“Trattati da criminali”: doppia causa di Minetti e Cipriani contro il Fatto e Rai. Chiesti oltre 220 milioni. Presentate le richieste di risarcimento: a Roma per i danni alla reputazione della coppia e a New York per quelli alle attività del gruppo dell’imprenditore

"Trattati da criminali”: doppia causa di Minetti e Cipriani contro il Fatto e Rai. Chiesti oltre 220 milioni

(di Rosario Di Raimondo e Giuseppe Scarpa – repubblica.it) – Adesso la battaglia legale diventa doppia, tra Italia e Stati Uniti. A Roma si è aperto un nuovo fronte. Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani – apprende Repubblica – hanno avviato una procedura di mediazione nei confronti del Fatto Quotidiano, avanzando una richiesta risarcitoria da 5 milioni di euro. L’incontro tra le parti è fissato per il prossimo 26 giugno.

Ma non c’è soltanto il fronte italiano. Negli Stati Uniti, Cipriani, chiede inoltre i danni al Fatto Quotidiano e alla Rai per gli articoli e le trasmissioni dedicati alla grazia concessa all’ex consigliera regionale. Come emerge da un atto di 34 pagine la richiesta di risarcimento ammonta a 250 milioni di dollari (oltre 216 milioni di euro). Il motivo della controffensiva giudiziaria? Quella che viene definita “una storia costruita su insinuazioni e sensazionalismo”, di fronte alla quale “gli imputati hanno scelto clic, ascolti e pubblicità al posto della verità, dell’accuratezza e del giornalismo responsabile”.

In totale quindi le due cause ammontano a oltre 220 milioni di euro.

“Danni all’attività di Cipriani”

I legali parlano di un “danno sostanziale arrecato all’attività” di Cipriani. “Una campagna diffamatoria deliberata, coordinata e/o negligentemente indifferente diretta contro Giuseppe Cipriani, il Gruppo Cipriani e, soprattutto, la ricorrente Cipriani Usa”, impresa con sede a New York di cui il compagno di Minetti e l’azionista di maggioranza.

Ecco quali sono le accuse al Fatto e Report

Le accuse sono rivolte al Fatto e a Report, per notizie “intese a dipingere Cipriani e coloro che sono a lui associati come corrotti, criminali, sessualmente depravati, politicamente compromessi e collegati a Jeffrey Epstein”. Tra i danni lamentati, “uno degli istituti di credito del ricorrente ha ritardato la conclusione di un’importante operazione di prestito, ha imposto nuovi termini e condizioni e ha richiesto al ricorrente di incaricare una società investigativa esterna indipendente, a costi esorbitanti, per indagare e confutare accuse che non avrebbero mai dovuto essere pubblicate in primo luogo”. E quindi, Cipriani “chiede un risarcimento per i danni commerciali sostanziali causati dall’interferenza illecita degli imputati con le prospettive commerciali dell’attore, per diffamazione/falsificazione commerciale, per illecito civile, nonché un provvedimento equitativo nei limiti consentiti dalla legge”.

“Da Nordio e Epstein, accuse palesemente false”

Gli avvocati del Gruppo Cipriani si concentrano su quattro punti. Primo: che l’imprenditore sia stato socio di Epstein e che quest’ultimo gli avesse prestato 800 mila sterline. Secondo: cheil ministro della Giustizia Carlo Nordio si è incontrato con Cipriani e Minetti nel ranch di Punta del Este, “per discutere o agevolare la richiesta di grazia presidenziale”. Terzo: che Cipriani e Minetti hanno organizzato feste a base di sesso e droga. Quarto: che la coppia ha “corrotto funzionari pubblici in Uruguay” in relazione alla vicenda dell’adozione del bambino e delle sue cure mediche, oltre al coinvolgimento “nel presunto assassinio di un avvocato, una storia totalmente inventata e falsa che include un caso di scambio di persona”. I legali scrivono: “Queste accuse erano palesemente false (…), formulate in modo da massimizzare lo scandalo, l’indignazione, la viralità, e la reputazione”.

“Nordio non è mai stato nella villa di Cipriani”

I legali scrivono anche che Nordio “non ha mai incontrato Giuseppe Cipriani e non ha mai messo piede nella sua residenza a Punta del Este, in Uruguay” per “discutere o concordare un favore politico corrotto”. Nell’atto si ripercorre com’è emersa la notizia: è stata formulata “per la prima volta dal conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, durante la trasmissione “E’ Sempre Cartabianca”, andata in onda il 28 aprile 2026 sul canale televisivo italiano Rete4. Il Ministro Nordio è intervenuto telefonicamente in diretta durante la trasmissione per smentire l’accusa in tempo reale (…) Nordio ha avviato un’azione per diffamazione contro R.T.I. S.p.A., “E’ Sempre Cartabianca”, la signora Berlinguer e il signor Ranucci, in relazione a questa falsa accusa. In base alle informazioni in nostro possesso, l’azione del signor Nordio è in corso”.

“Anche la massaggiatrice vuole querelare il Fatto”

Un ampio capitolo è ovviamente dedicato ai presunti festini – smentiti con forza – nella residenza di Cipriani in Uruguay. E viene citata l’ormai famosa “massaggiatrice” che con le sue rivelazioni aveva gettato ombre sull’imprenditore e Minetti. I legali ricordano che la donna – che nel frattempo ha ritrattato le sue parole con una dichiarazione giurata – ha lavorato nella villa per un limitato periodo di tempo e comunque per un “totale di 4 mesi e non 20 anni”. Al termine del rapporto di lavoro, nel febbraio 2025, Gabriela (il nome della massaggiatrice) fa una causa di lavoro, chiede 60 mila dollari ma ne riceve 6 mila. E ora, “in base alle informazioni in suo possesso, la signora sta valutando la possibilità di avviare un’azione legale contro Il Fatto per averla citata in modo errato e/o aver estrapolato le sue dichiarazioni dal contesto”.

La dichiarazione giurata della massaggiatrice

Nell’atto si entra anche nel dettaglio della dichiarazione giurata della massaggiatrice. “Il 29 maggio 2026, Torres ha firmato una dichiarazione giurata autenticata in cui ha confermato, tra l’altro, che: la signora Minetti non ha mai sollecitato ragazze né ha in alcun modo favorito la prostituzione presso la residenza del signor Cipriani a Punta del Este, la controversia (di 6.000 dollari) con il signor Cipriani era una questione puramente di lavoro, e non aveva esperienza nel trattare con i media e, di conseguenza, le sue precedenti dichiarazioni sono state materialmente distorte o comunque travisate da Il Fatto”.

“Insinuato che Cipriani ha bruciato vivo un avvocato”

Lungo il capitolo sull’adozione del bambino da parte della coppia, compresa la ricostruzione della morte di un legale del bimbo che ha seguito la procedura di affidamenti. Anche qui il giudizio degli avvocati è tagliente: “Gli imputati hanno insinuato che Giuseppe Cipriani sia un assassino e hanno bruciato vivo l’avvocato della controparte”.

Com’è stato calcolato il presunto danno

Nella causa si parla di “persistente campagna diffamatoria”, di una vicenda da “Davide contro Golia”, con “costi sbalorditivi per difendersi” da un’azione che mirava “alla distruzione della reputazione e degli affari” di chi oggi querela. E qui inizia la conta dei danni. A fronte delle accuse, un istituto di credito avrebbe sospeso la pratica per un finanziamento da 50 milioni di dollari a Cipriani. Il quale, scrivono i legali, ha dovuto “incaricare una società investigativa esterna indipendente, a tariffe orarie esorbitanti” per smentire le accuse. Cipriani “ha sostenuto spese superiori a un milione di dollari per indagini, spese legali e professionali, e 50 milioni per costi di finanziamento legati al ritardo e altre perdite consequenziali”. Ancora, l’imprenditore lamenta “milioni di dollari di danni, inclusi danni da ritardo, maggiori costi di transazione, spese investigative, onorari professionali, perdita di opportunità commerciali, deterioramento dei rapporti commerciali e altri danni consequenziali e speciali”. Dunque: “L’attore ha subito un danno di importo da determinare in sede processuale, ma in ogni caso non inferiore a 25 milioni di dollari”.