Alla prossima emergenza si rischia la rivolta

“Ormai ci siamo assuefatti alle notizie sul Covid e la guerra, retrocesse persino dai telegiornali. Ma come diceva Esopo, alla bonaccia segue sempre una tempesta”

(di Michele Ainis – tpi.it) – Si respira un’aria immobile, stantia. Come in certe giornate senza vento, con una nuvolaglia che scherma l’orizzonte. E un sopore collettivo – uno stato d’inerzia e di apatia – sta invadendo gli italiani. La politica, al contrario, usa toni concitati, in questa breve vigilia elettorale. Ciascun leader di partito sgomita, si sgola, rimbecca gli avversari, detta elisir per guarire tutti i nostri mali. Noi, quaggiù, non gli prestiamo ascolto. O meglio: all’inizio forse sì, per curiosità se non per interesse. Ma alla seconda o terza replica cambiamo canale, d’altronde alle parole dei politici non crede più nessuno. E in che crediamo, invece? Difficile rispondere.

C’è stato un tempo in cui abbiamo creduto di doverci difendere da un virus letale, e lo abbiamo fatto tutti insieme, disciplinatamente, anche a costo d’accettare gli arresti domiciliari decisi dal governo. In quel tempo siamo stati un popolo, coeso, solidale, congiunto dal medesimo destino. E la mascherina obbligatoria ci inoculava un sentimento d’eguaglianza, celando in egual misura il faccione dei potenti e il viso smunto dei diseredati. Ma è durato poco, quanto la fiamma d’un cerino. Del resto la tensione etica è come quella erotica: non puoi protrarla a lungo, il corpo si ribella. Sicché adesso fingiamo che il virus non esista, anche se è sempre lì, in agguato, col suo bollettino quotidiano di decessi.

Succede lo stesso per la guerra, per il rombo di missili e cannoni in Ucraina. All’inizio ci procurava un senso di terrore: il rischio nucleare mai così vicino, un pezzo d’Europa in fiamme come non era più accaduto dopo Hitler, lo scontro fra superpotenze, i barbagli della terza guerra mondiale. Svanita anche quest’ultima paura, o comunque rimossa, allontanata. Le notizie dal fronte sono state retrocesse nei giornali e nei tg, tanto ormai non le segue nessuno, abbiamo altro a cui pensare. Al clima, forse? Alla siccità, al surriscaldamento del pianeta?

Dovrebbe essere l’emergenza più emergente, ma è un argomento tabù, espulso dalla campagna elettorale. E allora pensiamo ai fatti nostri, alle bollette da pagare, ai mutui in salita, al lavoro che trovi solo comprando un biglietto aereo per l’Australia. E magari speriamo che dei nostri guai s’occupi il governo, sennò che ci sta a fare? Ma il governo c’è e non c’è, in questo interregno fra due legislature. Ha poteri dimezzati, circoscritti all’ordinaria amministrazione, alla gestione quotidiana delle cose. Perché è dimissionario, d’altronde s’è dimesso pure il Parlamento. Però interviene nei casi d’urgenza, questo sì, può farlo. L’impressione è che Draghi faccia un po’ come gli pare.

Se non vuole, dice che non può; se vuole, ne dichiara l’urgenza. Quanto a noi, lo lasciamo fare – non per fiducia, bensì per spossamento. Insomma, c’è in circolo un senso di stanchezza, che ci impedisce anche d’affannarci sulle prossime elezioni. Perché dovremmo, se il vincitore è già annunciato? Sicché alle nostre latitudini regna la Gran bonaccia delle Antille, direbbe Calvino. Però, attenzione: alla bonaccia segue sempre una tempesta, diceva inoltre Esopo. La prossima non sarà un’emergenza sanitaria, né bellica, né finanziaria, né climatica. La prossima volta potrebbe sbatterci sul muso un’emergenza civile, un tumulto, una rivolta.

6 replies

  1. Ci distrarranno con Totti, Hilary, Fedez, la Legge Zan, Patrik Zaki, il coming out di qualche cantante, la malattia di qualche attore alla frutta, gli insulti di qualche “razzista” su twitter, chi canta o non canta Bella Ciao, due veline che litigano ed un Vip “incinto” per procura, Burioni che si contraddice per l’ ennesima volta, qualche nuovo virus “letale” (già è sui giornali nuovamente “mucca pazza”…) e il nuovo vaccino miracoloso contro la qualunque.
    Ha funzionato così bene fino ad ora…
    Di tutto il resto basta non parlare: se non lo dice la TV o non ti compare tra le notizie Google non esiste. Solo percezione.

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  2. Detto da uno che è cresciuto ed è stato pasciuto dall’ambiente stantio che adesso critica. Ma siamo su scherzi a parte?

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    • Anche dell’incoerenza si può comprendere la coerenza…
      Dimmi chi siete (figli di…), da quali storie venite direttamente o indirettamente (La Stampa, L’Espresso… ), chi vi ha sostenuto (Scalfari, L. Caracciolo… ), con chi andate (movimentista e giovanilista, dunque “di giovane rampante sinistra più che sufficientemente privilegiata sul campo e che ‘giustamente’ – i figli só pezz’e core – comincia “a darsi da fare” … “).
      E magari, vedendo anche cosa fate di coerente/incoerente (eccoci al punto!) … , potremo riuscire a capire chi siete veramente e addirittura cosa probabilmente diverrete:

      Da Wikipedia
      TPI – The Post Internazionale
      è stato fondato nel 2010 da Giulio Gambino (giornalista che ha lavorato con l’Espresso e La Stampa, nipote di Antonio Gambino, uno dei fondatori de l’Espresso), insieme a Francesco Saverio Bersani, Stefano Mentana (figlio di Enrico Mentana), Davide Lerner (figlio di Gad Lerner) e Adriano Pagani. Tra le altre firme della testata ha figurato fino al 2013 anche Sofia Bettiza (figlia di Enzo).

      Il giornale è stato presentato al suo esordio dai grandi nomi del gruppo l’Espresso, quali i direttori Eugenio Scalfari de la Repubblica e Lucio Caracciolo di Limes.
      Negli anni successivi Repubblica ha continuato a sostenere e dare risalto al portale e alle sue attività. La testata è registrata al Tribunale di Roma (n. 294) dal 19 ottobre 2012.
      Nel settembre 2021 The Post Internazionale si trasforma ufficialmente in un settimanale cartaceo, di cui il sito tpi.it diventa la versione online. La rivista è in edicola ogni venerdì.

      Diffusione
      A novembre 2016 The Post Internazionale generava ogni mese oltre 15 milioni di utenti unici, dei quali oltre 5 milioni sono lettori under 35. Secondo la classifica Audiweb del gennaio 2019, TPI è il tredicesimo sito di informazioni più letto d’Italia.

      Controversie
      Nel 2014 il presidente dell’Ordine dei Giornalisti, Enzo Iacopino, ha denunciato come sfruttamento le condizioni di tirocinio offerte da The Post Internazionale e ha chiesto alla testata il rispetto delle norme in vigore. Nella sua replica, il direttore di TPI ha negato la fondatezza delle critiche e ha replicato, a sua volta, accusando l’Ordine professionale di essere solo una “barocca e complicata burocrazia”.

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