Ci stiamo distruggendo per una falsa felicità

(Tommaso Merlo) – Andiamo a fuoco e volano missili mentre la sofferenza dilania i poveri come i ricchi. Dipendenze, violenza, degrado, vuoto. Produciamo e consumiamo per lo più roba superflua che sta riducendo il pianeta e la nostra anima in una discarica. Già, ci stiamo autodistruggendo per perseguire una falsa felicità. Una vera e propria pazzia. Tutta colpa dell’egoliberismo che ci sprona a cercare il benessere là fuori invece che dentro di noi.  Profitto, roba, divertimenti, visibilità, potere. Chimere materiali che falliscono puntualmente nel garantire vero benessere ma invece di ammetterlo insistiamo. Già, non esiste negozio al mondo che vende quello di cui abbiamo davvero bisogno e cioè pace e senso e amore e soddisfazione e perfino gioia. Il vero benessere dipende da noi, non dagli altri e tantomeno da qualcosa. Eppure insistiamo, imperterriti, ad accumulare. Perché l’ego ha sempre ragione e non gli basta mai. Convinti di essere il nostro corpo volubile o al massimo la nostra mente caotica, applichiamo meccanicamente schemi mentali inculcati strada facendo. C’illudiamo di essere liberi ma in realtà ripetiamo liturgie egoliberiste di massa e ricette preconfezionate assorbite tra le mura domestiche che ci spronano a competere a consumare ad apparire e avere ragione. Una pazzia autodistruttiva per la vita delle persone come quella delle società. Stesse logiche, stessi risultati. Un miraggio materiale dopo l’altro. Verso il nulla. Già, il segreto del vero benessere è dentro di noi, non fuori. E dipende dalla consapevolezza di essere molto di più di quella faccia davanti allo specchio e di quei pensieri assillanti. Dalla consapevolezza di essere anime parte di un grandioso mistero chiamato vita. Un mistero che più abbracciamo invece di evitare, più riusciamo a gustarci appieno vincendo traumi e paure e dolore. Esattamente il contrario di quello che ci fa credere l’ego che ci racchiude in una meschina e superficiale vita materiale che ci rende più vulnerabili e alimenta sofferenza. L’ego è fuga perenne da noi stessi, dalla vita, dalla verità. Una fuga che si compie spesso con l’aiuto di qualche dipendenza tossica. Tipo il lavoro, l’immagine, la mondanità, il passato o qualche sostanza. L’egoismo è immaturità. Di una persona come di una società. È uno stadio evolutivo adolescenziale che ci sta portando inconsciamente all’autodistruzione e va quindi superato. È questa la vera sfida della nostra vita come della nostra era. Evolverci oltre l’egoismo. Ed è la realtà dei fatti a dimostrarlo. Dentro di noi come fuori dalla finestra. Per salvarci non ci sono scorciatoie e abbiamo anche bisogno gli uni degli altri e quindi della politica intesa come gestione della cosa pubblica. Ma di una politica espressione della consapevolezza dei cittadini e non dei deliri egoistici dei politicanti e dei loro tifosi. L’egoliberismo è frutto dell’egoismo e cioè della vera ideologia che caratterizza la nostra epoca. Una ideologia trasversale ed endemica che ci viene inculcata fin dalla tenera età e di cui in molti restano vittime per tutta la vita senza nemmeno rendersene conto. Si credono liberi ma non lo sono. Per cambiare rotta e salvarci dobbiamo capire che non siamo quella faccia davanti allo specchio e nemmeno quei pensieri assillanti. Ma essenzialmente anime di passaggio sul pianeta e che più voliamo alto più godiamo di vero benessere e contribuiamo alla prosperità del mondo invece che essere complici della sua distruzione. Andiamo a fuoco e volano missili mentre la sofferenza dilania i poveri come i ricchi. Produciamo e consumiamo per lo più roba superflua che sta riducendo il pianeta ma anche la nostra anima in una discarica. Già, ci stiamo autodistruggendo per perseguire una falsa felicità. Una vera e propria pazzia. È tempo di reagire. Partendo da noi stessi. Evolvendo oltre l’ego.

82 replies

  1. Unire una visione distopica euna speranza sociale sminuisce e diluisce l’insegnamento spirituale che si vuole far emergere in questo caso.Quando si parla misticismo orientale, di sufismo o più banalmente ( forse in questo caso) degli insegnamenti,pur ottimi, di ekhart Tolle è meglio evitare di parlare di società e politica e ancor di più evitare il verbo reagire. La reazione si inquadra nel dualismo causa effetto del karma. Fin quando si rimane incastrati in questo meccanismo L’ ego non svanisce. Darsi una buona disciplina sociale quotidiana è certamente una buona cosa, ma la volontà di compierla (in quanto reazione)non ci libera dall ego, ma è l’ego stesso che ci inganna tramutandosi in ego “ buono”,e continua a permanere.Non ci si può liberare per nostra scelta o impegno. cade da solo nella misura in cui la nostra interferenza sparisce.ovviamente in casi più unici che rari.Non si può parlare della pratica del non attaccamento se si chiamano in gioco le relazioni sociali(o perlomeno in un primo momento,piuttosto lungo).
    E la vera felicità di cui si parla non deve e non è in relazione al contesto in cui ci troviamo,(egoliberismo,guerra, povertà). Il mondo è perfetto così come è,nonostante tutto(spiritualmente/filosoficamente parlando) quando la felicità è reale. Tutto il resto sono contaminazioni mentali che ci legano al mondo duale dell apparenza(MAYA)

    Comunque bell’articolo di Merlo, da spunti di riflessione.Grazie infosannio.

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    • “Il mondo è perfetto così come è…”.

      Frase sibillina. Il mondo E’ così, semplicemente. Il MALE e le imperfezioni esistono, per cui il mondo non può essere perfetto così com’è, ma non sono tali che se considerati da un punto di vista relativo.

      Tutto però deve concorre, logicamente e ancor più ontologicamente all’Equilibrio Totale, anche con la partecipazione delle possibilità più infime.

      Ci troviamo in una fase ciclica nella quale, gli squilibri che abbiamo sotto gli occhi tutti sono necessari, affinché tutto si compia, ma:

      “Un male inevitabile resta pur sempre un male, e perfino se dal male deve scaturire un bene, ciò non toglie nulla al carattere stesso del male. Peraltro, noi impieghiamo qui questi termini di «bene» e di «male» solo per farci comprendere meglio e al di là di ogni intenzione specificamente «morale». I disordini parziali non possono non esserci, perché sono elementi necessari dell’ordine totale; ciò malgrado, un’epoca di disordine è, di per sé, qualcosa di paragonabile ad una mostruosità, la quale, pur essendo la conseguenza di certe leggi naturali, non per questo non rimane una deviazione ed una sorta di errore; o di paragonabile ad un cataclisma, il quale, pur derivando dall’ordine naturale delle cose, resta comunque, visto isolatamente, uno sconvolgimento ed una anomalia. La civiltà moderna, come tutte le cose, ha necessariamente la sua ragion d’essere, e se essa è veramente quella che conclude un ciclo, si può dire che è ciò che dev’essere e che sopraggiunge a tempo e a luogo [prestabiliti]; ma non per questo non dovrà essere giudicata secondo la parola evangelica troppo spesso mal compresa: «È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all’uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!».”.

      Questo per dire che, contrariamente a Carlgen, si tratta proprio di REAGIRE, doverosamente, anziché no, altrimenti non solo si scade in un quietismo passivo, ma si diventa inesorabilmente complici della sovversione.

      A ognuno spetta il suo ruolo nella reazione, quindi concordo con Merlo quando afferma che tale reazione possa avvenire anche in campo politico e sociale, senza però accordare a questi ambiti la spropositata importanza che è concessa loro al giorno d’oggi e che anche Merlo sembra avvallare.

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      • Rispondo brevemente per questioni di tempo:
        La tua è una potenzialmente condivisibile analisi sociopolitica avallata da filosofie novecentesche.

        Le mie parole vertono su una visione più misticospirituale;Merlo fa del “core” della sua analisi il superamento dell’ego( liberista lo chiama lui) per capire chi siamo noi e perché da questa conoscenza nascerebbe una
        Vera Felicità, ma lo mischia ,errando,con il contesto.
        In presenza di questa vera felicità, quando l’ego è dissolto, il mondo è perfetto in quanto così come è.Se si parla di male e bene, si da un giudizio di valore( kantiano),si parla di etica e di morale… se si è ancora a questo livello L ego, manifestato in opinione, è ancora presente e la vera felicità assente.
        Se non si supera la dualità male bene, non si dissolve la falsa identità in cui siamo imprigionati.Quando la consapevolezza ci fa vedere che dobbiamo abbandonare le opinioni, i giudizi e tutto quello che non è tutt’uno,allora il conscio e l’inconscio spariscono e vi è pace e serenità: il mondo è perfetto perché è neti/neti.

        Apprezzo la cortesia della risposta e un diverso approccio alle parole altrui .
        Alla prox. Buona serata

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      • @Carlgen
        Credo che il termine “perfetto” possa destare confusione, perché sembra contenere un giudizio di positività sulla realtà, per come è comunemente intesa la perfezione. Se la realtà semplicemente esiste per ciò che è credo che qualsiasi riferimento a bene e male sia frutto di separazione della mente. Anche il concetto di Equilibrio Universale sembra contenere un ideale verso cui tendere, che presuppone un movimento verso qualcosa di diverso da ciò che è.

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      • Non si può certo sperare di dirimere questioni di questo genere, con quattro commenti su un blog.

        Posso solo aggiungere che ciò di cui parlavo, non aveva nulla a che vedere con una qualsiasi filosofia, men che meno novecentesca!

        Al Neti Neti come viene da te concepito, preferisco senz’altro l’approccio morale di Merlo (che avevo, comunque, avuto cura di eliminare se hai letto bene la citazione), in quanto il velo di Maya non è certo eludibile con una visione, absit iniuria verbis, misticheggiante della Liberazione, come la tua.

        Anzi, se giustamente, come dici, la questione del bene e del male, quindi di valore etico-morale, non può liberarci dall’Ego, una visone, debbo dirlo, naif della Dottrina Adwaita, può farci precipitare in un’illusione ben peggiore del semplice individualismo, male che contraddistingue l’epoca moderna.

        Poi ognuno, non può essere che ciò che è e fare che quello che la sua natura gli permette di fare…

        Buona serata anche a te.

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      • @Riflessivo: il concetto di Equilibrio Universale non è affatto un ideale, ma un’IDEA, in senso pltonico, quindi un Archetipo o un Principio/Causa, tanto logicamente necessario, quanto ontologicamente inevitabile.

        Altrimenti non potremmo nemmeno essere qui a parlarne.

        Per dire: la democrazia è un ideale, non certo L’Equilibrio Totale!

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  2. X Gatto:

    ”’Non si può certo sperare di dirimere questioni di questo genere, con quattro commenti su un blog.””

    Ma infatti. Proviamo con questo:

    Il termine supercàzzola[1] (storpiatura dell’originale supercàzzora[2]) è un neologismo (entrato nell’uso comune dal cinema) metasemantico, che indica un nonsenso, una frase priva di senso logico e che non comunica nulla, composta da un insieme casuale di parole reali e/o inesistenti, esposta in modo ingannevolmente veloce, forbito e sicuro a interlocutori che si intende prendere in giro, i quali, pur non capendo, alla fine la accettano come corretta[3]. Nel 2015 la definizione di supercazzola è stata inserita nel vocabolario Zingarelli[4].

    L’invenzione della supercazzola viene attribuita a Corrado Lojacono, ancora prima che la “parola d’autore” fosse ripresa e resa famosa dai film della trilogia di Amici miei, usciti tra il 1975 ed il 1985 e diretti da Mario Monicelli e Nanni Loy, che raccontano le vicende di un gruppo di amici cinquantenni di Firenze che sfogano le loro preoccupazioni con scherzi a danno del prossimo. Nelle pellicole è soprattutto Ugo Tognazzi, nei panni del conte Raffaello “Lello” Mascetti, a far uso della supercazzola.

    Il termine “supercazzola” viene eletto a definizione di questa tecnica a seguito di una scena in cui una burla di questo tipo del conte Lello Mascetti viene “rovinata” dall’intromissione del personaggio di Guido Necchi (Duilio Del Prete), che Mascetti apostrofa dicendo:

    «Senti, Necchi, tu non ti devi permettere di intervenire quando io faccio la supercazzola!»

    Antecedenti storici in letteratura
    Una testimonianza di un paradigma espressivo quasi simile si può trovare nel Decameron di Giovanni Boccaccio (terza giornata, novella ottava), in cui si legge:

    «Disse allora Ferondo:
    – O quanto siam noi di lungi dalle nostre contrade?
    – Ohioh! – disse il monaco – sevvi di lungi delle miglia più di ben la cacheremo.
    – Gnaffe! cotesto è bene assai; – disse Ferondo»

    e ancora (ottava giornata, novella terza):

    «Disse allora Calandrino:
    – Fostivi tu mai?
    A cui Maso rispose:
    – Di’ tu se io vi fu’ mai? Sì, vi sono stato così una volta, come mille.
    Disse allora Calandrino:
    – E quante miglia ci ha?
    Maso rispose:
    – Haccene più di millanta, che tutta notte canta.»

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  3. @GATTO
    Grazie per il chiarimento. Le mie conoscenze di Platone sono piene di dubbi, perché non ho mai capito in che termini le Idee, non conoscibili con in sensi, fossero conoscibili con l’intelletto. Ho sempre pensato (forse sbagliando) che si ottenesse una conoscenza che è comunque una costruzione mentale e come tale (ricollegandomi al discorso) frutto dell’ego che viene alimentato ogni volta che tende verso l’Idea. Invece credo che andando anche oltre l’intelletto si vada oltre l’ego e oltre il conflitto.

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    • Se avremo occasione, ne parleremo più in dettaglio… Da quello che mi pare di capire, i tuoi dubbi derivano da una confusione semantica, ormai cronica, per la quale si crede che la conoscenza intellettuale debba essere sinonimo di razionale o mentale, in antitesi a quella sensibile (non sono definiti intellettuali, quelle persone che speculano e ragionano per mestiere? Niente di più sbagliato… Intellettuale e sinonimo di Spirituale, non di Razionale…).

      Ebbene, da Cartesio in poi, tutto si è ridotto a un dualismo (anima-corpo) pernicioso che non dirime, ma anzi, ingarbuglia la questione.

      In breve: i sensi e la ragione sono due facoltà di conoscenza che appartengono all’individuo, mentre l’intelletto e la correlata intuizione intellettuale, appartengono all’essere, di cui l’individualità è solo un aspetto transitorio, in un particolare stato di esistenza, nella fattispecie, quello umano.

      Le rispettive modalità di conoscenza sono, dirette, non mediate, per quanto riguarda quella sensibile e quella intellettuale, e riflessa (per speculum: quando si ragiona, non si dice anche che si sta riflettendo?) per quanto riguarda quella razionale.

      Ora, la ragione è la facoltà che partecipa dell’intelletto per la sua condizione di astrazione, ma il conoscente che se ne serve può solo conoscere il riflesso del conosciuto. La qualità sensibile invece conosce direttamente l’oggetto della conoscenza (il conosciuto), ma mantiene la dualità, senza identificarvisi.

      Infine, l’intelletto con l’intuizione intellettuale, allo stesso modo di quella sensibile, conosce direttamente l’oggetto della conoscenza (conosciuto), ma non lascia più sussistere la dualità conoscente-conosciuto, e l’atto stesso di questa modalità di conoscenza, risolve la dualità che resisteva in quella sensibile: conoscente e conosciuto si fondono.

      Un esempio: se si mette la mano sul fuoco, si ha l’immediata e diretta conoscenza di cosa il fuoco sia, ma ci si brucia. Tramite la facoltà razionale, lo si conosce, per riflesso e indirettamente, con maggior pertinenza, al riparo dagli effetti sgraditi, ma solo per il fatto che ci astrae dall’oggetto, non essendo in sua presenzza. Con l’intuizione intellettuale, si conosce ancora direttamente come in quella sensibile, ma non ci si brucia più perché si è tutt’uno con il fuoco: c’è infatti identificazione.

      Visto che è stato citato Eckhart:

      “Se dicessi che è il carbone a bruciare la mano, gli farei davvero torto. Se voglio parlare giustamente di ciò che mi brucia, devo dire che è il nulla [leggasi: l’ignoranza, ndr.] a bruciarmi: infatti il carbone ha in sé qualcosa che la mia mano non ha. Vedete, proprio questo niente mi brucia. Se la mia mano avesse in sé tutto ciò che è carbone e che esso può compiere, avrebbe assolutamente la natura del fuoco. Chi prendesse allora tutto il fuoco che mai è bruciato e lo ponesse sulla mia mano, non potrebbe comunque farmi male.”.

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      • ”’Ora, la ragione è la facoltà che partecipa dell’intelletto per la sua condizione di astrazione, ma il conoscente che se ne serve può solo conoscere il riflesso del conosciuto. La qualità sensibile invece conosce direttamente l’oggetto della conoscenza (il conosciuto), ma mantiene la dualità, senza identificarvisi.”’

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      • La dualità è maschio e femmina, l’uno primigenio. Ma voi maschietti che ci riducete a scimmiette o ad incubatrici e allevatrici è un elemento del maligno fatto passare da Santo dagli editti dell’abbazia cluniacense.
        Le regole del mondo umano sono costruite dagli uomini e se poi, Dio o il diavolo , nelle loro allegoriche forme e mutazioni di bene o male, ci mettono lo zampino , potrebbe benissimo essere il caso (per il diavolo) o un’illuminazione e la provvidenza come tramite divino.
        L’uomo è un falsificatore nato e alimentando la casualità del male non fa altro che allontanare altre possibili configurazioni volte alla scesa del bene.
        Dicono che il diavolo sale dalla terra come fuoco, mentre Dio è la luce perpetua (tipo il clima al polo Nord)
        Se l’uomo falsifica per storicizzare il suo essere e la sua presenza, resterà impagliato in se stesso e in balia degli eventi, a meno di falsificare tutto fino a non rendersi più conto di ciò che prima discerneva come bene o male mandando a carte e 48 ogni etica e con essa la speranza di un mondo più egualitario e di conseguenza più giusto.

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      • L’uomo falsifica il suo essere di fronte al divino per assurgere al ruolo di principe della terra, quindi ancora, tutto deve obbedirgli in questa sua ascesa allucinante.

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      • Sai Sparvieruccio, non ti facevo così cr3tino. Pazienza. Senza ombra di dubbio, i riferimenti di Tognazzi e dei Monty Pithon descrivono magnificamente quale tipo di insulso dinosauro estinto tu sia. Credevo anche che l’avvalersi di certo ebete, fastidioso e snervante cinismo voltaireiano fosse passato di moda, ma evidentemente c’è sempre qualcuno che nella giungla, credendo che la guerra sia ancora in corso, ci rimane sempre intrappolato per molto tempo ancora, mentre gli altri si danno alla pazza gioia.

        BarakAllahu fikum.

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      • Hai perfettamente espresso il mio dubbio, attribuendo però a me il fraintendimento che io vedo in Platone (ci tengo a precisare che non ho profonde conoscenze in merito, perciò non dubito di aver frainteso il vero pensiero del filosofo). Più che Eckhart si citava Eckhart Tolle, che in modo semplice spiega l’esistenza di un pensiero disfunzionale (nel momento in cui lo subiamo senza esserne consapevoli) che è tutt’uno con l’ego in quanto noi crediamo di essere i nostri pensieri (ben citavi Cartesio). Così come spesso si crede di essere le nostre emozioni. È vero, spesso si crea contrapposizione fra ciò che è pensiero e ciò che è emozione, ma entrambi provengono dall’ego e se non consapevoli distraggono da ciò che tu hai descritto come intuizione, dove conoscente e conosciuto coincidono.

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      • X Psicogatto:

        Mi presento alle elezioni, non lo sai?

        Ho fondato un nuovo partito: il PCV (Partito Cinici Volteriani)

        Voltaire andrà di moda.

        E dopo avere vinto le elezioni stabilirò che ti brucino tutta la tua collezione di filosofia davanti a te seduto sui ceci e col cappello d’asino in testa.

        Perché la mia libertà inizia dove finisce la tua.

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      • @Riflessivo, hai ragione, non avevo riletto il commento di Carlgen e ricordavo solo Eckhart, ma ai fini della citazione, poco importa. Il fatto che tu dichiari di conoscere poco Platone, mi fa sorgere il dubbio che il fraintendimento di cui qui si tratta e che imputi a lui, sia una sorta di transfert. All’epoca di Platone, non solo gli addetti ai lavori, ma anche qualsiasi profano aveva congenitamente ben chiara l’idea tripartita dell’essere, il dualismo cartesiano essendo ancora lungi da venire e l’umanità ben lontana dall’accogliere, senza nemmeno un lamento, i danni derivanti.

        Diciamo che all’epoca il famoso “Cogito ergo sum”, se si avesse avuto il tempo di baloccarsi con certi esercizi di stile, non avrebbe potuto che essere riscritto così: “Sum ergo cogito”! Ci sarebbe anche da discutere a lungo sui termini “esistenza” ed “essenza”. Nella prima è calato l’individuo con le sue facoltà sensibile e razionale, nella seconda si trova l’essere con la sua facoltà intuitiva (“intuizione” è un altro termine che ha fatto la fine di “intellettuale”: da l’ “élan vital” bergsoniano in poi, sempre per i danni causati dal dualismo cartesiano, è diventato un non ben definito e fumoso “istinto”…). Traduzioni imprecise a parte che risentono, ahimè, della mentalità moderna, quindi non in grado di cogliere il vero senso di ciò che i filosofi dell’epoca volevano veramente dire, mi piacerebbe sapere dove avresti visto scritto, nelle opere di Platone, qualcosa anche lontanamente evocante il fraintendimento in questione.

        Forse è bene anche parlare, per la prima volta, di una cosa che potrebbe, se non considerata apertamente, far sorgere degli equivoci: per l’umanità attuale (non sempre è stato così…), l’uso delle facoltà individuali è a sua disposizione, per il fatto stesso di essere nata. L’accesso alla facoltà intuitiva invece, lo si ha solo alla condizione di ricevere l’iniziazione, prerogativa precipua dell’esoterismo già all’epoca di Platone, iniziazione significativamente denominata, non a caso, “seconda nascita”. In mancanza di ciò e di alcune “qualificazioni” per accedervi, non ci possono essere le condizioni necessarie, anche se non sufficienti, per poter servirsi di tale facoltà.

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      • @CinicoTV con le ali bruciacchiate:

        “Mi presento alle elezioni, non lo sai?”.

        Non ti conviene, sei proprio il tipetto che farebbe la fine di Ubi Maior minor cesso: tanti bei propositi da in piedi, ma appena seduti comodi sulla poltroncina, amnesie come se piovesse, ché la tua libbertà finisce dove inizia quella del Vinavil…

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      • X gatto

        Strano che non mi degni della condivisione di una crocchetta.
        Il disturbo non si deve allocare nei bassi fondi , nei vecchi retaggi, nelle vecchie e rotte ceste di vimini, nei fiasconi immersi nelle sterpaglie; in semplici parole nei luoghi divenuti non luoghi, nei vecchi registri ormai bypassati da Google.

        Questa è la memoria della tua sensibilità organizzativa e intellettiva, il nulla che costeggia il niente.

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      • Per 2gatti

        Aleggiano strane idee sul suffragio universale,
        Fonderemo un partito di sole donne e voi a casa a cucinare , lavare stirare e rammendare, noi sui libri a pensare e sugli scranno a governare..

        Ma da dove salti fuori questa plebaglia ammantata a lustrini, dalle cripte ?!?

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      • @GATTO
        Ottimo, credo che questa sia stata una bella occasione per stimolarmi ad un nuovo approccio di approfondimento a Platone!
        Vorrei invece capire meglio se parlando di iniziazione si intenda qualcosa di somministrato da elementi umani, che magari detengono in questo anche il potere di scegliere a chi elargirla (e di valutare il possesso o meno di qualità necessarie) o se si tratta di qualcosa di totalmente indipendentemente dalla volontà umana, proprio come l’intuizione (naturalmente a questo punto del discorso non condero affatto scortese un’assenza di risposta, che il blog è ricco di argomenti stimolanti che magari adesso attirano maggiormente l’attenzione).

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      • X Riflessivo:

        attento, che approfondire Platone comporta la quasi certezza di essere sodomizzati. Platonicamente.

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      • Gatto,poche idee ma confuse.Sparviero ci ha preso in pieno sulle supercazzole,ma non paragonatelo a Tognazzi perché se no si rigira nella tomba.

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      • Molto succintamente: l’iniziazione è la ricezione di un’Influenza spirituale non-umana, veicolata da individui che, non in quanto tali, ma sulla base della funzione ricevuta al momento dell’iniziazione, costituiscono solo dei mezzi di trasmissione di una catena iniziatica ininterrotta. Questo non vuol dire che le catene iniziatiche, nel divenire, non possano interrompersi, con il che non si avrebbe più a che fare che con una contraffazione parodistica dell’iniziazione e con una vera e propria superstizione.

        Inoltre, gli individui umani hanno la facoltà di valutare nel recipiendario, l’esistenza o meno di alcune qualificazioni atte alla ricezione dell’Influenza spirituale, la mancanza delle quali testimonierebbe la refrattarietà al ricevimento, non sulla base di proprie regole empiriche che non conterebbero nulla, ma di quelle stabilite e inscritte nell’essenza stessa dell’organizzazione iniziatica depositaria dell’Influenza spirituale che la contraddistingue. Per questa via è facile intuire che, ad onta di tutti i ridicoli sforzi degli storici, feticisti del “documento scritto” (con il che dimostrano solo la loro incolmabile ignoranza circa l’iniziazione, in particolare dell’essenzialità della trasmissione orale e del Logos, l’unica cosa che conti veramente…), che pretenderebbero di risalire a una data di fondazione storicamente certa e stabilita, tale organizzazione è metatemporale.

        Se così non fosse, non avrebbe senso alcuno parlare di iniziazione.

        A dire il vero, non esistono, almeno per il sottoscritto, argomenti più degni di attirare l’attenzione del presente e per motivi che sono tutt’altro che le lagnose astrazioni filosofiche campate per aria che qualcuno sarebbe tentato comodamente di credere. Tutto il contrario invece, anche se i cinici bulletti del nulla alla Sparviero, di cui è formata la stragrande maggioranza dei nostri contemporanei, non saranno mai in grado, nemmeno lontanamente, di capirne la portata risolutiva, oserei dire addirittura pragmatica, contro l’imperante caos attuale.

        Ma nonostante ciò e noncuranti dei pizzicotti delle fastidiose zanzarine alla Sparviero, di cui si conosce già in partenza l’inevitabile fine per schiacciamento, siamo certissimi che: Vincit omnia Veritas!

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    • @ SM Sparviero
      Farò tesoro dell’avvertimento!
      Che poi, di questi tempi e visto quello che pare ci aspetti, un po’ ci siamo abituati e temo non sarà la sola occasione!

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    • @ GATTO
      Grazie per la spiegazione. Ammetto che come ho letto “organizzazione iniziatica depositaria dell’Influenza spirituale ” mi è venuta un po’ di orticaria, ma solo per un attimo!
      Se ho capito è qualcosa di simile al lignaggio buddista, per come l’ho sentito spiegare.

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      • La capile orticaria è dovuta a secoli di lavaggio del cervello che non è superabile con un semplice colpo di spugna, né con un’opposizione solamente mentale.: è necessaria una profonda metanoia!

        Ovviamente il lavaggio è stato possibile solo su quelli che il cervello ce l’avevano, con gli altri (tipo gli Ugo g di turno…), per ovvi motivi, non si è ritenuto necessario sprecare tempo e sapone.

        Tu mi sembri uno che potrebbe ancora “svegliarsi” in tempo…

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      • Eh si Gatto proprio così, sei il numero 1 dei numeri 1,sono settimane che faccio gli screenshot dei tuoi commenti e poi li faccio vedere al lavoro,le risate che ci facciamo!!!! Continua così facci divertire.👍🏻
        Non capisco perché uno come te abbia il diritto di avere una connessione internet

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      • Addirittura gli screenshot dei miei commenti da far vedere ai tuoi colleghi per farvi quattro risate?

        Ah ah ah!

        Devi e dovete proprio essere messi malissimo! Cosa dicono le consorti? Ve la danno ancora o è un po’ che andate in bianco e dovete distrarvi per non pensarci? E siete sicuri, sicuri che a ca’, finche voi ve la spassate con i miei commenti, loro non se la spassino con qualcosa di più tangibile?

        Ah ah ah!

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      • La mia orticaria è dovuta al fatto che spesso dietro a presunte organizzazioni che si propongono come depositarie dell’unico sapere che può mostrarti la via della trascendenza ci sono nella migliore delle ipotesi centri di potere che tutto hanno a cuore tranne la diffusione del loro sapere per il bene disinteressato dell’umanità! Che invece l’essere umano possa essere tramite di intuizioni che non appartengono all’orizzonte sensibile e della mente, e che per questo possa in qualche modo essere funzionale all’ “illuminazione” di altri io lo credo. E credo che queste che ho chiamato intuizioni non siano legate alla volontà ma accadano, ma che possano essere meglio “ricevute” da chi si sia liberato dall’ego e dai condizionamenti.

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  4. @riflessivo
    Ha ragione lei, il termine perfetto non è propriamente corretto( complimenti per la sensibilità semantica), ma vedo che ha compreso quello che volevo dire e lo ha esposto forse anche meglio.

    @gatto
    Sono d’accordo sulla difficoltà di dirimere questioni del genere sul blog.
    L’associazione delle tuo pensiero a filosofie novecentesche non è una diminutio, ma solo una Personale ipotesi dedotta da mie reminiscenze accademiche. Siccome tu sei quello scrive e hai smentito, niente altro … è stata ipotesi sbagliata.

    Buona domenica ad entrambi

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  5. Ci sono al mondo più brave persona che malvagi, solo che questi si fan notare di più. Le buone persone più brave vengono indirizzate un po nelle chiese, nelle palestre di yoga, a prender freddo in Tibet, a farsi spolpar di soldi e libertà in un posto dove per breve tempo si potè respirare , ma addirittura la CIA si premurò di frenare ed ora lo controlla direttamente.Trovar la catacomba giusta non è facile, ma c’è e non è solo filosofia, c’è tanta roba buona in ogni persona.

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  6. X gatto

    A differenza di carlagen usi la razionalità per definire elementi che, come tu stesso definisci, appartengono alla sfera sensoriale, il tuo raziocinio speculativo è un riflesso di ciò che vai dichiarando come un errata interpretazione della questione.
    Al limite dell’impossibile, come al limite dell’universo sensibile i nostri sensi e la nostra ragione non vi giungono e il potente strumento della fantasia a quel punto agisce come un surrogato esplicativo del non conosciuto .
    La matematica è forse il solo strumento adatto ad arguire l’impossibile ma al netto delle interpretazioni e la letture dei numeri e correlazioni , la filosofia che tu enuclei discende da quello stesso sterile ramo di cui ti servi per denunciare la sua stessa sterilità.
    La razionalità oltre ad essere scevra dal pensare con i sensi e Dar vita ad una corrispondenza intellettiva e di amorosi sensi con il mondo non conosciuto ma conoscibile, è la forza propulsiva dell’ego che si ipertrofizza nella razionalità eccessiva che altresì divide in categorie semantiche di oggetti anche il dolore della puntura di un fuso avvelenato .

    Pur essendo assai acerba di speculazioni filosofiche e di parecchio altro, percepisco un velo di ipocrita misoginia che traspare nella volontà alla ricerca di un assoluto contatto con il divino o con quella parte di sé che si considera tale.
    Nella pratica i rapporti sono molto più terra terra ed alzare queste reciprocità abbassando gli assoluti di voi mistici pensatori, potrebbe essere una possibile fonte per ridurre il seme della discordia, seme che che né la chiesa né la filosofia accademica sono riusciti ad estirpare anzi, se mi guardo attorno sono più le piante dell’odio che degli amorosi sensi, per cui il tuo ragionamento fa un po’ acqua.
    Mentre lo scritto di carlagen definisce il perfetto stato di armonia nel mondo che finisce e si ferma, ( ossia da noi percepito come tale anche se non potrà mai essere la verità assoluta oggettiva valevole per tutti) ovvietà della fine di una ricerca (isterica e spasmodica) di ciò che ci completa, sia esso un compagno/a o una speranza realizzata. E questa è forse la nostra parte migliore, cioè riuscire a completarsi per estendere un velo di serena pietà sul mondo che non sentiamo più nostro e a cui non si desidera più partecipare.

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    • Grazie e complimenti per la originale rielaborazione della questione che si conclude con un sospiro Schopenhauer-iano.

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  7. Ma non diciamo cavolate: la crescita esponenziale della popolazione testimonia che mai, fino ad ora, il Pianeta è stato meglio. In tanti, sempre di più, sopravvivono, quindi mangiano. In Occidente c’è un benessere che anche solo i nostri nonni si sognavano. Si lavora tutto sommato poco, in condizioni fino ad ora sostenibili, si moltiplicano fino all’ inverosimile i negozi di beni voluttuari , l’ età media è cresciuta, il tempo libero aumentato…
    Fino ad ora… Ovviamente.
    Sul futuro non garanrisco… Io sarei “conservatrice”, ma l’ hanno fatta diventare una brutta parola, mentre il “progressismo” di questi ultimi tempi non promette granchè…

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    • Se ho ben capito nell’articolo non si negava l’esistenza del benessere, ma si evidenziava come un’esistenza orientata esclusivamente alla soddisfazione di bisogni indotti e superflui, che è conseguenza della ricerca del piacere (che si scompone in rivoli tanto futili quanto infiniti) come sinonimo di felicità (fuga dal dolore) si stia rivelando autodistruttiva e incapace di soddisfare la ricerca.

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      • Che poi è un benessere limitato complessivamente a pochi, e che comporta per la sua soddisfazione il malessere di tanti.

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    • Tu ragioni come quell’economista, che di fronte al pagliaio che brucia fino ai suoi bordi prefigura che il fuoco aumenterà del 3% al secondo, quindi ci godremo la crescita infinita.

      E invece è arrivato al bordo estremo delle sue risorse, oltre c’é solo il terreno brullo che non brucia e quindi lo stesso economista didhiarerà di lì a poco il default inaspettato dell’incendio.

      L’incendio è la nostra economia e il pagliaio è il pianeta e le sue risorse, ovviamente. Ma la razionalità dietro a queste previsioni è la stessa.

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  8. L’articolo di Merlo.mette il dito sulla incapacità moderna di riflettere . L’economia, falsa.scienza, ha soppiantato storia, filosofia e politica. È lì che possiamo invece forgiare la nostra coscienza

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  9. Da che mondo è mondo le persone hanno sempre cercato di soddisfare i bisogni ” indotti e superflui” , dalle donne di paese che aspettavano l’ambulante per i nastri del cappello ( inutili) al soldato che spendeva tutta la paga per il cavallo migliore… Quanto poi sia “inutile” ciascuno ha un propria scala personale. Di solito riteniamo ” inutile ” ciò che non ci piace.
    Ad esempio, andare al cinema per me è assolutamente inutile, per altri, a cui piace, non lo è.
    Terreno scivoloso : nessuna decrescita è felice.

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  10. Forse non ho spiegato bene che i bisogni non sono inutili in se ma inutile al fine della ricerca della felicità intesa come fuga dal dolore.

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    • Diciamo che la soddisfazione dei bisogni non dà la felicità ( forse), ma il non poterli soddisfare per mancanza di soldi (certamente) non migliora la vita.

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  11. La soddisfazione dei bisogni porta momentanea gratificazione. Di sicuro esistono bisogni più stringenti di altri, ma non credo parlassimo di questi. La felicità duratura non è nel denaro né nelle cose a cui mi da accesso il denaro, non è proprio in ciò che è fuori di noi.

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  12. Il denaro non da la felicità. Ma se non c’è è peggio. Sicuro.sicuro.
    Magari chiedere a chi non riesce a pagare l’ affitto…

    Continuiamo pure col pauperismo: è esattamente quello che vogliono “lassù”: il cattolicissimo “accontentarsi di poco”.
    Solo noi “popolo” ovviamente…

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    • Mi scuso se anche avendolo sottolineato non riesco a fare capire che non sto parlando di bisogni stringenti. Comunque essere consapevoli che la felicità (che descriverei come senso di “pienezza”) non è dipendente da fattori esterni non impedisce di continuare a provare piacere o gratificazione nelle cose. Semplicemente non gli si attribuiscono aspettative che non sono in grado di soddisfare, interrompendo meccanismi di ricerca compulsiva (in gran parte indotta e alimentata per interesse).

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  13. X riflessivo
    Del discorso che facevate tu e Carlgem, la signora non ha capito un h. Inutile insistere,se non ci arriva,non ci arriva. E’ come predicare nel deserto.

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    • Ho capito benissimo, ma l’economia va avanti con i “,bisogno non stringenti” che sempre sono esistiti e sempre esisteranno.
      Il concetto di ” bisogno non stringente,” è inoltre impossibile da definire e da quantificare, essendo estremamente personale. Quali sarebbero i ” bisogni non stringenti,”?
      Se mi togliete libri e musica mi togliete l’aria, altri sentono il bisogno di viaggiare, del cinema, del cannocchiale per il birdwatching, della bicicletta per sfogarsi un po’ la domenica, dell’auto un po’ più comoda, del ristorante ogni tanto… Altri della nuova chiesa più vicina a casa, della pista ciclabile, del supermercato di prossimità, dell’autobus che passa più frequentemente per essere a casa prima, del treno più veloce,
      Molto difficile da definirsi, quindi impossibile parlarne.
      Spero che si capisca: ciascuno ha il proprio standard e le proprie esigenze.

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  14. Non facciamo ingannare dal pauperismo : a stringere la cinghia dovremo essere solo noi… Affinché lassù, nella terra degli infiniti e miliardari bisogni superflui chi di dovere di compri l’aereo personale ed i rubinetti d’oro.

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    • Non ho consigliato il superiamo. Il pauperismo è solo l’altro lato del pendolo. Privarsi delle cose per non dipendere da esse non crea maggiore consapenolezza, ma semplicemente equivale ad amputarsi un arto per paura che possa ammalarsi. Meglio capire da dove proviene la paura della malattia. Le cose si possono possedere senza che esse possiedano noi.

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  15. Proprio de coccio,come i muli con i paraocchi,non leggono quello che scrivono gli altri perché vedono solo se stessi.

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  16. Gentile Carolina,
    Il suo apprezzabile contributo alla discussione si concentra sulla parte sociale economica del articolo
    Di Merlo; e la sua opinione è condivisibile.
    Lo scambio tra me ,Riflessivo e altri utenti verteva più sull’insegnamento metafisicospirituale che Merlo lascia trasparire nel suo articolo.
    Abbiamo parlato del superamento del ego”liberista” citando branchie di misticismo orientale,filosofia classica greca ed altro.
    Per quel poco che la conosco,ho notato che lei è un attenta conoscitrice delle religioni(in particolare di quella cattolica).Ora io mi ritengo ateo,se il dio è quello interpretato da tutte le religioni comuni.Considero Il Cristo in se’(senza
    intromissioni secolari) un possibile emanazione del tutto e uno straordinario filosofo(nel senso positivo del termine).
    Le posto un passo del Vangelo(che lei sicuramente conoscerà)ma lo legga come se fosse un pezzo di un romanzo o un trattato storico filosofico,dimentichi la religione.
    Non crede che più o meno dica le stesse cose che abbiamo,con tutti i nostri limiti,provato a far emergere nella discussione.
    Ora io non sono certo il tipo da consigliare all umanità di diventare tutti monaci di clausura o vagabondi erranti alla San Francesco,sono il primo che tutti i giorni fa la comune vita della stragrande maggioranza delle persone,con la interminabile lotta tra piacere e dolore, e continuerò a farla.
    Prima di lasciarla le faccio notare la frase “ e tutte queste cose vi saranno date in sovrappiù”…. Non potremo interpretarla come Vera Felicità ( che nessuno raggiunge) e non come piacere.Cercare il regno di Dio, non è (come diciamo noi filosofi da strapazzo)la dissolvenza del proprio ego? Saluti e buona giornata.

    Matteo 6,25-34
    25 Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? 26 Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? 27 E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? 28 E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. 29 Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30 Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? 32 Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. 33 Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34 Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena.

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    • Gentile @carlgen, mi scuso se la leggo solo ora quindi non so se mi risponderà.
      Spero che non si ritenga offeso (rispetto tutte le religioni e tutti i religiosi, eccetto chi predica in un modo e razzola in un altro…) se mi dichiaro non credente, quindi tutto ciò che lei gentilmente mi scrive non ha per me alcun significato se non – a volte – da un punto di vista dell’ etica comportamentale.
      Quindi nessun regno di Dio dal quale tutto deriva e viene giustificato.
      Ovviamente spetterebbe a lei che ne afferma l’ esistenza l’ onere della prova, essendo ovviamente impossibile , come si è definitivamente espresso Russell con la metafora della teiera – dimostrare la non-esistenza di qualcosa aprioristicamente creduta come esistente.
      Un cordiale saluto nella speranza che il suo agire sia conseguente ai suoi buoni proposti.

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  17. @Dario(e tua moglie)
    Raimon Pannikar è uno che non scherza,non troppo sotto
    C’è Mariano Ballester(altro gesuita),ed è incredibile come siano aperti di mente alla filosofia spirituale orientale.Per restare dalle nostre parti(senza scomodare una grande lista di mistici orientali…krishnamurty,nisargadatta e ramana maharashi i miei favoriti…milarepa e simili lasciamoli stare per le vette da loro raggiunte)
    Il ben conosciuto herman hesse ha dato il suo contributo in forma letteraria,Giorgio de chirico in forma artistica.Per tornare alla amata/odiata filosofia mitteleuropea,Nietzsche ci ha provato a toccare simili vette districandosi tra apollineo e dionisiaco,ma usando proprio l’intelletto ha finito per passare gli ultimi anni della sua vita in manicomio.
    L’interpretazione del vituperato Cacciari del Oben-Mensch di Nietzsche non mi ha mai convinto,umile opinione personale.per il contesto di discussione trovo che Gianni Vattimo( teorico del pensiero debole) si sia avvicinato meglio chiamandolo “oltreuomo” piuttosto che “superuomo”.
    Insomma di spunti ce ne sono da riempire 100vite.bello una volta ogni tanto,prendendo spunto da qualche articolo,rifletterci su 10 minuti.

    @ Ugo g e Valentina
    👍🏻

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      • Da come scrivevi immaginavo che tu conoscessi il grande Jiddu.
        In ferie mi sono ripromesso di rileggere “ il volo dellaquila “
        👍🏻

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      • Senza offesa, ma, più di ogni altra cosa, quel tuo cuoricino, ahimè, spiega molte cose: peccato, speravo di aver trovato qualcuno in grado di uscire dalle sabbie mobili…

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      • Tu dovresti sperare da qua a un paio d’anni di riuscire a raggiungere la“comprensione di un testo di 5* elementare”.
        Solo allora potrai interloquire,anzi a leggere e imparare da Riflessivo

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      • Ci si potrebbe benissimo domandare, quale apporto alla discussione abbiano portato a questo thread, tipetti insulsi come Ugog “screenshot” Magog, se non frasette cretine ad personam, tipiche di chi, evidentemente, non capisce ‘na mazza di quello di cui si sta parlando; in questo, in buona compagnia con l’altra volpe (e l’uva) con le ali, che fa la voce grossa, al riparo della soporifera egida della supercazzola.

        Non ho certo bisogno dell’imprimatur di un insignificante idi0ta patentato, per interloquire con chìcche essia, tanto più se @Riflessivo, fatto oggetto di apologie che non penso condividerebbe, ad onta dei patetici lecchini ignoranti che si imbucano in discussioni più grandi di loro, ha già potuto esprimersi in questo modo:

        ” @GATTO Hai perfettamente espresso il mio dubbio… Ottimo, credo che questa sia stata una bella occasione per stimolarmi ad un nuovo approccio di approfondimento a Platone!”.

        Ma Ugog “screenshot” Magog, con le orecchie d’asino piene di cerume, non può più nemmeno far finta di non sentire, ché il bolo giallastro ha invaso anche la scatola cranica, riempiendo totalmente lo stato di vuoto che sussisteva in precedenza. Questo scialbo esempio di vita organica, alla pari dei suoi ilari colleghi d’ufficio (che saluto affettuosamente…) che invece di lavorare, gozzovigliano, è la plastica conferma della paludosa mediocrità imperante, assurta a intellettualità, di questo buio periodo di fine ciclo.

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      • Caro Gatto In genere è consigliabile palesare la propria intelligenza con quello che si tace piuttosto che con quello che si dice. La prima alternativa è saggezza, la seconda è vanità.
        Il tacere non è silenzio.
        Metà della popolazione mondiale è composta da persone che hanno qualcosa da dire ma non possono; l’altra metà da persone che non hanno niente da dire e continuano a parlare.Tu fai parte di questa: non solo,quella élite ristrettissima detentrice dei più alti livelli di stupidità.
        Riflessivo ti ha preso in giro con sottile ironia e intelligenza ( in quanto dotato di signorilità,a differenza tua,non ammetterà mai di averlo fatto), per dimostrare scrupolosamente la verità di Oscar Wilde:~A VOLTE È MEGLIO TACERE E SEMBRARE STUPIDI CHE APRIR BOCCA E TOGLIERE OGNI DUBBIO~
        Tu il dubbio l’hai tolto,nemmeno prima c’erano dubbi per me,e ti sei prestato stoltamente al gioco senza rendertene conto.
        Chi sa non parla, chi parla non sa.
        Grazie ancora per la tua performance

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      • Quanti Baci Perugina hai mangiato per arrivare a postare ‘sta schifezza di commento? Quindi, @Riflessivo, senza che mi accorgessi (hai capito che fine psicoanalista è il nostro genietto…), mi avrebbe ironicamente perQulato per tutto il tempo, con signorilità, ma se si dovesse chiedergli se è vero o falso, ovviamente, proprio perché è un signore, non risponderebbe?

        Ah ah ah!

        Ma così, con le petizioni di principio usate a randello, son capaci tutti a vincere! Lo sai di essere un buffo baro, sì? Uno poi, a prescindere, verrebbe su un blog per tacere? ahahah… Ma cosa dicono di te i tuoi colleghi d’ufficio? Perché mai avresti bisogno degli screenshot dei miei commenti, per farli ridere?

        Restando alla tua ridicola suddivisione da cioccolatini, caso mai, metà della popolazione mondiale sarebbe composta da persone che hanno qualcosa da dire, ma non VOGLIONO.
        Quelle che non POSSONO dire qualcosa, e che formano l’altra metà, sono proprio coloro che non hanno niente da dire, anche se continuano a parlare. Tu, evidentemente, fai parte di quest’ultima (bisogna aggiungere “ultima”, altrimenti, scrivendo solo “questa” come hai fatto tu, non si capisce a quale metà ci si riferisce: impara un po’ di dialettica, prima di venir qui a pontificare coi foglietti dei Baci Perugina), il sottoscritto non rientrando in nessuna delle due, visto che viene su un blog a commentare

        Sei proprio una comica nullità… Poveraccio.

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  18. Caxxo tua moglie ci ha preso in pieno!!!
    Il Lindo Ferretti che canta alternando le strofe dove parla come essere umano consapevole
    E i ritornelli dove ritorna uomo contemporaneo.
    Tanta roba!!!!
    Tua moglie ha convinto me e la mia compagna a stare casa stasera come quando eravamo ragazzini,
    Con lo stereo a volume alto e un paio di bottiglie di Chianti e Prosecco.
    Buonaserata

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  19. @ Carlgen,Riflessivo,Ugo,Valentina,Gatto,Carolina,Sparviero,Stornelloe tutti gli utenti del forum infosannio

    E così sia stasera,
    Che sia festa per tutte e tutti
    Da soli o in compagnia
    Con una buona birra o un pessimo vino
    Per una volta sera fan cxlo a Renzi, Calenda ,Di Maio e la politica tutta
    Siamo italiani,siamo quelli con più cultura,con più creatività,con più spirito di sacrificio,siamo i migliori

    Non sono Giorgia(fan cxlo Giorgia)

    Sono Ilaria,la moglie di Dario

    Buona serata a tutte e a tutti

    Un bacio

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