Per i parlamentari liberi professionisti

(di Lorenzo Giarelli e Ilaria Proietti – ilfattoquotidiano.it) – Basta discriminazioni per i parlamentari liberi professionisti: è ora che pure loro possano accumulare il vitalizio alla pensione piena.
La Lega che faceva le campagne elettorali sull’odiata legge Fornero oggi ha altre priorità in tema di pensioni, stando almeno al disegno di legge appena presentato dalla senatrice Elena Murelli. L’avevamo lasciata durante l’emergenza Covid, quando da deputata era stata una dei “furbetti” a richiedere il bonus Inps destinato alle partite Iva, 600 euro pensati per arginare la crisi da lockdown di chi si era trovato senza poter lavorare. Non certo i parlamentari, che come ovvio hanno continuato a percepire stipendi a 5 cifre ogni mese. Murelli, così come il collega leghista Andrea Dara, era stata sospesa dal partito salvo poi essere serenamente ricandidata e rieletta. Ma quella sui liberi professionisti per la senatrice è una battaglia dopo l’altra, in onore a Paul Thomas Anderson. Cosa succede questa volta?
Il progetto di legge parte da una premessa contenuta nella relazione illustrativa: “Ricoprire una carica elettiva o pubblica comporta un grosso investimento in termini di tempo, rendendo pressoché impossibile continuare a svolgere la propria attività lavorativa o professionale”. Quello del parlamentare, dell’eurodeputato o del consigliere regionale è insomma un mestiere totalizzante, checché se ne dica. Murelli prosegue: “Si prospetta la necessità di sacrificare la propria attività professionale e, conseguentemente, anche la contribuzione previdenziale”.
Per i lavoratori dipendenti pubblici e privati che diventano parlamentari è già previsto un adeguato salvagente, perché se si mettono in aspettativa non retribuita per la durata del mandato possono contare sui cosiddetti contributi figurativi. In sintesi, l’eletto paga una quota dei contributi (intorno al 9 per cento), il resto della quota ce lo mette il pubblico e così ogni anno che passa si avvicina la pensione.
In passato questo meccanismo è stato spesso criticato. L’ultimo caso, rivelato dalle Iene, riguardava l’ex sindaco di Firenze, Dario Nardella, dirigente della ditta General Beverage assunto due mesi prima di mettersi in aspettativa per candidarsi in città. In questo modo, il Comune ha versato per anni i contributi, anche se Nardella è stato operativo in azienda solo per un paio di mesi.
Il meccanismo è simile anche per il Parlamento, a eccezione dei liberi professionisti. Ma ora ci pensa Murelli: il ddl prevede che “i liberi professionisti”, siano essi iscritti o no a “enti previdenziali di diritto privato”, eletti o nominati a “ricoprire funzioni pubbliche”, possano “avvalersi della facoltà di versare contributi volontari, nella misura prevista dalla normativa vigente o dalle norme di settore, relativamente al periodo di svolgimento del mandato elettivo o della funzione pubblica”. Per i parlamentari sarebbe un terno al lotto. Dallo staff della leghista giurano che i contributi sarebbero “interamente a carico del diretto interessato”, anche se nel merito restano dubbi tecnici: parificare la posizione dei liberi professionisti a quella degli altri parlamentari significherebbe anche coinvolgere l’Inps o chi per esso nel versamento dei contributi. La ratio di questa misura – spiega chi è vicino a Murelli – è consentire a tutti i cittadini di impegnarsi nelle istituzioni “senza rischiare di ritrovarsi senza la pensione” avendo trascurato il proprio mestiere. Ci sarebbe il vitalizio, certo, ma è sempre meglio raddoppiare.