Partiti umiliati e zero progetti: dopo il Colle addio cabine di regia

Il governo “fantasma” di super Mario. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo aveva fatto capire nella conferenza stampa di fine anno in cui si era candidato al Quirinale: “Missione compiuta”. Si riferiva al governo che, a suo avviso, aveva esaurito […]

(DI GIACOMO SALVINI E FEDERICO SORRENTINO – Il Fatto Quotidiano) – Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, lo aveva fatto capire nella conferenza stampa di fine anno in cui si era candidato al Quirinale: “Missione compiuta”. Si riferiva al governo che, a suo avviso, aveva esaurito con successo il suo mandato – conferitogli nel febbraio 2021 dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella – di centrare gli obiettivi del Pnrr e completare la campagna vaccinale. Poi, dopo il fallimento della sua candidatura al Quirinale, nel primo Consiglio dei ministri post-Colle, Draghi si diceva “determinato” a portare avanti gli obiettivi dell’esecutivo. Peccato che questo non sia successo: il governo si sta trascinando verso la fine della legislatura senza grossi obiettivi e soprattutto umiliando i partiti che ne fanno parte.

A partire dal confronto con le forze di maggioranza, inesistente. Le cabine di regia – che dal governo Conte 2 in avanti precedevano i Consigli dei ministri e servivano a favorire il confronto politico tra i partiti – si sono ridotte drasticamente dopo il Quirinale. A fronte di un aumento dei Cdm per approvare provvedimenti d’urgenza per rispondere alla guerra in Ucraina e alla crisi economica (5,6 al mese rispetto ai 4,9 pre-Quirinale), negli ultimi cinque mesi le cabine di regia sono state solo 5 su 28 Consigli dei ministri (il 18%). Nel primo anno di governo, invece, erano state 26 su 59, pari al 44%. Va detto che le cabine di regia non sono sempre utili: nel caso del decreto Aiuti, per esempio, la norma contestata dal M5S che dà poteri speciali al sindaco di Roma per fare l’inceneritore è stata inserita solo all’ultimo minuto in Cdm e non se n’era parlato durante la cabina di regia preliminare. Conta la volontà di volersi confrontare con i partiti e in alcuni casi anche di scendere a compromessi con le richieste dei partiti. Che in un anno e mezzo di governo non c’è mai stata. Per tre volte almeno un partito della maggioranza non ha votato provvedimenti in Cdm: la Lega su coprifuoco e catasto, il M5S sull’inceneritore. Che i partiti siano completamente bypassati lo dimostra anche il lavoro sui provvedimenti. I testi dei decreti non vengono più condivisi, arrivano all’ultimo minuto e in alcuni casi vengono approvati in Consiglio dei ministri senza essere letti: vengono pubblicati in Gazzetta Ufficiale qualche giorno dopo completamente stravolti. Sono tornate le slide dell’epoca renziana. Nelle ultime riunioni, diversi ministri raccontano di non aver nemmeno ricevuto la convocazione ufficiale: hanno appreso dell’ora del Consiglio dei ministri dalle agenzie e la mail istituzionale di Palazzo Chigi è arrivata solo a riunione già iniziata.

Anche sul programma il governo latita. Da qui alla fine della legislatura non ha obiettivi davanti a sé: non c’è programmazione e alcuni ministri – soprattutto di Lega e M5S – lamentano di non essere coinvolti nelle decisioni di loro competenza. Sulla strada che porta alla fine della legislatura, restano da approvare le riforme del Fisco (al Senato) e della Concorrenza (alla Camera), abilitanti per accedere ai fondi del Pnrr. Ma poi inizierà il lavoro vero: essendo due leggi delega, i ministeri dovranno scrivere i decreti legislativi, ma nei Palazzi si scommette che a completare l’opera sarà il prossimo governo. Per questioni come le concessioni balneari, la riforma del catasto e la liberalizzazione dei taxi serve la volontà politica. In autunno si aprirà la partita della legge di Bilancio anche se un indirizzo ancora non c’è. Sul Pnrr, nelle stanze del governo si parla di “obiettivi raggiunti” ma, come certifica OpenPolis, l’esecutivo è lontano da aver finito il suo lavoro. Il 29 giugno l’Italia ha chiesto all’Ue una nuova tranche da 21 miliardi, ma sui 38 obiettivi da raggiungere tra l’1 aprile e il 30 giugno, 5 sono stati mancati: sono decreti ministeriali su economia circolare, gestione dei rifiuti, semplificazione e finanziamenti per lo sviluppo tecnologico che non sono stati ancora pubblicati in Gazzetta Ufficiale. Ma la politica degli annunci ha avuto la meglio.

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  1. Il presidente del Consiglio, Mario Draghi, …: “Missione compiuta”. Si riferiva al governo che aveva esaurito con successo il suo mandato. Poi, dopo il fallimento della sua candidatura al Quirinale Draghi si diceva “determinato” a portare avanti gli obiettivi dell’esecutivo.

    Se la missione era compiuta significa che gli obiettivi erano stati raggiunti? Quindi perché portarli avanti?
    Che poi al limite gli obiettivi si perseguono, si raggiungono, si modificano, si integrano… portarli avanti che significa? Al più si portano avanti i lavori per raggiungerli!

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