Traslochi, liti e rinunce: candidature, oggi si chiude

Chi c’è c’è.  Alle 20 scade il termine per presentare le liste: ancora ripescaggi e guerre nei partiti per la lotteria dei posti sicuri. Le scene dei nomi cambiati nei corridoi delle cancellerie delle Corti d’Appello, nella storia delle elezioni, si sono già viste. Quindi, mettiamo le mani avanti […]

(DI PAOLA ZANCA – Il Fatto Quotidiano) – Le scene dei nomi cambiati nei corridoi delle cancellerie delle Corti d’Appello, nella storia delle elezioni, si sono già viste. Quindi, mettiamo le mani avanti: fino a questa sera alle 20 nulla può ancora dirsi certo. A cominciare da Forza Italia, che ieri sera navigava ancora al buio. Ma a 34 giorni dall’apertura delle urne cade l’obbligo di presentare i candidati. E quasi tutti, disgrazia del Rosatellum, sanno già che fine faranno.

I paracadutati. Per loro, il seggio è affare fatto: i partiti li hanno spediti in luoghi sicuri, lontanissimi da casa, dove non hanno lasciato ottimi ricordi o dove lo schieramento è troppo sfavorito per rischiare di bruciarli. È così che nel Pd Piero Fassino si candida a Venezia, Dario Franceschini a Napoli, Beatrice Lorenzin in Veneto. Luigi Di Maio al proporzionale finisce nelle liste della Basilicata. Ma pure i 5 Stelle hanno blindato il ministro friulano Stefano Patuanelli in Campania, mentre Maria Elena Boschi attraversa lo Stivale senza passare per la natìa Arezzo: cinque anni fa scalava a Bolzano, adesso con Italia Viva è spiaggiata in Calabria. È riuscito a traslocare Federico Pizzarotti che aveva minacciato di lasciare il Terzo Polo se lo avessero candidato a Parma, dove solo qualche settimana fa aveva fatto campagna con il Pd per le amministrative. Un bel viaggio anche per Elisabetta Casellati: dal Veneto alla Basilicata, tra le ire dei forzisti lucani.

I vendicativi. Già, la Lucania. Lì, in zona Pd regnano incontrastati da decenni i Pittella: Gianni, senatore, e Marcello, ex presidente della Regione Basilicata. Due giorni fa, di fronte al trattamento ricevuto dal segretario Letta che non l’ha messo in lista, hanno preso armi e bagagli e se ne sono andati con i nemici, Renzi e Calenda. “La rivincita dei territori contro i diktat romani!”, ha festeggiato Marcello Pittella, dopo aver letto il suo nome da capolista al Senato con il Terzo Polo.

I ripescati. Chissà se anche Pittella, già di provata fede renziana quando Matteo era segretario del Pd, sarebbe finito nel corposo calderone dei “riformisti” ripescati. L’ultimo, ieri, è stato Stefano Ceccanti: il professore correrà a Pisa. Guadagna una posizione decisamente migliore Enzo Amendola, anche l’ex portavoce di Renzi Filippo Sensi è praticamente blindato, mentre si è trovato uno strapuntino anche per l’inventore del Jobs Act Tommaso Nannicini. In sintesi: Luca Lotti, nei guai per Open, è l’unico rimasto fuori (e pazienza, notano nei dem, se fu lui a evitare che Matteo, tre anni fa, si portasse mezzo gruppo parlamentare in Italia Viva).

I ritirati. A proposito dei guai, da segnalare anche la partita dei “ritirati”: i dem perdono in Basilicata il capolista La Regina, per un meme su Israele. Se ne va Francesco De Angelis, protagonista della rissa a Frosinone con l’ex capo di gabinetto del sindaco Gualtieri. Addio polemico anche in Articolo 1: Federico Conte non accetta il posto che i dem gli hanno lasciato in Campania. Federico d’Incà non ha ricevuto proposte per il Veneto, come si aspettava: perciò non accetta soluzioni “irrispettose” e resta a casa. Così come Laura Castelli si rifiuta di correre a Novara, dove le chance di rielezione erano praticamente nulle. Stavano prendendo la stessa china anche le dem Monica Cirinnà e Alessia Morani: poi devono aver valutato che fosse un tantino sconveniente dire addio solo perché non avevano l’elezione in tasca. Ora combattono “con coraggio” da “gladiatrici”.

I blindati. Non devono faticare invece, i graziati del Rosatellum che già sono in posizione sicura. Da Luigi Di Maio e Bruno Tabacci di Impegno Civico, da Chiara Appendino a Ettore Licheri dei 5S, da Annamaria Bernini a Claudio Lotito di Forza Italia, da Laura Ravetto a Massimiliano Romeo della Lega.

I ministeriali. Corrono con Fratelli d’Italia i “tecnici” che aspirano a cariche di governo: Giulio Tremonti, Marcello Pera, Carlo Nordio, Giulio Terzi di Sant’Agata e pure l’ex prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro.

I parenti. Menzione speciale per i parenti. Oltre ai 5 Stelle Davide Buffagni e Samuel Sorial, fratelli di due ex deputati, e all’immancabile Piero De Luca (figlio del dem Vincenzo), anche Meloni non sfugge alla tradizione: candida Lucrezia Mantovani, figlia dell’ex assessore lombardo, e Giovanni Crosetto, nipote di Guido (che invece si tiene le mani libere).

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2 replies

  1. Ha molta più dignità il mercato delle vacche di ‘sta roba qui. Fin quando sopporteremo che ci prendano per i fondelli?

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  2. Agli elettori italiani.

    Ad ottobre si raddoppieranno di nuovo le bollette del gas e della luce per aver trattato Putin come un “animale”. MEDITATE SU QUESTO PRIMA DI VOTARE PD,FDI,LEGA,FI,CALENDA-RENZI E FRIENDS.

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