019 sette degli operatori del centro sociale hanno ricevuto un avviso di garanzia, come detto, con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata.

Nell’inchiesta erano inizialmente indagati oltre a Basile e Fiano anche Giovanni Paolo Mosca, Massimo Cocciardo, Virginia Anna e Federica Maria Crovella e Immacolata D’Amico, tutti soci volontari e operatori dell’ex Canapificio. L’indagine ruota intorno alla gestione da parte del Centro sociale dei fondi erogati nell’ambito di un bando triennale relativo al progetto Sprar. Sette milioni e mezzo di euro destinati a coprire i costi dell’alloggio (venti appartamenti), del vitto e dei programmi di istruzione, formazione e integrazione per gli immigrati. Soldi che, secondo la Procura potrebbero non essere stati usati in modo corretto.

Le investigazioni sono partite su denuncia di un ex operatore, il trentottenne ghanese Malik Donkor, già inserito nel progetto Sprar. Ma le sue motivazioni non sarebbero particolarmente nobili: dopo le perquisizioni i dirigenti del centro denunciarono di essere stati «colpiti per vendetta» da Donkor, il quale era stato «sorpreso a rubare» e per questo segnalato all’autorità giudiziaria. L’ex volontario è stato rinviato a giudizio per appropriazione indebita.

Alla prima udienza del processo è stata ammessa la costituzione di parte civile di alcuni migranti e dell’associazione, il cui legale rappresentante ha confermato le accuse contro Donkor, che avrebbe creato «un clima di nonnismo» nei confronti degli extracomunitari. L’uomo si sarebbe appropriato di parte della loro spesa settimanale e dei soldi destinati al vestiario. Nonostante l’inchiesta per truffa che coinvolge i dirigenti del Centro sociale sia partita su denuncia di un soggetto a sua volta denunciato, non c’è stata ancora nessuna archiviazione.

 Forse perché i fatti segnalati da Donkor, che era inserito all’interno del sistema, potrebbero aver trovato qualche riscontro. Dopo circa quattro anni le indagini dirette dalla pm Anna Ida Capone, sarebbero «alle battute finali», come ci spiega il procuratore facente funzioni Carmine Renzulli. Sempre nel 2019 la sede dell’ex Canapificio e dello Sprar di Caserta era stata sequestrata perché i capannoni risultavano «fatiscenti» e, secondo i consulenti della Procura, c’era «un concreto pericolo di crollo». «La pacchia è finita!» esultò Matteo Salvini al termine dell’operazione dei carabinieri che avevano posto i sigilli. Il vicepremier aveva lanciato per primo allarme definendo «abusivo» e «da sgomberare» il centro sociale. La giunta guidata dal sindaco pd Carlo Marino nel 2021 ha concesso al gruppo e a un’altra trentina di associazioni una nuova sede, l’immobile che ospitava l’Onmi di Caserta. Ma forse il Comune era all’oscuro dei robusti finanziamenti di Soros.

3 replies

  1. Tranquilli, i ricchi sono immortali: cancro e covid gli fanno un baffo… Anzi, spiattellati urbi et orbi al giorno d’ oggi servono alla campagna elettorale.
    E male che vada hanno un sacco di eredi: dove lo travano un piatto tanto ricco?

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