Povero Sud, il rischio è che resti soltanto un bancomat elettorale

Ci si sofferma sul Sud, però, con un obliquo sguardo compassionevole, legato alla contesa sul reddito di cittadinanza, ovvero sul sussidio statale che viene corrisposto a chi resta indietro e anche – non si può negarlo – a qualche finto indigente

(Michele De Feudis – lagazzettadelmezzogiorno.it) – I riflettori nazionali puntati sul risultato delle sfide elettorali nel Mezzogiorno restituiscono solo in apparenza una centralità alla questione meridionale. Se i seggi conquistati «a Sud» dal centrodestra, dai dem o dai 5S saranno pesantissimi nel computo che determinerà le future maggioranze, l’auspicio è che questa nuova occasione di essere rilevanti nel dibattito pubblico non sia sprecata.

Ci si sofferma sul Sud, però, con un obliquo sguardo compassionevole, legato alla contesa sul reddito di cittadinanza, ovvero sul sussidio statale che viene corrisposto a chi resta indietro e anche – non si può negarlo – a qualche finto indigente. L’effetto collaterale di questa dinamica politica è che alla parola Sud sia accomunata troppo spesso la parola povertà, o nei casi di imbroglio per ricevere il sussidio, di finta povertà. Non a caso, spesso, negli spazi dei talk, diventano preponderanti le testimonianze dei percettori, con una esposizione della sofferenza economica che spesso deborda nella spettacolarizzazione, come se fosse una vecchia cartolina del degrado di una terra, simile ai Sassi di Matera raccontati da Carlo Levi. Questa deformazione rende un popolo laborioso come quello meridionale trasformato in ritratto esotico, di cui occuparsi per il breve flash di una campagna elettorale, dimenticandone colpevolmente la laboriosità, la creatività, e i volti e i calli di chi va orgogliosamente in campagna o nelle acciaierie, non solo a servire frise ai turisti gaudenti sbarcati nel Tacco d’Italia dai voli delle compagnie low cost.

Questo affresco crea uno sconforto e anche un po’ di disamore per la politico, come ben sintetizzato in passato dall’intellettuale Giano Accame: «Nel generale tramonto delle passioni politiche le prossime scelte più che a consensi sembrano doversi affidare al contenimento o alla crescita di opposti astensionismi. Il passaggio dall’idea di valore da significati eroici, militari o nella lotta di classe, a più prosaiche valutazioni in denaro ha ridotto nel corso di mezzo secolo le elezioni a gara, peraltro sempre più costosa, tra chi delude di meno o suscita minor tedio».

Allora è utile, a poche ore dal voto, ricordare la radice orgogliosa del «pensiero meridiano» di Franco Cassano, ovvero «l’idea che il Sud abbia non solo da imparare dal Nord, dai Paesi cosiddetti sviluppati, ma abbia anche qualcosa da insegnare e quindi il suo destino non sia quello di scomparire per diventare Nord, per diventare come il resto del mondo». Spiegava il sociologo barese: «C’è una voce nel Sud che è importante che venga tutelata ed è una voce che può anche essere critica nei riguardi di alcuni dei limiti del nostro modo di vivere, così condizionato dalla centralità del Nord-Ovest del mondo. Io credo che il Sud debba essere capace di imitare, ma anche di saper rivendicare una misura critica nei riguardi di un mondo che ha costruito sull’ossessione del profitto e della velocità i suoi parametri essenziali».

Dopo questo rodeo elettorale il Sud e le sue classi dirigenti si troveranno di fronte alla realtà di disegnare un originale e inedito orizzonte di sviluppo e benessere sociale, sostanziato di risposte da dare alle periferie meridiane dell’Europa che non vogliono essere dimenticate. Ecco nel Sud del sud dei Santi (Carmelo Bene ci perdoni), se non nascerà un riformismo pragmatico, volto a dare un volto sostenibile al welfare e un supporto alle eccellenze industriali (dal manifatturiero all’aerospazio), potrebbe materializzarsi una insopportabile beffa. Ovvero quella del Sud trasformato in mero bancomat elettorale.

6 replies

  1. Quanto hai ragione! È insopportabile la presentazione di questa terra così viva e creativa, piena di potenzialità, ma così bistrattata per interessi di bottega. Urgono riforme non elemosine!

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  2. Da quanto si legge, gli elettori del Sud paiono dei minus habens tutti in attesa della manina “nordica” che allunga il pane. Altrimenti, poverini…
    Invece, molto più prosaicamente fanno i loro interessi, esattamente come li fa la manina “nordica” suddetta.
    Il problema è che nè i “minus habens ” del Sud ( e c’è Sud e Sud, ma sotto il Rubicone, per lo storytelling…) nè la “manina” del Nord assieme fanno l’ interesse dell’ Italia nei confronti dell’ Europa e degli US.
    Cosa che risolverebbe ampiamente i problemi del Sud e la “manina” nordica potrebbe continuare a grattarsi la pancia ( se oggi ci fosse ancora una pancia: ormai… restano solo le ossa, a tutti per lo più…)

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  3. LA LEGGE ELETTORALE É ANTICOSTITUZIONALE Io ho presentato ricorso al seggio secondo le modalità indicate dal prof. Costituzionalista F. Besostri nel suo sito. Il ricorso non preclude la possibilità di voto e può essere presentato oggi anche non contemporaneamente alla eventuale votazione.

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    • “LA LEGGE ELETTORALE É ANTICOSTITUZIONALE”. Ecco ci mancava solo l’opinione del primo che passa.

      “Io ho presentato ricorso al seggio secondo le modalità indicate dal prof. Costituzionalista F. Besostri nel suo sito.”
      Se ci dai il link del sito, magari possiamo leggere anche noi che cosa dice l’illustre professore costituzionalista. Altrimenti evita di postare sciocchezze sotto ogni articolo del blog.

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    • Besostri ha l’hobby di impugnare tutte le leggi elettorali, nazionali e regionali. Finora ha avuto successo soltanto con il porcellum: in tutti gli altri casi la Consulta gli ha risposto picche.

      Il rosatellum fa schifo, ma dubito che sia incostituzionale.

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