Fornitori di energia: “Un mese di autonomia prima di fallire”

Gas, l’Arera: il governo si muova, rischio fallimenti. E Ilva è a secco. L’Authority prevede default a catena tra i fornitori. L’acciaieria: “Per noi problemi di quantità e di prezzo del metano”. L’Italia che oggi va a votare è il bizzarro Paese di sempre, dove può capitare che un appello al governo […]

(DI MARCO PALOMBI – ilfattoquotidiano.it) – L’Italia che oggi va a votare è il bizzarro Paese di sempre, dove può capitare che un appello al governo del presidente dell’Autorità per l’energia, peraltro lanciato sul giornale della Confindustria, per evitare una catena di fallimenti nel settore energetico non trovi alcuno spazio nel dibattito pubblico al punto da non risultare nemmeno attraverso un misero “lancio” nel flusso delle agenzie.

Per i curiosi, allora, di cosa parlava sul Sole 24 Ore Stefano Besseghini di Arera, l’Authority per l’energia appunto? Di un allarme che circola da settimane e di cui da settimane è informato anche il governo: in giro c’è poco gas e a prezzi assurdi, il che comporta aumenti altrettanto assurdi della leva finanziaria per acquistarlo o prenotarlo in vista del nuovo anno termico, che inizia il primo ottobre. Questo sta mandando per stracci non Eni o Enel, ma i retailer, quelli che si limitano a comprare e rivendere gas ed energia a famiglie e imprese. Per ora a rischio sono imprese di taglia medio-piccola (almeno 70, ha sostenuto Utilitalia, associazione delle imprese dei servizi pubblici), più avanti chissà.

“Non c’è tempo da perdere”, dice Besseghini, intendendo che se ne dovrebbe occupare il governo Draghi: “Varrebbe la pena di lavorare a qualche meccanismo per consentire iniezioni di liquidità, se vogliamo evitare una inutile morìa di operatori che sono per altri versi in salute” (in sostanza quello che è stato già fatto in mezza Europa, da Berlino in giù). Non solo: siccome ai clienti delle aziende che fanno default va comunque assicurata la fornitura energetica, “sarebbe un segnale importante al mercato chiarire fin d’ora quali saranno le modalità e il profilo di erogazione” delle scorte, in particolare quelle “accumulate in quantità ormai significative col meccanismo di ultima istanza” (cioè gli acquisti affidati a Snam e Gse e pagati con soldi pubblici). In sostanza, potremmo dover usare parte degli stoccaggi così faticosamente riempiti: come farlo dovrebbero stabilirlo – fin d’ora, dice Arera – Draghi e Cingolani. C’è infatti anche un problema di quantità del gas (peraltro negato sia dal governo che, ancora ieri, da Eni): secondo Besseghini, già dieci giorni fa “era evidente che le prenotazioni di capacità a ottobre saranno inferiori al passato”. Secondo l’Autorità, mancheranno all’appello 1,2-1,3 miliardi di metri cubi di gas, anche perché “un grandissimo consumatore non ha ancora chiuso contratti”. Il riferimento è ad Acciaierie d’Italia, cioè l’ex Ilva, come ha confermato ieri il suo presidente Franco Bernabè, che in sostanza ha battuto a soldi (sul miliardo già destinato dal governo all’aumento di capitale non c’è infatti ancora accordo coi soci privati, il colosso ArcelorMittal): “Dobbiamo vedere col governo appena insediato come risolvere il problema, perché i problemi ci sono sia in termini di quantità che di prezzo”. Chiunque può immaginare cosa significhi un’Ilva a corto di gas, tanto più che Confindustria Puglia ha denunciato che Acciaierie d’Italia ha già fatture non saldate coi fornitori per 100 milioni di euro.

Ora torniamo al gas e alla situazione generale: i problemi, come detto, sono due, cioè scarsità e costi. Solo che non abbiamo idea delle loro reciproche dimensioni: “È fondamentale – dice ancora Besseghini – un monitoraggio per capire dove ci sono problemi di volumi e dove invece non si riesce a procurarsi gas per motivi finanziari”. Il tema della quantità, se Mosca chiude del tutto i rubinetti, è difficilmente risolvibile: “È chiaro che la coperta è corta, ma bisogna aspettare per vedere quanti si presenteranno senza disponibilità di gas”.

Come il governo sa o dovrebbe sapere, infatti, la gran parte dei default non arriveranno a ottobre/novembre, ma nel momento di massimo consumo, cioè a dicembre/gennaio: è lì che si capirà l’entità del buco e se il razionamento lasciato fare ai prezzi folli di questi mesi ha determinato abbastanza risparmi energetici da non far saltare tutto.

4 replies

  1. Ma tu guarda!!
    E io che credevo che l’itagglia fosse esente da tale carenze,
    Infatti lo vado dicendo da mesi che chi semina vento raccoglie tempesta

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  2. Certo che, parlando di acciaieria durante una crisi energetica, scrivere “fatture non SALDATE” pare ancora di più una presa in giro… Che le soluzioni le chiedano rispettivamente a Draghi, poi a Cingolani (ammesso che abbia qualcosa di utile da dire), poi alla Von del Leyen, o una volta che han fatto trenta, facciano trentuno e chiedano direttamente a Biden. Chiederlo ai lettori… a che serve?

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  3. Da un punto di vista energetico e non solo, siamo in una situazione di cambiamento fondamentale. Siamo in un momento di crisi generale dovuta ai motivi che ben conosciamo, ci vorrà del tempo prima che il sistema trovi un nuovo assestamento. Non sarà facile, ma in attesa di quel momento bisognerà fare dei sacrifici. Senza creare illusioni nelle persone. Nel frattempo, sarebbe però il caso che finalmente si vigili e si puniscano tutte le speculazioni immotivate che ingrassano i soliti noti. In un Paese serio si dovrebbe fare questo. Quindi non in Italia.

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