La tv italiana è piena di salotti dove si accomodano sempre i soliti ospiti

Sono trenta i talk show che le sette reti generaliste mandano in onda in un anno. I salotti tv convengono perché hanno costi bassi

(di Antonio Murzio – true-news.it) – In Italia le sette reti generaliste hanno nei loro palinsensti trenta salotti televisivi nel corso dell’anno. Gli ospiti che si alternano, è stato calcolato, sono un centinaio e disquisiscono su tutto, a prescindere dalla loro specializzazione.

Entrano nelle nostre case al mattino presto e ci restano fino a sera inoltrata, Lo fanno attraverso la tv che li ospita per discutere di qualsiasi argomento, anche non di loro stretta competenza, in uno dei trenta salotti televisivi che in Italia vanno in onda sulle sette reti generaliste nel corso di un anno.

La formula del talk show, importata in Italia da Maurizio Costanzo nel 1976 con “Bontà loro”, oggi ha invaso i palinsesti e così vediamo più spesso Francesco Borgonovo di un cugino del quale ricordiamo il nome ma non la faccia, perché l’ultima volta che lo abbiamo incontrato è stato a un pranzo di Natale del 2004 e frequentava la terza elementare.

L’ospite salta da un salotto all’altro

La presenza degli ospiti nei salotti televisivi è costante, per cui non è solo il vice direttore della Verità che saltella da uno all’altro con la sua faccia seria e la barba ben scolpita tanto da immaginarlo già così a otto anni.  Esiste ormai  una categoria ben definita che la Panini potrebbe farci una raccolta di figurine, suddividendo l’album non per squadre come accade per quello dei calciatori, ma per specializzazione: virologi, politici, esperti di geopolitica…

O anche per programma, visto che ci sono anche gli ospiti fissi come Mauro Corona a #Cartabianca su Raitre. Diventerebbe, però, difficile attribuire una sola maglia a molti altri ospiti, visto che televisivamente potremmo considerarli gli eredi dell’Olanda di Cruijff e del suo calcio totale. Possono disquisire con nonchalance di qualsiasi cosa, perché su ogni cosa loro un’opinione ce l’hanno e la sostengono convintamente, mica come noi comuni mortali (leggi telespettatori) che rimaniamo indecisi perfino tra pancetta e guanciale nella carbonara.

La riscoperta dei filosofi

Avevamo lasciato la professoressa Antonella Viola, apprezzatissima scienziata, che interveniva in qualità di esperta nei talk come esperta di pandemia e di vaccini, ce la siamo ritrovata che disquisisce di politica. Poi ci sono i fuoriclasse dei salotti: sono direttori e vicedirettori di giornali, ex parlamentari e da quando è scoppiato il conflitto in Ucraina le tv  hanno riscoperto i filosofi (la new entry dei talk show è stata Donatella De Cesare); filosofi che, a onor del vero, hanno presidiato i salotti col burbero e incontentabile Massimo Cacciari, che rappresenta una sicurezza per il conduttore: di qualsiasi argomento la puntata tratti, non mancherà di litigare.

Per questo è tra gli ospiti ricorrenti di Lilli Gruber.

L’ex deputato Pd nei salotti di Mediaset

Andrea Romano, parlamentare uscente del Partito democratico, non rieletto alle ultime elezioni, ha fatto sapere che il suo futuro sarà quello di commentatore in un talk show targato Mediaset, ruolo che già svolgeva in un paio di salotti televisivi di Retequattro, a cominciare da “Zona Bianca”, condotto da Giuseppe Brindisi.

Stando ai dati Auditel, ad esempio, durante le otto settimane estive comprese tra domenica 3 luglio e sabato 27 agosto 2022, Retequattro è stata la rete italiana leader d’ascolto nei programmi d’informazione in prima serata con una media del 6,3% di share dal lunedì al venerdì nella fascia prime time 21.30-23.30.  I talk dell’emittente sono, oltre a quello condotto da Brindisi, “Fuori dal coro” (del quale è stato annunciato lo stop,) guidato dallo stridulo ed esagitato Mario Giordano,  “Diritto e rovescio”, condotto da Paolo Del Debbio, e “Quarta Repubblica”, talk condotto da Nicola Porro.

I talk costano poco e Cairo fa incetta

L’altra rete che ha i propri palinsesti “infarciti” di talk show è La7: l’editore Urbano Cairo, sempre molto attento ai costi, ha capito che arredare un salotto televisivo costa molto meno di produrre altri tipi di programmi, per cui si comincia al mattino con “Omnibus”, poi arriva Myrta Merlino con “L’aria che tira”, quindi la palla passa a “Tagadà” e l’ultima parola spetta a Lilli Gruber con “Otto e mezzo”, tranne al martedì al giovedì quando si fa notte con Giovanni Floris e il suo “Dimartedì” o con “Piazzapulita” di Corrado Formigli.

Nel fine settimana la Gruber si riposa e lascia spazio nel preserale a Concita De Gregorio e David Parenzo, che in una delle due serate si “allungano” fino alle 22.

Se si rimane sintonizzati per una giornata intera su La7, specie il martedì o il giovedì, l’effetto déjà-vu rispetto a molti degli ospiti è garantito: da mattina a sera ci accorgeremo che sono cambiati solo la scenografia e il conduttore.

L’ospite è ancora lì, tanto da indurti a pensare o che non ha alcuna voglia di rientrare a casa o che una casa dove rientrare proprio non ce l’ha.

I direttori di giornali sono i più assidui

Qualcuno si è preso la briga di fare un calcolo: ne è risultato che oggi in Italia ci sono un centinaio di volti che passano da un programma all’altro. Ma per non annoiare il lettore facciamo solo l’esempio di direttori di giornale che negli ultimi venti anni hanno affollato gli schermi televisivi, interpellati sui più diversi argomenti: Vittorio Feltri, Alessandro Sallusti, Pietro Senaldi, Maurizio Belpietro, Marco Travaglio, Massimo Giannini, Ferruccio De Bortoli, Maurizio Molinari, Ezio Mauro. Superfluo dire che se si accende la tv anche adesso, in questo preciso istante, qualcuno di loro è lì, in quella scatola, a dire come la pensa perfino sull’importanza del baco da seta nella rivoluzione cinese.

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2 replies

  1. Ormai le TV sono solo descrizioni di crimini orrendi ( sotto forma di “inchieste”, telefilm, ecc…) che certamente procurano emulazione; sfrucugliamento vergognoso riguardo il privato di certe persone (silenzio assoluto su altre) da parte di giornalisti, veline , scappati/e di casa di ogni tipo, vecchi arnesi alla spasmodica ricerca di un gettone di presenza… (lo chiamano “servizio pubblico”). Infiniti talk schierati in maniera vergognosa, con sempre gli stessi ospiti che recitano sempre la medesima farsa; vecchi telefilm riproposti millanta volte; sit com sconclusionate ma infarcite di “politicamente corretto” ( il popolo va educato in maniera costante) oppure rampe di lancio di bellocce che certamente hanno trovato o troveranno il “produttore” o il “manager”, o l’ “imprenditore”… (fateci caso, mai un operaio…), ecc…
    Il tutto tra una pubblicità e l’ altra, anche loro sempre più global.

    Massimamente rivelatrici sono i programmi “educativi” di RAI Storia e RAI Educational.
    RAI Storia è il regno di Paolo Mieli che riscrive il passato, con particolare predilezione per il ventennio fascista: ha in studio l’ “esperto” in veste di “vate” che però viene costantemente corretto dal Nostro, sempre attentissimo, non appena si allontana dalla versione gradita. Ci sono poi tre poveracci, che recitano la parte dei “giovani” e ripetono a pappagallo quanto in tutta evidenza concordato col Nostro. Insomma, se ci fosse Mieli da solo lo spettacolo sarebbe meno penoso ( e lo scopo più chiaro).

    I progranmmi di divulgazione scientifica sono poi lo specchio esatto del nostro Paese e cosa intenda per “Scienza” . Il problema è che accanto ai programmi autoprodotti ci mostrano quelli della BBC e ci viene da piangere.
    La divulgazione Made in Italy rispetta sempre il medesimo rito: il/ la giovane, dalla “faccia pulita” ci introduce l’ argomento con un infinito pistolotto, passeggiando per uno studio per lo più virtuale ( grafica povera povera, ma dobbiamo pur mostrarci “tecnologici”) . Dopo il pistolotto entra l’ “esperto”, l’ immancabile “professore universitario” ( ovviamente politicamente “gradito”) e l’ espressione del nostro giovane cambia improvvisamente: è arrivato “lo Scienziato”, genuflessioni ( bisogna “credere” nei sacerdoti della Scienza. che, bontà loro, ci portano il Verbo…) a non finire dopo ovviamente averne illustrato con doviziosa piaggeria la carriera, e la posizione in Università.
    Al “Vate” si fanno poi domande banalissime, chiaramente concordate, e si attendono le ( ovvie) risposte con una espressione stupita, ammirata, grata…che il finto balbettio di Fabio Fazio ( massimo, insuperato, esempio di tappetino nei confronti di chiunque mentre pensa al conto in banca che sta lievitando di minuto in minuto e di quello di cui si parla non potrebbe importargli di meno…) gli fa un baffo.
    Ringraziamenti a non finire e, quando va bene, un esperimentino da scuola Primaria dell’ ubiquo Valerio Rossi Albertini ( caruccio, ma hanno solo lui?)
    Insomma, Piero Angela, pur con i pochi mezzi che anche a lui erano concessi, è ormai lontano mille miglia. E non tornerà.

    Programma “scientifico” della BBC ( guardare per credere).
    Chi ci accompagna è un fisico o un matematico famoso nel Mondo, all’ apice della carriera e coautore del programma ( ad esempio Jim Al – Khalili per la Fisica oppure Marcus du Sautoy per la Matematica) del quale però mai vengono illustrate le credenziali.
    Il conduttore si muove per il Mondo, mostrandoci i luoghi in cui “si fa” Fisica ( o Matematica, o altro) , illustrandocene in poche parole l’ attività, sempre correlata ai fenomeni che ci sta cercando di spiegare: fenomeni complessi come la Fisica Quantistica o i nuovi strumenti di misura, o l’ ultimo teorema di Fermat. Non pretende che capiamo ( ce lo dice subito), ed ammette egli stesso la difficoltà degli argomenti e la possibile ( anzi, probabile) eventualità che quanto ci sta illustrando ora ( anche direttamente, con stumenti antichi e moderni, non con bicchierini di carta e farina: non siamo all’ asilo…) sia presto superato da nuove e diverse conoscenze.
    Si ha dunque la percezione della Scienza come una continua scoperta nel suo storico evolversi tra tentativi ed errori: una attività umana meravigliosa, difficile, anche pericolosa; che non ci “stupisce” però come un gioco di prestigio di cui mai capiremo i misteri (riservati ai prestigiatori) di fronte al quale l’ unico atteggiamento previsto è quello di una muta ed adorante genuflessione.

    Insomma, nessuno “spiegone”, nessun “gggiovane” che si presenti come “il futuro dalla faccia pulita” e tanto meno nessun pluridecorato nostrano ( ci accontentiamo con poco) da adorare: la telecamera inquadra solo il primo piano di famosi Storici della Scienza e premi Nobbel che ci dicono in poche parole la loro, con solo il nome in sottopancia e senza alcuna presentazione.
    Nessuna tavolata con farina, bicchierini di carta, quando va bene bacchette di ambra del buon Rossi Albertini: qui ci portano direttamente al CERN o a Pavia per mostrarci ( e spiegarci) la pila di Volta, o a Bologna per ricordare la famosa contesa sulle equazioni cubiche tra Cardano e Tartaglia, e du Sautoy si spinge fino a Mosca per suonare ( inutilmente) il campanello del casermone popolare in cui risiede, da anni riottoso e nescosto, il maggiore matematico vivente, quel Gregory Alexandrovic Margulis, che vinse il Premio Wolf e la Medaglia Fields ma non li ritirò, preferendo continuare a vivere con la madre in povertà e nascondimento. Un “pazzo” per l’ italica vulgata, un personaggio a cui si deve profondo rispetto ed ammirazione per gli addetti ai lavori, du Sautoy in primis.

    Scusate se mi sono dilungata, ma l’ argomento mi appassiona. Abbiamo i “divulgatori” che ci meritiamo: con pochi mezzi, poco coraggio, sempre in odore di “schieramento politico” e senza fantasia. Noi dobbiamo “credere” alla Scienza ed ai suoi sacerdoti, senza se e senza ma; altrove la Scienza è una attività umana difficile, entusiasmante, mai conclusa, che trova la sua ragione di essere nel continuo cambiamento, che ammette gli errori, che viene influenzata da contese intellettuali furibonde, che sbaglia e si corregge. Ed i cui lavoratori sono persone come le altre e non scese dal cielo a miracol mostrare…
    Se siamo il Paese che siamo ( e che restiamo) è soprattutto per questo ingannevole ma politicamente utilissimo atteggiamento: non ci capiamo niente ( e non dobbiamo…) quindi a forza di “stupore” ci fanno ingoiare di tutto. Letteralmente.

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