
(Stefano Rossi) – È uno dei tanti esempi che la politica offre, a noi elettori, della sua inutilità e scarsa adesione alla realtà.
Destra e sinistra si arrovellano su questa sorta di tassazione, ma nessuno ha spiegato i problemi sottesi.
Facciamo un esempio su una patrimoniale su capitali di 10 milioni di euro .
1.
Ho 12 milioni di capitale investito all’estero e 100.000 euro sul conto corrente.
Rientrerei nella patrimoniale?
2.
E se i 12 milioni sono investiti per 20 anni, con penali altissime in caso di disinvestimento, chi paga il riscatto?
3.
E se i 12 milioni sono di società, tutte con sede legale all’estero, verrebbero tassati?
4.
Fondazioni, società anonime, società e fondi offshore, trust, potrebbero nascondere ingenti capitali che, sulla carta, rientrerebbero nella patrimoniale. Ma chi potrebbe mai fare indagini così difficili e capillari?
5.
I grossi capitali non portano mai, mai e mai, il nominativo di una persona fisica o giuridica con sede legale in Italia. Quindi?
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Non avremo mai risposte dalla politica. Ammesso che siano in grado di darla una risposta.
Il rischio è quello di tassare quel poco che si raccimola dalle camere di commercio e poco più.
I veri capitali sfuggirebbero a controlli e tassazione; con il rischio di fuga all’estero.
E aumenterebbero cause milionarie contro il fisco per irregolarità e illegittime tassazioni.
In Europa, solo la Svizzera, Spagna e Norvegia hanno una tassa simile; in Germania è stata dichiarata incostituzionale. Tanti altri Paesi l’hanno abolita.
E’ vero che, chi la invoca, precisa che sono aperti ad un dibattito dal quale possono giungere nuove proposte sui contenuti di questa tassa, ma poi, le dichiarazioni brevi rese in tv sono un spot gratuito a favore degli avversari politici che non la vogliono.
Ma quanto sarebbe più facile, e più giusto, richiedere a gran voce una tassa sugli extraprofitti delle banche che, senza muovere un dito, hanno lucrato sulla pelle dei risparmiatori?
Così, anche l’opposizione, senza muovere un dito, avrebbe accontentato quasi la totalità degli italiani.
Evidentemente, era troppo facile.
Meglio rovinarsi con le proprie mani.
Eccolo il “campo largo”. Una proposta che li ha già spaccati in due.