L’Italia rischia davvero di rimanere alla canna del gas

(Fabio Savelli – il Corriere della Sera) – La data in rosso ora diventa una: il 21 luglio. Perché tra meno di dieci giorni sapremo se il blocco totale in vigore da ieri ai flussi di gas dal Nord Stream 1 è da ascrivere solo a ragioni manutentive oppure se è il segnale che Mosca sta chiudendo i rubinetti per impedire ai Paesi europei di riempire i depositi necessari alla stabilità energetica del prossimo inverno.

Il termine dei lavori è fissato per quel giorno: va sostituita la turbina di Siemens Energy partita dal Canada da qualche giorno (dopo il beneplacito degli Stati Uniti dietro forti pressioni tedesche) e recapitata al monopolista russo Gazprom.

Solo allora sapremo se Vladimir Putin ha deciso di azzerate i transiti sulla principale infrastruttura come arma di pressione geopolitica o se invece i problemi di ricambi erano effettivi, amplificati dalle sanzioni.

L’impatto sull’Italia

Il blocco però ha una parziale ricaduta sull’Italia. Perché la ragnatela di metanodotti europei è costruita tramite snodi, arterie secondarie e punti di ingresso sulla rete gestita da Snam.

Dunque un taglio netto sul fronte Nord ha un effetto indiretto sui flussi verso il nostro Paese. Ieri l’Eni, che ha contratti di fornitura di lungo termine con la Gazprom, ha comunicato un primo alert segnalando che dal punto di ingresso di Tarvisio, in Friuli, sono arrivati solo 21 milioni di metri cubi rispetto ai 32 richiesti. Non si tratta di una riduzione «pesante» perché le importazioni nazionali passano principalmente dalla rotta ucraina.

Viene definito un taglio «marginale» dal ministero per la Transizione ecologica che conferma l’attuale situazione di «pre-allerta». I numeri raccontano che lo sforzo per riempire i depositi di gas sta proseguendo nella direzione giusta, ma il merito è da attribuire «al mostruoso lavoro di sicurezza» che sta «facendo l’amministratore delegato di Snam, Stefano Venier», lo ha pubblicamente ringraziato ieri il ministro Roberto Cingolani.

Ottanta milioni di metri cubi anche ieri, comprati da Snam come operatore di «ultima istanza» perché sul mercato non ci sono più acquirenti in grado di pompare gas a un prezzo nove volte più alto dell’anno scorso. Ci sono risorse pubbliche a cui stiamo attingendo.

Il governo, per superare l’inverno, ha dato risorse fino a 2 miliardi alla stessa Snam per questa operazione e altri 4 miliardi al gestore Gse, direttamente controllato dal Tesoro, per fare altrettanto. Sei miliardi che incidono sulla contabilità pubblica.

Il risultato è che siamo al 64% di riempimento, entro fine ottobre dobbiamo arrivare al 90%. Siamo 3-4 punti in ritardo rispetto alla tabella di marcia dell’anno scorso, ma in linea con la Germania e poco al di sotto della Francia. Ci corre in soccorso l’estate perché la domanda di gas per l’industria ad agosto crolla.

I possibili risparmi

È chiaro che se dal 21 luglio Nord Stream 1 continuasse ad essere inutilizzabile s’ imporrebbero piani di razionamento che ci sono già perché si ridurrebbero anche i volumi dal punto di transito di Passo Gries, in Piemonte (ieri quasi inalterati), da dove provengono le forniture da Norvegia e Olanda che verrebbero inevitabilmente indirizzate a coprire la richiesta dell’Europa continentale.

La fase di allarme, non ancora realtà, prevedrebbe un incentivo ad alcune aziende di ridurre la domanda per alcuni giorni tramite un meccanismo di aste. Sono gli interrompibili volontari: verrebbero pagati per fermare la produzione.

Ci sono ragionamenti in corso su quali settori fermare per primi sulla scorta dei codici Ateco. Aurelio Regina, delegato per l’Energia degli industriali, sostiene che «Confindustria ha chiesto al Comitato per la Sicurezza Gas di redigere con urgenza un nuovo piano di emergenza perché il piano esistente risponde all’esigenza di gestire un distacco gas della durata massima di 15 giorni.

Un’eventuale chiusura del gas russo ad agosto determinerebbe una mancanza di 50 milioni di metri cubi al giorno su una domanda potenziale di 300». Ecco perché conviene registrare le analisi dell’Enea sui consumi domestici che pesano per circa il 30% della domanda. Sarebbe possibile risparmiare quasi 2,7 miliardi di metri cubi con alcune misure «comportamentali» come l’abbassamento di un grado dei termostati, dai 20° abituali a 19°, e riducendo di un’ora al giorno l’accensione. Converrà pensarci.

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8 replies

  1. Devono dare l’esempio ste m…. di politici guerrafondai, niente condizionatori nei ministeri e inverno senza riscaldamento. Vogliono gli agi oppure la pace? FUCK Draghi, tutti i ministri e sottosegretari!!!!! Ci stanno prendendo per il culo per fare un favore allo zio sam

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  2. “Sarebbe possibile risparmiare quasi 2,7 miliardi di metri cubi con alcune misure «comportamentali» come l’abbassamento di un grado dei termostati, dai 20° abituali a 19°, e riducendo di un’ora al giorno l’accensione. Converrà pensarci.”

    Invece invitare a piu’ miti consigli i contendenti, no?

    Ah gia’, gli Ucraini devono sconfiggere la Russia

    I merli che hanno fischiato da febbraio ad pensavano di avere a che fare con il dittatore dello stato libero delle Bananas.

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  3. Non sono i condizionatori, questi sono specchietti per le allodole e gli allocchi,
    Il problema è l’industria, che oltre ad aver penuria di energia ha anche costi esorbitanti che non gli permette di essere competitivi, per cui fabbriche chiuse dipendenti disoccupati,
    Questo è il vero problema, ma chi è causa del suo mal pianga se stesso,
    E meno male che Putin non ha chiuso tutti i rubinetti come invece sarebbe stato logico lo facesse visto il comportamento idiota del governo itaGGliano

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  4. Ma il Corriere degli infanti non era una delle fonti che ci ha subissato per mesi con le prediche dei nostri governanti italiani ed europei sulla volontà ,capacità e necessità di fare a meno degli energetici russi per non finanziare la loro guerra ? Ah, erano solo innocenti bugie.

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  5. L’ Italia è già alla canna del gas. Ma si moltiplicano concerti, “eventi” e circenses vari: il popolo va distratto, così si sfoga e corre tutto contento (e strafatto) autonomamente verso l’ abisso.

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  6. Ma checcefréga? Abbiamo MattaMan (il Signore degli Scatoloni Cartonati Siculi) a parlottare in Zambia e Mozambico con dittatori sanguinari che prezzoleremo coi soldi per il gas che ci venderanno (citofonare Algeria ed Egitto, per qualsiasi chiarimento)… Checcefréga, ripeto? E soprattutto, chejefréga al Corriere della SerVa? Se c’è un posto in Italia è proprio la sede di quel giornalone prezzolato a suon di milioni pubblici, il posto in cui dovrebbero essere felici che a Putin infine, potremo tutti gasati dire “Yeah, prendi questo!” (cit.), come ci hanno rotto le p@lle da quattro mesi e mezzo a questa parte, no?

    PS: E nel frattempo, ENI e compagnia cantante, coi giochetti di prestigio con la speculazione sul gas, fa extraprofitti di miliardi (ripeto MILIARDI) dai quali ovviamente nessuno del governikkio pensa di recuperare qualcosuccia per la comunità. Seee, figuriamoci… 😭

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