4 azzurri di sottogoverno per tutelare la “roba” di Berlusconi

Con Sisto & C. anche l’amico di lady Fascina suo compaesano nonché vecchio compagno di banco. Alla fine valeva la pena far il diavolo a quattro e minacciare sfaceli: con gli incarichi di sottogoverno, Silvio Berlusconi fa il pieno mettendo nelle mani fidate dei suoi fedelissimi […]

(DI ILARIA PROIETTI – Il Fatto Quotidiano) – Alla fine valeva la pena far il diavolo a quattro e minacciare sfaceli: con gli incarichi di sottogoverno, Silvio Berlusconi fa il pieno mettendo nelle mani fidate dei suoi fedelissimi ciò che gli è più caro. Ecco allora Valentino Valentini, uomo che per conto suo teneva i rapporti con Mosca, planare come viceministro al ministero dello Sviluppo che oggi si chiama delle imprese e del Made in Italy, ma la sostanza non cambia perché sempre lì sono le deleghe su frequenze e tv. E pace se è sfumato per Valentini l’incarico di vice agli Esteri per via delle lettere dolcissime del capo con Putin e quegli scambi di vodka e lambrusco che hanno costretto Antonio Tajani a fare gli straordinari per non perdere la Farnesina.

Ma B. comunque incassa acchiappando come se non ci fosse un domani: Alberto Barachini, che nella scorsa legislatura aveva piazzato a presiedere la commissione di vigilanza Rai, ossia vigilare sulla concorrenza, ora sarà il nuovo sottosegretario all’Editoria. Al posto sempre di un altro forzista che già presidiava la baracca, regnante Mario Draghi, ossia Giuseppe Moles azzoppato all’ultimo dall’inchiesta sulla sanità lucana. E la giustizia? Idem come sopra: confermato, anzi promosso Francesco Paolo Sisto che era già sottosegretario in Via Arenula col Governo dei Migliori, e ora affiancherà da viceministro il guardasigilli Carlo Nordio imposto da Giorgia Meloni all’ex Cavaliere che rivendicava per sé la casella: per piazzarci Maria Elisabetta Alberti Casellati pronta a giurare che sì Ruby rubacuori era davvero la nipote di Mubarak. O lo stesso Sisto, che di Berlusconi è stato difensore nel processo escort in salsa pugliese. Nel sottogoverno, insomma, c’è tutto B. e la sua real casa guidata da Licia Ronzulli che porta a casa un risultato pure lei: ha difeso fino all’ultimo il diritto a diventare sottosegretario di Giuseppe Mangialavori, citato in due indagini di ’ndrangheta, ma nulla ha potuto di fronte al niet di Giorgia Meloni. In compenso ha visto ulteriormente ridimensionata la fazione dei seguaci di Tajani: niente incarico per Paolo Barelli. Ma se Licia sorride, Marta è proprio contenta, perché tra gli incarichi di sottogoverno si è trovato uno strapuntino di lusso pure per Matteo Perego di Cremnago, amico suo (oltreché di Luigi Berlusconi), recuperato come sottosegretario alla Difesa.

Certo, poteva andare pure meglio: essendo così caro ai suoi B. aveva pensato, a dispetto dell’età e del profilo (guida l’impresa di famiglia, ramo cappelli) di indicarlo addirittura come ministro nel ruolo poi andato a Guido Crosetto. Ma Lady Fascina ha ottenuto, a dispetto delle promesse che erano state già fatte ad altri, come lamenta il consigliere campano Massimo Grimaldi, la nomina a sottosegretario (alle Infrastrutture) di Tullio Ferrante. Un suo compaesano nonché vecchio compagno di banco. Lo ha rivelato lui stesso in un’intervista al Giornale di famiglia: “Conosco Marta da sempre, le nostre mamme erano compagne di liceo. Abbiamo frequentato le stesse scuole e avevamo sin da adolescenti una comune passione per la politica, e soprattutto per il presidente”. Quando si dice il merito.

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