Senza fine e senza nomine

(Pietrangelo Buttafuoco) – Scene di panico in Ztl. Si sciolgono le Camere, si va alle elezioni ed è subito patema: “Consegniamo il paese alla destra!”. Ancora peggio: “Consegniamo il paese a Meloni!”. Lutto stretto tra gli uommini scicche e le femmine pittate dell’alta società, musi lunghi, lacrimucce e presagi nefasti: “Il fascio sovranismo è alle porte”. Una vera tragedia. Gli strateghi di Palazzo Chigi, con lo sguardo smarrito, persi tra le terrazze romane smaniano: “Non ci hanno dato il tempo di fare le nomine…!”.

4 replies

  1. Pierluigi Piccoli
    Tra POPULISMO e SINDROME di STOCCOLMA.
    Il 25 settembre saremo chiamati alla urne e c’è il pericolo di un’astensione al di sopra del 50%.
    Per un paese autenticamente democratico, la fuga dalle urne di più della metà degli elettori preoccuperebbe i partiti e le istituzioni, ma a me sembra che i nostri dirigenti non si preoccupino affatto e che a loro importi solo di mantenere i loro privilegi e le posizioni di potere acquisite.
    Dei problemi degli italiani come l’inflazione, i bassi salari, la disoccupazione, la preoccupazione per la propria salute e per l’avvenire dei figli e nipoti , essi non sembrano preoccuparsi.
    I quasi 18 mesi del regno di Mario Draghi sono trascorsi in un battibaleno, perché 18 mesi per un governo sono pochi Sì, ma sono stati sufficienti per smantellare tutte le riforme che i governi Conte, su iniziativa del M5S, aveva approvato.
    Le riforme del M5S riguardavano l’aiuto ai disoccupati e alle persone in difficoltà, la lotta al lavoro precario, la giustizia giusta per tutti (e non per i soli colletti bianchi) e la lotta contro le ingiustizie sociali.
    Il M5S era populista Sì, ma nel senso che la sua politica era a favore del popolo tutto e non dei privilegiati.
    Quando Conte fu spodestato da Mattarella, senza un passaggio in Parlamento per la fiducia al suo governo, Grillo Di Maio andarono ad omaggiare il nuovo Re nella persona di Mario Draghi e lo definirono il supremo, il vate che ci avrebbe trasportati nell’era della transizione ecologica, in un eden promesso nel 2050, una specie di sol dell’avvenire di mussoliniana memoria.
    Ed il governo Draghi, appoggiato dal partito di maggioranza relativa (M5S) ha fatto strame dei valori e dei principi del Movimento del fu Casaleggio.
    E Giuseppe Conte cosa ha fatto durante il governo Draghi?
    Ha sempre detto Sì a Draghi e si è occupato di scalare la Presidenza del Movimento 2050, altrimenti detto 5 Stelle, e di giungere così ad una posizione di comando, ossia il contrario dei principi del M5S che prevedeva che il comando appartenesse all’assemblea degli iscritti e che tutti gli incarichi nel Movimento fossero sottoposti al controllo della base.
    Giuseppe Conte si è appecorinato alla corte di Draghi, con Grillo consenziente, e solo dopo la ribellione dei suoi parlamentari, che si sono sentiti umiliati da Draghi, ha reagito, ma in extremis, ed ha chiuso i portoni solo quando i buoi (elettori e parlamentari) erano scappati.
    Gli italiani, alle elezioni del 25 settembre, dovranno scegliere tra il populismo (M2050, Alternativa, Italexit, Sinistra) e i partiti di destra (PD,FI,FdI, Lega, IV, Calenda, Europa+), ma temo che i pochi italiani che andranno a votare a settembre sceglieranno la tirannia perché impauriti dalla guerra e dalla crisi economica e, quando si ha paura dell’avvenire, si sceglie il tiranno che si conosce, anziché il populista che non si conosce.

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    • Si potrà se Conte si deciderà a mandare a quel paese Letta e soci. Fino a poco prima che i presidenti di Camera e Senato stabilissero che Draghi intervenisse prima al Senato e poi alla Camera, i piedini hanno tentato di impallinarlo servendosi del cavallo di troia, capogruppo 5 stelle 2050.
      Insomma:
      a) Conte non l’ha capito?;
      b) Conte l’ha capito, ma vuole fare scomparire il movimento per rivitalizzare il PD?;
      c) Conte ha in mano una scala reale imbattibile che si giocherà al momento opportuno?

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