(Dott. Paolo Caruso) – Sul caso di Modena gli sciacalli della politica si sono già fatti avanti pronti ad azzannare un povero psicopatico italiano di seconda generazione, ma poco importa, nato a Bergamo e laureato a Milano rimasto disoccupato ai margini della cosiddetta società civile. Una malattia mentale aggravata dalla solitudine e dalla mancanza di servizi sociali e di un trattamento di assistenza psichiatrica adeguato. Il primo ad intervenire con le sue solite panzane razziste non poteva che essere il Ministro ai trasporti e alle infrastrutture, Matteo Salvini, che privo di notizie certe sui fatti sfila l’ identikit e l’ albero genealogico del presunto fantasioso terrorista islamico. Un’ altra perla del ” Cazzaro verde ” dopo quella del 26 gennaio scorso per l’ uccisione rivelatasi poi volontaria dello spacciatore ventiseienne Abderrahim Mansurri da parte dell’ agente di polizia Cinturrino nel boschetto di Rogoredo a Milano. A Modena, un italiano di “seconda generazione” ha compiuto una strage. Nessuna radicalizzazione islamica, ma pura follia e mancata integrazione. È un italiano figlio di marocchini residenti in Italia. Si fa un gran vociare a dare la colpa agli immigrati e a permettere di riorganizzarsi come nella madre patria, come cellule avulse dalla società che li accoglie. Si colpevolizza la religione e quella islamica soprattutto, radicalizzata in alcuni, resistenti all’accoglienza. La nostra società è inquieta perché non si accetta il diverso. Lo si vede un potenziale nemico e attuale usurpatore. Si enfatizzano casi singoli per farne bandiera alla propria ideologia, i partiti della destra estrema soffiano spesso a sproposito sul fuoco mai spento dell’ odioso razzismo. Salvini e Vannacci fanno a gara nel cercare consensi nel radicalismo anti immigrati. Il fatto che a fermare il criminale sono andati oltre a un cittadino italiano due immigrati egiziani che avevano la stessa identità religiosa del folle, ci deve far riflettere, evitando di demonizzare lo straniero, ” il diverso da noi “. Non lasciamoci abbindolare da quelli che del panico, del razzismo, della caccia all’ immigrato ne fanno la loro professione di fede politica. Anche i Media per certi aspetti subalterni alla politica attuale sono corresponsabili nel non dare il giusto risalto ai gravi fatti di cronaca che interessano gli immigrati. Il caso dell’ omicidio a Taranto del bracciante del Mali, Sako Bakami, ad opera di un quindicenne italiano a capo di una baby gang, passato senza grandi clamori e condanne ne è un esempio tra i tanti. Siamo un Paese razzista e Sako Bakami è vittima di un sistema che disumanizza gli “Ultimi”. Il compianto Papa Francesco ci ha lasciato un grande esempio di integrazione. “Todos, todos, todos”, era il suo motto. Abbattere ciò che divide, e cercare ciò che unisce. Due verbi che dovrebbero accomunare l’umanità intera.