Miss Marple della Carta

(di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Lorenza Carlassare era anzitutto una donna bellissima, come riescono a esserlo solo le persone libere, sincere e spiritose. Per noi del Fatto è stata una mamma e una nonna, accompagnandoci fin dai primi numeri con una serie di pezzi che spiegavano gli articoli della Costituzione. Essendo stata la prima donna a conquistare una cattedra di […]

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  1. Miss Marple della Carta

    (di Marco Travaglio – Il Fatto Quotidiano) – Lorenza Carlassare era anzitutto una donna bellissima, come riescono a esserlo solo le persone libere, sincere e spiritose. Per noi del Fatto è stata una mamma e una nonna, accompagnandoci fin dai primi numeri con una serie di pezzi che spiegavano gli articoli della Costituzione. Essendo stata la prima donna a conquistare una cattedra di Diritto costituzionale (in un mondo e un tempo che più maschili non si poteva), avrebbe potuto tirarsela facendo del reducismo femminista una professione, mettendosi al calduccio in una delle tante lobby (o mafie) accademiche, trasformandosi in una trombona col piedistallo e collezionando posti e prebende. Invece aveva scelto di rimanere se stessa, dardeggiando con l’aria birichina e monella che non l’aveva abbandonata neppure a 90 anni tutti gli attentatori della Costituzione: fossero essi i lanzichenecchi della destra berlusconiana o i sepolcri imbiancati della sinistra “riformista”. Come dice Gustavo Zagrebelsky, i costituzionalisti italiani si dividono in due categorie: quelli che amano la Costituzione (una minoranza) e quelli che la odiano (la maggioranza). I primi non fanno carriera. Lorenza era fra questi, infatti contestò con la stessa briosa intransigenza la controriforma forzaleghista del 2006, quella di Napolitano e Letta del ‘13 e quella di Renzi, Boschi e Verdini del ‘16. Ma era tutt’altro che una vestale dell’intoccabilità della Carta, come via via la dipinsero i berluscones, i corazzieri di re Giorgio e i renziani (ricordate la campagna contro “gufi”, “soloni” e “professoroni”?). Era semplicemente contro ogni tentativo di stravolgerla, ma approvava i progetti per aggiornarne qualche articolo: infatti due anni fa appoggiò il referendum per il taglio dei parlamentari voluto dai 5Stelle.

    I ricordi delle manifestazioni fatte insieme, delle feste del Fatto, degli incontri con Libertà e Giustizia, dei suoi dibattiti televisivi in cui smontava con quattro parole definitive e un sorriso gli arzigogoli dei nemici della Carta, si affollano alla notizia della sua scomparsa. Ma soprattutto delle nostre telefonate e scambi di sms. L’ultimo un mese fa, per commentare qualcosa che avevo detto in tv sulla guerra in Ucraina: anche su quella si era schierata controvento per sostenere lo spirito autentico dell’articolo 11 contro i cialtroni – i costituzionalisti del secondo tipo – che tentavano di piegarlo in senso favorevole all’invio delle armi a un paese non alleato deciso dai sedicenti “migliori”. Ora, quando avremo qualche dubbio in materia costituzionale, non potremo più chiamare “la Lorenza”, come si presentava lei, o “la Miss Marple della Carta”, come la canzonavo io. La Costituzione perde la sua migliore amica. E questo moltiplica la responsabilità di tutti noi.

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    • Gentile Paolaoci, anziché Casini, se proprio volevano difendere Carta, sarebbe stato meglio che Letta a Bologna candidasse direttamente Marco, che almeno qualcosa in vita sua ha vinto. Cordialità.

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      • Gentile,
        era volutamente ironico, per non dire paradossale.
        Al posto di Casini andava bene anche un passante, non serviva Marco che “ha vinto qualche cosa”.

        Cordialità.

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  2. Lorenza Carlassare sarebbe stata il mio più grande sogno come presidente della Repubblica.
    La adoravo.
    Purtroppo l’età, che non preoccupa elementi come B., sarebbe stato un problema per una delle più straordinarie personalità che l’Italia abbia mai avuto l’onore di avere.
    Anche solo questi pochi mesi, come PDR, avrebbero illuminato la nostra Repubblica e dato lustro al grigio, mesto elenco dei nostri rappresentanti istituzionali.
    Perdiamo tanto.
    Ciao Lorenza, buon viaggio e grazie.💝

    Ps Se puoi, metti una buona parola, di là, per le prossime elezioni…

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  3. La sua scomparsa la vedo come un funereo presagio per i prossimi mesi…. 90 enni come lei, Piero Angela e altri che si sono formati in passato…non ne vedremo più, visto il livello generale odierno

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  4. Addio a Lorenza Carlassare, la giurista punto di riferimento su valori e principi della Costituzione. Aveva 91 anni.
    Nel 2016 si è impegnata contro la proposta di revisione costituzionale Renzi-Boschi e per il No al referendum confermativo del 4 dicembre. Nel 2020 ha invece sostenuto il sì al referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari. Nel 2014 il Movimento 5 Stelle l’aveva proposta per la presidenza della Repubblica.
    Professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, nell’ultima intervista a Silvia Truzzi sul Fatto – due mesi dopo l’inizio della guerra in Ucraina – ha ricordato che “la Costituzione italiana è pacifista” e “la guerra difensiva è l’unica consentita (ma solo per il proprio territorio), e le controversie internazionali vanno risolte per via negoziale”.
    Franco Casadidio

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  5. Il leghista Giorgetti ha evocato la possibilità che Draghi diventi Presidente della Repubblica, sfrattando Mattarella, e imponendo un semipresidenzialismo, approfittando della debolezza dei partiti, visto che di fatto per 18 mesi Draghi ha governato in modo assolutistico, ignorando i diritti del Parlamento e dei suoi stessi Ministri.
    Caratteristiche di una Repubblica semipresidenziale: tendenza ad una gestione egemonica e autoritaria del potere da parte del presidente, come conseguenza dell’eccessiva concentrazione di poteri nella sua persona.
    Sartori: “In passato il dittatore rovesciava la democrazia, il passaggio all’autocrazia era manifesto, rivoluzionario. Oggi questo processo avviene senza alcuna rivoluzione, senza neppure bisogno di riforme. Il caso più eclatante è la Russia di Putin: formalmente resta un sistema semipresidenziale, ma di fatto un uomo solo si è impadronito del potere e di tutti i contropoteri previsti per contrastarlo.
    Il presidenzialismo è il regime dei peggiori paesi africani come della Russia di Putin e non certo per far avanzare la democrazia, bensì per portare avanti pericolose forme di populismo che sono sfociate in dittature.
    Se credete che la democrazia diretta sia la stessa cosa dell’accentramento del potere nelle mani di una sola persona avete un’idea di democrazia buona per il fascismo. Ma la democrazia in Italia è solo una verniciatura leggera sopra un paese che è rimasto fermo al medioevo o alle signorie.
    Sono sistemi semipresidenziali:
    Algeria – Burkina Faso – Congo – Gibuti – Egitto – Guinea – Guyana – Haiti – Kirghizistan – Madagascar – Mali – Mauritania – Niger – Russia – Romania – Senegal – Siria – Taiwan – Tagikistan – Tunisia – Ucraina – Zimbabwe
    Credete che in questi Paesi ci sia il massimo della democrazia?

    A questo tentativo della destra di rovesciare la democrazia imponendo l’uomo solo al comando, la Carlassare aveva risposto:
    “La posizione di qualunque presidente della Repubblica si espande quando la forza dei partiti diminuisce. È logico. Ma ci sono dei limiti e sono molto chiari.Il presidente della Repubblica rappresenta l’unità nazionale, perciò deve essere super partes e non può in alcun modo intervenire sulle scelte politiche. Il semipresidenzialimo è inammissibile, stravolgerebbe i principi fondamentali del sistema costituzionale. Sono molti anni che la destra tenta di introdurre un sistema autoritario. Già nel 2006 ci provò Berlusconi ma gli Italiani lo bocciarono come hanno bocciato il tentativo di centralizzazione del potere di Renzi.
    La Costituzione dice che il Presidente della Repubblica è il garante della Costituzione. Non può mai assumere decisioni politiche autonome, ciò sarebbe incostituzionale. In pratica passare da un sistema parlamentare a un sistema presidenziale sarebbe un colpo di stato (ma la destra potrebbe farlo se vincesse con abbastanza voti). Abbiamo avuto Presidenti forti ma nessuno di loro ha guidato l’economia del Paese. La legittimazione del Capo dello Stato deriva dal fatto di essere eletto dal Parlamento in seduta comune: è chiaro che al centro c’è il Parlamento, che rappresenta il popolo.Le parole di Giorgetti sono un attacco alla Costituzione. Il Parlamento dovrebbe reagire, presentando una mozione di sfiducia. Dopotutto i ministri giurano sulla Carta con una formula che qui non è superfluo ricordare: “Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione”.

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    • Non facciamoci illusioni.

      Primo, Grisú reclama ancora il Trono come suo per Diritto Bancario, e basta. E giú brioches, ma secche come il legno, stavolta. ‘Chiappate, villici.

      Secondo, chi per lui – tanto a sinistra che a destra – sta lavorando esattamente a questo scopo. Come e piú di prima.

      Terzo, al momento il Trono gli viene cortesemente tenuto al caldo dalla badante. Tornata precipitosamente dalla pensione per la bisogna.

      Quarto, se neanche Erotolo ci sperava piú questo vuol dire una cosa sola.

      Augh. Ho detto.

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  6. “CARLASSARE, “RENZI HA SABOTATO UN’ALLEANZA DI VERA SINISTRA. PER CONTO TERZI”
    POLITICA | 12 FEBBRAIO 2021 | 4 | DI SILVIA TRUZZI

    Nel suo ultimo manuale (Conversazioni sulla Costituzione, Cedam) la costituzionalista Lorenza Carlassare scrive che – se si assume l’implicito che solo alcuni abbiano le capacità per governare – viene messa in discussione l’idea stessa di democrazia.
    Professoressa, il “governo dei sapienti”, da Platone in poi è spesso stato riproposto: perché? È una concezione autoritaria del potere. Non bisogna andare molto indietro nel tempo per ritrovarla nella nostra storia. Secondo Alfredo Rocco, padre del codice penale nonché ministro Guardasigilli di Mussolini, lo Stato fascista supera la democrazia perché si riserva “di far decidere i problemi essenziali della vita dello Stato a coloro che hanno la possibilità d’intenderli, sollevandosi sopra la considerazione degli interessi contingenti degli individui”.
    L’idea dell’infallibilità di un capo fa paura: per fortuna se il “capo” è Draghi non corriamo alcun pericolo. La concezione acritica del potere però è in sé estremamente pericolosa. Si parla del governo dei migliori: chi sono? Proviamo a ragionare al contrario. Ovviamente nessuno auspica un “governo dei peggiori”: ne abbiamo visti in passato di peggiori, per esempio dal punto di vista della condotta non sempre specchiata, della mancanza di disciplina e onore e perfino della fedina penale macchiata! È giusto, per certi versi perfino ovvio, che si cerchino per i ruoli chiave persone che abbiano capacità e conoscenze. La competenza è indispensabile: personalmente non metterei al ministero dell’Università e della Ricerca una persona che non ha nemmeno la licenza superiore come avvenne non molti anni fa. Però pensare che esista un’élite destinata a governare le masse rompe l’idea di uguaglianza su cui si fonda la democrazia costituzionale.

    E poi: chi seleziona i migliori? Sulla base di quali criteri? Questo è il punto cruciale che spiega bene perché la democrazia non ha alternative. Oggi ci troviamo in una situazione particolare causata dall’estrema debolezza del sistema politico. La crisi della rappresentanza dipende anche da leggi elettorali che in qualche modo hanno sottratto o attenuato la possibilità per i cittadini di scegliere i propri eletti, selezionati dai leader dei partiti in base a convenienze e fedeltà. Prima i partiti avevano un radicamento sociale importante e concorrevano alla preparazione della classe politica, formando il personale parlamentare e di governo. Adesso si bada solo al consenso, qui e ora.

    Lei crede alla tecnica che non ha colore politico? Non esistono decisioni neutre: tutte le decisioni sono politiche. Questa crisi è stata alimentata da un soggetto che ha un nome e un cognome, Matteo Renzi, che ha agito per sé e io credo anche per conto terzi: in troppi erano preoccupati dal possibile consolidamento di un’alleanza 5Stelle-Pd per timore di uno scivolamento a sinistra del Paese. Basta vedere come si affannano nel chiedere che le risorse non vengano sprecate nei sussidi. Ma non si tratta di “sprecare”: la Costituzione prevede l’intervento dello Stato in caso di disoccupazione involontaria e anche il diritto a una retribuzione che garantisca al lavoratore una vita dignitosa.

    Aboliranno il reddito di cittadinanza? Non credo che la Consulta lo permetterà. La giurisprudenza della Corte negli ultimi tempi ha ben chiarito che la Corte stessa può sindacare le scelte del legislatore in ordine all’allocazione delle risorse alla luce di principi fondamentali come quelli di uguaglianza e solidarietà. Se si oltrepassa la soglia del principio di ragionevolezza nell’abolire misure di solidarietà sociale in momenti in cui crescono disoccupazione e povertà, la Corte potrebbe intervenire.

    Cosa pensa del governo di tutti o quasi tutti? Che è impossibile. Ogni decisione è politica: accontenta e scontenta qualcuno, tocca interessi spesso contrastanti, favorendone alcuni e sfavorendone altri quindi non credo che partiti con posizioni diametralmente opposte possano mettersi d’accordo su ogni decisione. Non penso che possa essere efficiente un esecutivo sostenuto da tutti; mi piacerebbe, in questo difficile momento, ma mi sembra complicato. Sarebbe essenziale delimitare un’area politica di sostegno e giovarsi delle astensioni di chi non si oppone.
    .
    Il Fatto Quotidiano, 11 febbraio 2021”

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    • Abbiamo comunque avuto al governo i migliori a rubare,i migliori a tradire,i migliori a dire balle,i migliori a guerreggiare,le migliori nellingiustizia,i migliori nella distruzione dell’ambiente…sono o non sono stati i migliori nel peggio che di poteva fare????

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  7. Il Dott. Francesco Mandoi, ex procuratore della direzione nazionale antimafia correrà per la Camera dei Deputati nel collegio uninominale di Lecce, rappresentando il M5s.

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  8. Bell’articolo, condivisibile la stima di Travaglio per la costituzionalista, una bella persona con una bella testa.
    Ciò non toglie che anche le persone intelligenti possano toppare nella loro valutazioni, e sarebbe da stupidi seguire fideisticamente le persone di cui abbiamo stima solo perché sono intelligenti e colte, rinunciando al nostro senso critico.
    Pertanto ritengo che la chiosa sulla guerra in Ucraina se la poteva risparmiare, sventolare le ragioni della costituzionalista come se fossero la “prova fine di mondo” a sostegno delle proprie posizioni sulla guerra in Ucraina, argomento quantomai controverso, mi ha lasciato perplesso.
    Sulla schiforma erano tutti d’accordo gli estimatori della Carlassare, sulla guerra in Ucraina no.

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  9. Mi sembra giusto che si venga a sapere di questa intervista alla grande donna.

    “Una grande donna è morta oggi. Lorenza Carlassare, prima titolare di Diritto costituzionale nell’università italiana, giurista insigne: una vita in difesa della Costituzione, si può dire di lei. Si battè contro i tentativi di guastare la Carta costituzionale, di infrangerla, di corromperla; e fu in ogni occasione contro leggi e atti politici incostituzionali, anche quando passavano nel silenzio della più alta carica dello Stato. Una sola volta le sue posizioni furono sbagliate, a mio avviso, quando approvò la “riforma” che dimezzava il numero dei parlamentari, le cui conseguenze stiamo conoscendo ora, nella campagna elettorale, ma erano ampiamente prevedibili.” Dalla sua Pagina Facebook il Prof. D’Orsi ricorda Lorenza Carlassare, riproponenendo una sua intervista al “Fatto Quotidiano”, dello scorso 28 aprile, sulle scelte governative sulla guerra in Ucraina.

    E’ il modo migliore per ricordarla, anche per ridicolizzare chi oggi, Letta in testa, la esalta.

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    Lorenza Carlassare, professore emerito di Diritto costituzionale a Padova, risponde al telefono con una certezza a fare da premessa: “La Costituzione italiana è pacifista”. E poi: “La retorica bellicista, a giornali e reti unificati, è insopportabile. Quando non si parla della guerra ‘santa’, c’è il telefilm che santifica Zelensky”.

    Professoressa, partiamo dall’articolo 11, così bistrattato in queste settimane.

    L’Italia ripudia la guerra: il verbo ‘ripudia’, che nella prima bozza era ‘rinuncia’, è stato voluto dai Costituenti perché esprime un rifiuto assoluto della guerra, anche con un valore morale, non solo politico. C’è stata, nella votazione, quasi l’unanimità. L’ispirazione pacifista della Costituzione dunque è nettissima, anche per come è formulata la seconda parte dell’art. 11 quando afferma che l’Italia ‘consente, in condizione di parità con gli altri Stati, le limitazioni di sovranità necessarie a un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le nazioni’. In definitiva: la guerra difensiva è l’unica consentita, le controversie internazionali vanno risolte per via negoziale, una via in questo momento completamente assente; non esistono ragioni diverse dalla necessità di rispondere a un attacco armato sul proprio territorio che possano legittimare la guerra.

    A proposito dell’aumento delle spese militari, cosa pensa?

    Che in Italia ci sono 5 milioni e mezzo di famiglie in povertà assoluta. E che prima di spendere soldi in armi dovremmo assicurarci di non venire meno agli obblighi di solidarietà sociale che impone la Costituzione.

    La vendita di armi a un Paese in guerra è consentita?

    Assolutamente no. In passato, i giuristi “giustificazionisti” hanno tentato di salvare la partecipazione ai vari interventi armati travestiti da missioni di pace (per non dire della guerra nei Balcani in cui siamo intervenuti direttamente) come adempimento di obblighi derivanti dalla adesione a “organizzazioni internazionali” con le “limitazioni” conseguenti, usando la seconda parte dell’art. 11 contro la prima. Ma non ci sono due parti divise: l’art. 11 è una disposizione unitaria che va letta nella sua unità. Aggiungo che i trattati sono subordinati all’art. 11, non viceversa. La Corte costituzionale (sent. 300/1984) ha chiarito che le “finalità” cui sono subordinate le limitazioni di sovranità sono quelle stabilite nell’art. 11, non le finalità proprie di un trattato che, anzi, “quando porta limitazioni alla sovranità, non può ricevere esecuzione nel paese se non corrisponde alle condizioni e alle finalità dettate dall’art.11”. Il discorso è importante anche perché il ripudio della guerra non vieta solo la partecipazione a conflitti armati ma pure l’aiuto ai paesi in guerra: il commercio di armi con tali paesi è illegittimo. Ora tra l’altro non si tratta nemmeno più di armi per difendersi, ma armi, come ha detto Boris Johnson, “anche per colpire in territorio russo”.

    Il Parlamento ha convertito due decreti Ucraina e approvato una risoluzione che autorizza l’invio di armamenti in Ucraina con un decreto interministeriale fino al 31 dicembre, senza nuovi passaggi in aula. La partecipazione alla guerra non è materia di stretta competenza parlamentare?

    Certamente. Ora, dopo la riunione di Ramstein, si parla di un salto di qualità degli armamenti da inviare in Ucraina. La lista delle armi non è pubblica per ragioni di sicurezza, ma non ci sarà nemmeno una discussione sulle scelte del governo, sull’opportunità di partecipare all’escalation bellica. Gli italiani non sono favorevoli a una partecipazione dell’Italia alla guerra, e questo ce lo dicono i sondaggi. Non solo la posizione pacifista e costituzionale non ha spazio nel dibattito pubblico, ma il popolo non può nemmeno esprimersi attraverso i suoi rappresentanti. L’opacità delle scelte su un tema così importante è preoccupante, perché non è trasparente la linea del governo. In questa fase rispetto alle decisioni non è irrilevante nemmeno l’interesse dell’industria bellica, che fa soldi e trionfa in Borsa vendendo morte.

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